Imprese in Campania: cala il fatturato, aumenta l’export

Dossier sull’occupazione: ecco i mestieri introvabili

29/07/2010 -

Fatturato in calo anche nel primo semestre del 2010 per il 74 per cento delle imprese di Napoli e provincia. Turismo, commercio e artigianato sono i settori che accusano le maggiori perdite anche quest'anno, mentre si distinguono per maggiore tenuta del volume di affari le imprese di maggiori dimensioni e quelle con propensione all'export. La recessione ha avuto effetti pesanti anche sugli investimenti e quindi sulle aspettative di ripresa: nel primo semestre di quest'anno solo il 16 per cento delle aziende ha effettuato investimenti, a causa anche della maggiore rigidità degli istituti bancari nell'accesso al credito. Sono questi i principali risultati dell'indagine realizzata su un campione di 100 imprese dell'area metropolitana, dall'Osservatorio economico della Camera di Commercio partenopea in collaborazione con l'istituto Tagliacarne che ha analizzato anche le dinamiche del mercato del lavoro, registrando un aggravamento delle difficoltà occupazionali. Secondo l'indagine, il saldo tra le imprese che hanno dichiarato un aumento della forza lavoro e quelle che riferiscono invece una contrazione è negativo e pari al - 37 per cento. Solo il 5 per cento ha registrato un aumento, a fronte del 42 per cento di imprese che dichiarano una diminuzione degli occupati. Il settore maggiormente colpito dalla contrazione occupazionale è il turismo. A seguire il commercio e l'industria manifatturiera. Maggiori criticità inoltre, sono evidenziate dalle aziende con un numero di occupati tra i 10 e i 49. Secondo la rilevazione, gli esuberi di personale sono stati fronteggiati dalle imprese attraverso il licenziamento (54,5 per cento); la diminuzione delle ore lavorate (30,3 per cento), mentre solo il 3 per cento ha fatto ricorso agli ammortizzatori sociali e il 3 per cento alla mobilità. Il settore delle costruzioni è il comparto che fa più uso dei licenziamenti (75 per cento). Ma anche all'interno del complesso quadro della situazione occupazionale c'é qualche segnale di ripresa: accanto alle continue perdite di posti di lavoro dovute alla crisi, si registra un contenuto nuovo ingresso di forze lavorative nella provincia di Napoli. Il 12 per cento delle imprese intervistate ha risposto positivamente alla domanda sulla presenza di nuove assunzioni nel primo semestre 2010. I settori dove si registra una risposta più alta sono quelli delle costruzioni (25 per cento) e delle imprese manifatturiere (13,3 per cento). La tendenza è meno marcata nel turismo (10 per cento) e nel commercio (3 per cento). Agli imprenditori infine, è stato chiesto quali siano gli ambiti sui quali la crisi ha avuto conseguenze dirette peggiori: al primo posto è stata indicata la contrazione della liquidità (64,9 per cento), a cui segue la riduzione degli ordini da parte della clientela (48,1 per cento) e la minore competitività dei prodotti e dei servizi (19,5 per cento); la compressione dei margini (10,4 per cento) e la maggiore difficoltà ad incassare i pagamenti dai clienti (6,5 per cento).

Ma la crisi ha generato anche effetti positivi: per il 50 per cento delle imprese manifatturiere e del commercio c'é stato un ampliamento della gamma dei prodotti offerti e, sempre l'industria, segnala una razionalizzazione dei costi di approvvigionamento e produzione. I settori del turismo e costruzioni registrano un aumento della qualità e dei prodotti e dei servizi offerti. Commercio e turismo poi, segnalano come effetto positivo della crisi il rafforzamento dell'immagine aziendale. "Leggendo attentamente questi dati e le risposte del campione di imprese intervistate - afferma il presidente della Camera di Commercio di Napoli Maurizio Maddaloni - la crisi è anche un'occasione per proporsi in maniera competitiva sul mercato. Nel corso di quest'ultimo biennio il tessuto imprenditoriale locale ha dato prova di un'apprezzabile capacità di reazione. Nei mesi più difficili della fase recessiva abbiamo registrato una forte contrazione di imprese, ma con un indice di mortalità più contenuto rispetto al dato nazionale. Nel primo trimestre 2010 è iniziata l'inversione di tendenza con un aumento di iscrizioni al nostro registro delle imprese del 2,4 per cento. Da registrare poi anche un positivo rilancio delle vendite sui mercati internazionali da parte delle nostre imprese ( + 13 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con il dato nazionale a 9,4 e regionale a 10,1)". "Se le dinamiche imprenditoriali e l'andamento degli scambi commerciali con l'estero - aggiunge il vertice dell'ente camerale - mostrano una ripresa delle attività, permangono ancora importanti criticità sul fronte del mercato del lavoro. La recessione ha accentuato problematiche già presenti sul territorio e il capoluogo in particolare, sta scontando dinamiche occupazionali negative decisamente più sfavorevoli rispetto alla media dell'intero Paese".

Dossier sull’occupazione: ecco i mestieri introvabili
Sono circa 150.000 le figure professionali fortemente ricercate ma pressoché introvabili dalle imprese. Ecco quali sono i profili, con almeno 1.000 assunzioni previste, più difficili da reperire da parte delle aziende suddivisi per tipologia, numerosità e in quali regioni vi sono le maggiori difficoltà di reperimento. (Fonte: Unioncamere - ministero del Lavoro, Sistema informativo, Excelsior). Figura Assunzioni Assunzioni difficili Regione con totali previste da reperire maggiori (N.) (%) difficoltà -Addetto marketing 1.320 660 50,0% Toscana (212) -Infermiere 4.520 2.250 49,9% Lombardia (578) -Farmacista 1.240 570 45,8% Veneto (190) -Sviluppatore software 2.310 960 41,6% Lombardia (238) -Venditore tecnico 1.030 420 40,8% Lombardia (186) -Agente di vendita 1.030 420 40,8% Sicilia (125) -Addetto logistica 1.290 500 38,4% Lombardia (154) -Disegnatore tecnico 1.170 410 34,6% Emilia Romagna (147) -Tecnico informatico ass.clienti 1.289 422 32,7% Calabria (98) -Educatore profession. 3.950 1.215 30,8% Piemonte (200)

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