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I pentiti e il giallo dei 30mila euro
Sotto inchiesta il nuovo 'direttivo' del clan D'Alessandro
CASTELLAMMARE DI STABIA (NAPOLI) -
01/02/2010 -
A rendere più chiaro il quadro inquirente e il contesto criminale in cui è maturato l’omicidio Tommasino (e tutti gli altri delitti di camorra) è un giovanotto di 23 anni con piccoli precedenti alle spalle. Si tratta di Raffaele Polito, uno dei killer, che decide di collaborare con la giustizia. Le sue dichiarazioni sono pesanti. Innanzitutto il presunto movente: la ‘storiaccia’ dei trentamila euro la racconta lui stesso in un intercettazione ambientale raccolta in un casolare di Pian del Castagnaio, in provincia di Siene, dovee si era rifugiato dopo il delitto. Confermerà questa versione agli inquirenti: “Aveva sfidato - dice un suo interlocutore - i D’Alessandro”. E lui risponde: “Enzuccio disse: ‘dammi i trentamila euro e la chiudiamo la questione”. C’è lo zampino dei D’Alessandro nell’omicidio: “Il clan - confessa Polito agli inquirenti - non ha mai smesso di controllare operazioni illecite sul territorio stabiese”. Poi i nomi, tanti nomi, molti dei quali coperti da una riga di omissis sui verbali: indica in Sergio Mosca (libero per alcuni mesi in attesa della sentenza definitiva che lo ha riportato in carcere) un punto di riferimento ancora credibile nell’ambiente.
Ma la Dda acquisisce anche la deposizione di Catello Romano, che nonostante il suo clamoroso dietrofront confessa di aver partecipato a ben cinque omicidi (Carmine D’Antuono, Nunzio Mascolo, Antonio Vitiello, Aldo Vuolo e Antonio Scotognella). A dicembre un altro gregario del clan, affiliato di primo pelo, vuota il sacco: si tratta di Michele Spera, 30 anni. Agli inquirenti racconta storie di estorsioni e di costituzione di un nuovo clan. Ma a scuotere l’ambiente scanzanese è l’indiscrezione secondo cui anche uno dei capi storici della cosca avrebbe deciso di collaborare con la giustizia.
ROCCO TRAISCI
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