A proposito del Santa Lucia…
sul numero di domenica u.s. Metropolis titolava “Santa Lucia, bruciati 3 milioni”. Nell’occhiello veniva, poi, riportato “Dopo 7 anni il sindaco cancella 25 posti di lavoro: un altro fallimento”. All’interno del giornale un’intera pagina veniva dedicata all’argomento con una, apparentemente, dettagliata ricostruzione dei fatti che, peraltro, sentenziava “il sindaco è tra i colpevoli”. Orbene, sono stato molto dibattuto sulla opportunità di replicare o meno al riferito articolo. Ma trascorso qualche giorno e raccolte le reazioni della cittadinanza sulla vicenda, ritengo essenziale fornire un contributo chiarificatorio laddove non è stato possibile farlo prima. Il dr. Schettino ha, infatti, ritenuto di poter realizzare un articolo-inchiesta senza il fondamentale contributo di quei soggetti necessariamente a conoscenza dei fatti per le funzioni ricoperte. Ha, tra l’altro, riportato, virgolettata, una mia battuta, mai resa ad alcuno.
Ciò posto va quindi precisato, per amore di verità, che :
1) il progetto presentato dalla Icos si scontra con la disciplina urbanistica e con quella paesistica vigente. E’, quindi, del tutto infondata e falsa l’affermazione, riportata con grande rilievo nell’articolo ed elemento centrale di colpa dell’attuale amministrazione, che sarebbe stata sufficiente l’approvazione del piano portuale per dare il via libera all’esecuzione del progetto. Per rendere esecutivo il progetto (e, quindi, realizzabile il project financing) sarebbe occorsa, invece, una variante del piano territoriale paesistico e, pertanto, sarebbe occorsa una modifica alla attuale legge regionale.
2) anche per quanto detto sopra, non v’è mai stata aggiudicazione del procedimento di project financing alla Icos. Infatti non esiste la determina dirigenziale di aggiudicazione: la procedura non è mai stata definita. D’altronde non poteva definirsi, mancando degli obbligatori pareri degli Enti sovracomunali (tra gli altri quello della Soprintendenza dei beni ambientali).
3) a completamento di quanto detto va sottolineato che nel 2006, l’allora assessore regionale ai trasporti (ed al demanio), prof. Cascetta, assumeva l’impegno con le amministrazioni dei comuni costieri di sostenere la procedura per la modifica del PTP (in specie, dell’art. 19) al fine di consentire una serie di opere altrimenti irrealizzabili (tra queste, gli interventi al S. Lucia). Tale impegno, ribadito più volte nel corso degli ultimi anni dallo stesso assessore Cascetta, però non si è mai concretato nella modifica del PTP. La fine della legislatura regionale ha, poi, evidenziato il venir meno di una volontà autorevole più volte rappresentata. L’amministrazione comunale, dunque, si è trovata nella posizione di dover effettuare una scelta: proseguire in un percorso che da anni non era giunto ad alcun risultato (non per responsabilità di questa amministrazione) o rideterminare nuove condizioni affinché i beni sottratti alla camorra potessero diventare strumento di sviluppo e riqualificazione. Pertanto l’amministrazione, optando per una scelta del fare, ha ritenuto di indire un bando per la nuova aggiudicazione del Santa Lucia che, da un lato, tenesse conto degli attuali vincoli paesistici e, dall’altro, prediligesse quelle associazioni che più fortemente si sono distinte nell’attività di contrasto alle organizzazioni criminali. Quest’ultimo aspetto garantirà anche un’ importante connotazione simbolica. L’apertura del Santa Lucia rappresenterà per la Città, già fortemente impegnata in uno straordinario percorso di recupero della legalità, la fine di un periodo storico caratterizzato dal predominio camorristico e da una agibilità democratica ridotta al lumicino e l’inizio di una stagione che vede come esclusiva protagonista la cittadinanza attiva.
Peraltro, in questo modo, la destinazione potrà essere realmente conforme allo spirito di legge che prevede che i beni confiscati alla camorra siano destinati a fini istituzionali o sociali senza scopo di lucro. La procedura attivata con coraggio da questa amministrazione permetterà il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla legge. Mi auguro che i fatti riportati siano in grado, definitivamente, di fugare ogni dubbio circa le motivazioni ed i reali obiettivi dell’amministrazione comunale. Eviterò di intervenire nuovamente, laddove vi fossero inutili repliche, sull’argomento. La Ns. è una Città che vive già troppe criticità per avere bisogno di inutili polemiche.
Credo che, mai come ora, siamo in presenza di un momento di straordinaria importanza, un momento in cui vi è un’effettiva svolta in corso. Per favorire questo corso è necessario il contributo di tutti. Ciascuno, per la propria parte, deve compiere uno sforzo “sinergico”. La sinergia, appunto, la si ottiene con un confronto positivo. Confronto a cui non intendo sottrarmi ed a cui non mi sottrarrò..
