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Più contratti per i giovani. Cresce il lavoro a chiamata
Nel 2010 le prestazioni atipiche crescono del 2,2%. Ma il posto fisso è un sogno
28/08/2010 -
Crescono i posti di lavoro per i giovani italiani nel 2010, +2,2% rispetto al 2009, ma con contratti atipici. Le opportunità di lavoro aumentano soprattutto nel settore del commercio.
Ad avere le maggiori chance sono i giovani con titoli di studio “tecnici”. Ma il futuro dei giovani resta comunque “sospeso”: solo per il 39% delle assunzioni si prevede un inserimento a tempo indeterminato, mentre la maggior parte vedrà l’applicazione di contratti non stabili, e in particolare a tempo determinato.
E’ quanto emerge dall’indagine del centro di ricerche Datagiovani, che ha analizzato le previsioni di assunzione non stagionali delle aziende italiane nel 2010 secondo i dati Unioncamere-Excelsior.
Secondo l’indagine, il 2010 può essere un anno interessante per le prospettive occupazionali dei giovani italiani, con quasi 197 mila posti di lavoro disponibili, pari al 35,6% delle assunzioni totali previste.
Le aziende, soprattutto quelle fino a 49 dipendenti ed attive nel commercio al dettaglio, nel manifatturiero, nelle costruzioni e nei servizi turistici, cercano giovani qualificati, con titoli di studio medio-alti o professionalizzanti ed ad indirizzo tecnico.
Solo quattro contratti su dieci saranno però a tempo indeterminato.
Le prospettive sono migliori rispetto al 2009, con una crescita del 2,2% delle assunzioni di giovani, sebbene inferiori nel confronto col tasso di crescita delle assunzioni complessive (+5,4%).
I trend, sia nella composizione strutturale delle assunzioni che nell’evoluzione rispetto al 2009, sono però molto diversi lungo la Penisola: se nel Lazio su 10 nuovi assunti 4 potrebbero essere giovani, si può scendere anche al di sotto della soglia di un terzo dei posti disponibili in Abruzzo e Basilicata, ma anche in Toscana e Valle d’Aosta.
Vi sono poi regioni in cui la crescita di assunzioni di giovani previste rispetto al 2009 supera anche quella delle assunzioni totali, come in Lazio (+33,1%), Sicilia (+18,5%), Trentino Alto Adige (15,6%), Friuli Venezia Giulia (+14,3%) e Liguria (+10,7%).
In altre, al contrario, la flessione è più marcata rispetto al totale (Campania, Umbria) o addirittura in controtendenza: è il caso della Lombardia (-8,2% assunzioni di giovani, +0,7% assunzioni totali) dell’Emilia Romagna (-1,9%; +1,9%) delle Marche (-11,3%; +2,3%) e della Calabria (-3,4%; +3,8%).
Queste differenziazioni riflettono un panorama provinciale estremamente variegato: nel 2010 la provincia in testa sia per le assunzioni riservate ad under 30 (52,1%) che per maggiore disponibilità rispetto al 2009 (previsioni addirittura raddoppiate) è Livorno, con 2.220 assunzioni di giovani previste sulle 4.250 totali. Bene anche Ferrara, con il 40% di assunzioni per giovani ed oltre il doppio rispetto all’anno precedente.
La prima delle grandi aree metropolitane è la provincia di Roma, in cui le imprese cercano 21.420 giovani, pari al 41,4% delle assunzioni totali, ed il 50% in più rispetto al 2009.
Meno bene invece nel milanese, in cui le assunzioni previste di giovani rispetto al 2009 sono il 6,6% in meno, mentre a livello complessivo sono in crescita (+1,3%).
Sono soprattutto le aziende di piccole o medie dimensioni a richiedere giovani (oltre il 60%), e le mansioni da ricoprire sono di tipo qualificato nelle attività commerciali e nei servizi (28,8%), professioni tecniche (18,5%) ed operai specializzati (18%).
Tra le caratteristiche personali richieste ai giovani assume sempre più rilevanza la conoscenza di una lingua straniera (oltre un terzo delle assunzioni) oltre che le conoscenze informatiche (più della metà).
Si avvertono inoltre ancora differenze di genere nel mercato del lavoro: se per poco meno della metà delle assunzioni il sesso è indifferente, per un terzo delle assunzioni totali si preferisce un maschio.
Istat: cresce il lavoro a chiamata
Nel 2009 le posizioni lavorative a chiamata hanno raggiunto le 111 mila unità in media annua facendo registrare un incremento del 75% circa rispetto al 2007. Lo rileva l’Istat diffondendo per la prima volta le statistiche, relative al periodo 2006-2009, sull’utilizzo del lavoro a chiamata da parte delle imprese italiane, un tipo di contratto introdotto in Italia nel 2003. Le attività economiche in cui sono più utilizzati i lavoratori intermittenti sono il settore degli alberghi e ristoranti, in cui si concentra circa il 60% del totale, mentre la restante quota è occupata prevalentemente nell’istruzione, sanità, servizi sociali e personali (12% circa) e commercio (circa il 10%). Il job-on-call non risulta affatto utilizzato, invece, nell’intermediazione monetaria e finanziaria. La regione in cui si concentra il maggior numero di contratti a chiamata è il Veneto (intorno al 20%), che contribuisce a fare del Nord-est l’area in cui il ricorso al job-on-call è più elevato (circa 41%). Nel Nord-ovest c’é un’alta concentrazione di lavoratori a chiamata in Lombardia (intorno al 17%), mentre il Centro presenta una maggiore dispersione tra le diverse regioni. Generalmente basso è il ricorso al lavoro a chiamata nel Sud e ancor di più nelle Isole (rispettivamente 9 e 2% circa).
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