Giosuè Starita
LA RISPOSTA
Caro sindaco, gli articoli-inchiesta, e quindi le repliche, non sono mai inutili, soprattutto se rappresentano lo sprone per un’amministrazione a fare meglio e di più nell’interesse della collettività. Questo è lo spirito di Metropolis, che di certo non s’è mai negato al confronto. Se poi Lei definisce un esercizio di polemiche inutili, la ricostruzione dei fatti, per quanto scomodi possano essere, allora ci dispiace, vuol dire che Lei non vuole il confronto. In ogni caso, l’articolo-inchiesta si basa sul fondamentale contributo dei documenti, che parlano più delle parole. E’ stato scritto ricostruendo fedelmente la cronologia di delibere e determine, a partire dal 2003 fino ad oggi.
1. Lei dice: “Per rendere esecutivo il project financing sarebbe occorsa una variante del piano territoriale paesistico e, pertanto, sarebbe occorsa una modifica alla attuale legge regionale”. Ebbene, in una nota del 13 febbraio 2006 (ore 13,23) il funzionario delle “Politiche di tutela del paesaggio” della Regione Campania e il dirigente del settore rispondono ad un quesito posto dall’amministrazione in data 21 dicembre 2005. Vista la necessità di interventi di pubblica utilità, anche di carattere infrastrutturale all’interno dell’area portuale (mercato ittico e Santa Lucia), la domanda posta è: “L’amministrazione può procedere all’adozione dello strumento attuativo ai sensi dell’articolo 19 del Ptp dei comuni Vesuviani, avvalendosi dell’articolo 26 della Legge Regionale Campania 16/2004, come riferimento alla disciplina ambientale-paesistica?. La risposta è netta ed inequivocabile: “Sì, il Comune di Torre Annunziata può dotarsi di un piano attuativo ai sensi dell’articolo 26 della legge 16/2004”, una legge che disciplina “la tutela, gli assetti, le trasformazioni e le autorizzazioni del territorio al fine di garantire lo sviluppo nel rispetto del principio di sostenibilità, mediante un efficiente sistema di pianificazione territoriale ed urbanistica articolato a livello regionale, provinciale e comunale”. Questa risposta è allegata alla delibera che Lei stesso ha approvato in qualità di assessore l’8 giugno 2006. In quella delibera, l’assessore Ciro Di Paola scrive e gli altri approvano: “Preso atto dalla nota della Regione che ciascun singolo comune e non l’ente regione è competente alla redazione della pianificazione, e prevedendo in detta pianificazione anche gli interventi già programmati del mercato ittico e del Santa Lucia, si demanda ai dirigenti l’adozione di tutti gli atti conseguenziali”.
2. Lei sostiene che “non v’è mai stata aggiudicazione del procedimento di project financing alla Icos”. Ebbene, la Icos si trasforma da promotore a concessionario del project nel momento in cui va deserta la gara pubblica sulla base del progetto preliminare presentato dalla società di Lecce, già definito “di interesse pubblico” dalla giunta. E’ chiaro che la procedura negoziata a quel punto viene avviata con l’unico imprenditore interessato alla riqualificazione del Santa Lucia. A riprova del ruolo della Icos quale società aggiudicatrice del project ci sono verbali di riunione svoltesi all’Ufficio Tecnico, depositati agli atti tra il 2005 e il 2006. A queste riunioni erano presenti i dirigenti del Comune, Marco Marchitella, amministratore unico della Icos, e l’architetto Rosa De Sanctis, “incaricata”, si legge, “dalla stessa società aggiudicatrice”. Se la Icos non era aggiudicatrice del procedimento, perché mai continuava ad essere interlocutore del Comune nel piano di riqualificazione del Santa Lucia?
3. Lei scrive: “Peraltro, la nuova destinazione del Santa Lucia potrà essere realmente conforme allo spirito di legge che prevede che i beni confiscati alla camorra siano destinati a fini istituzionali o sociali senza scopo di lucro”, di conseguenza si desume che il project financing era di fatto meno conforme alla legge. Ebbene, se così fosse, perché dopo sette anni ce ne accorgiamo solo adesso? Inoltre, la norma sulla destinazione delle opere confiscate ai clan regola l’assegnazione di quei beni sottratti alla proprietà di persone in qualche modo legate alla camorra, nel caso del Santa Lucia, invece, ad assere stata revocata è stata la concessione, visto che la struttura, comprese le opere eventualmente realizzate abusivamente, è sempre stata, e resta, di proprietà demaniale, e di fatto, dopo la revoca della concessione, ritornata nelle disponibilità del Comune.
4. Un’ultima precisazione: l’articolo-inchiesta non entrava nel merito delle scelte future dell’amministrazione legate al Santa Lucia. E’ superfluo dire che qualsiasi progettualità che vada nella direzione del contrasto alla camorra e alla cultura dell’illegalità resta meritevole di attenzione e di supporto. L’articolo ha raccontato come sono andate le cose. Ed è innegabile che il caso Santa Lucia resti un esempio fallimentare di gestione politico-amministrativa, dal 2003 ad oggi.
Raffaele Schettino