Anni di lavoro, una raffica di bandi, un fiume di delibere, riunioni estenuanti con la soprintendenza, promesse, proclami e persino un project financing rinnegato e gettato nel cestino. Dopo 7 anni di attese e di speranze, la giunta ritorna al punto di partenza. Anzi cambia radicalmente obiettivo sulla riconversione del Santa Lucia, uno dei lidi storici della città. “Il progetto di rilancio va troppo per le lunghe, quindi si cambia”. Tradotto: sono trascorsi invano 7 anni. Un leit motiv ricorrente nella storia politica torrese, e anche stavolta nessuno pagherà i ritardi, gli errori e gli orrori, se non i cittadini, che intanto si sono assuefatti ai fallimenti. Potrebbe bastare una semplice dichiarazione per cancellare tutto, per condonare gli sprechi e gli sperperi di una gestione che da anni fa acqua da tutte le parti. Ma, per il rispetto della città e dei torresi, con documenti alla mano, Metropolis proverà a raccontare tutta la verità di una grande opera incompiuta.
Centro sportivo del mare
E’ il 6 giugno 2003, quando sui quotidiani nazionali viene pubblicato l’avviso che ufficializza la volontà della giunta Cucolo di riqualificare l’ex lido Santa Lucia. Una struttura demaniale rientrata nelle disponibilità dell’ente dopo la revoca della concessione per condizionamenti della malavita. La strada è quella di una concessione in project financing, ossia la ricerca di imprenditori, che in cambio della gestione dei servizi, da concordare ovviamente con l’amministrazione, realizzerebbero opere di proprietà comunale. L’obiettivo è quello di costruire un “Centro sportivo del Mare”, con una piscina olimpionica coperta, un’altra scoperta, una vasca per la riabilitazione, quattro palestre, un centro benessere e un’area balneare attrezzata.
La prima gara
Sei mesi dopo, sulla scrivania del sindaco ci sono due proposte, due promotori interessati agli investimenti. La Icos Sporting Club di Lecce e la Somma Spa di Avellino. Il 13 gennaio si riunisce la commissione tecnica di valutazione composta dal city manager Vincenzo Sica (presidente) e dai dirigenti Vincenzo Di Giovanni (responsabile unico del procedimento), Gennaro Polichetti, Giuseppe Varcaccio e Giuliana Barile. Vengono aperti i plichi e analizzate le proposte degli aspiranti concessionari. La Icos ha le carte in regola, la Somma no, “per carenza assoluta della documentazione presentata”.
Il progetto della Icos
In campo resta dunque soltanto la Icos di Lecce e il 18 maggio del 2004 la commissione affida alla Deloiette Consulting spa di Roma, una società specializzata con il ruolo di General Advisor, il compito di valutare sotto il profilo economico e finanziario il piano presentato dalla società pugliese. La scelta viene fatta analizzando 5 preventivi: i costi della verifica sono 20mila euro a carico del Comune e l’uno per cento del valore dell’investimento previsto a carico del concessionario del project financing. Il 24 settembre 2004 la commissione definisce la proposta della Icos “di pubblico interesse”, quindi “meritevole di essere accolta”, a condizione che “all’esito della gara e della successiva procedura negoziata, non ci siano altri concorrenti con offerte più vantaggiose”. Cinque mesi dopo (25 febbraio 2005) c’è anche il via libera della Deloiette sulla bontà finanziaria ed economica del progetto della Icos e allora il 3 marzo del 2005, la giunta, nella quale è presente anche l’assessore al bilancio, Antonio Gagliardi, approva una proposta di deliberazione firmata dall’assessore all’urbanistica e ai lavori pubblici, Vincenzo Ascione. Il progetto del Centro sportivo del Mare presentato dalla società di Lecce “è da ritenersi di pubblico interesse”, quindi si dà il via libera alla gara pubblica che serve a ricercare eventuali imprenditori che, sulla base del progetto della Icos (soggetto promotore), vogliano partecipare con offerte più vantaggiose o migliorative.
Il project financing
Trascorrono sei mesi (16 settembre 2005), e la gara pubblica va deserta. Ossia, non ci sono altri imprenditori disposti ad investire nel piano di riqualificazione del Santa Lucia. Ancora una volta, dunque, resta in campo solo la proposta della Icos, che automaticamente si trasforma da promotore a concessionario, aggiudicandosi l’appalto della progettazione, della realizzazione e della gestione del Centro sportivo del Mare. Cioè il project financing per la rinascita del Lido Santa Lucia. Dopo due anni, quindi, la volontà della giunta Cucolo può iniziare a concretizzarsi sulla base di un investimento privato di 3 milioni di euro e con la prospettiva di almeno 25 posti di lavoro. Dovrebbe essere la svolta, e invece inizia il calvario.
Il piano portuale
Tra il progetto e la realizzazione ci sono di mezzo i vincoli paesaggistici imposti nel 1985, i paletti della Soprintendenza, che impongono una serie di piccole modifiche ai progetti, e la questione del condono di alcune strutture. Ostacoli che vengono superati durante la negoziazione, grazie alle conferenze di servizi e alle modifiche apportate al progetto di massima.
Il vero problema diventa il piano attuativo portuale di Torre Annunziata, che di fatto non esiste, e che invece è necessario perché “strumento di pianificazione ed attuazione”. Tradotto: senza quel piano, e senza la possibilità di apportare le relative modifiche, le ruspe restano ferme. Un problema non solo per il Santa Lucia, ma anche per il mercato ittico. La palla allora rimbalza per mesi dal Comune alla Regione, e ancora al Comune, e finalmente, il 13 febbraio del 2006, arriva un protocollo regionale che sostanzialmente spiana la strada all’amministrazione.
Via libera dalla Regione
“Il Comune di Torre Annunziata può dotarsi di un piano attuativo ai sensi dell’articolo 26 della legge 16/2004”. Il via libera della Regione è un sospiro di sollievo, ora sulla strada della riqualificazione del Santa Lucia non ci sono più ostacoli tecnici, e nemmeno politici, visto che, nel segno della continuità programmatica, il nuovo sindaco Luigi Monaco ha raccolto e rilanciato l’eredità lasciata da Cucolo. Tutto dipende dalla volontà dell’esecutivo.
Il «sì» di Starita assessore
La riprova arriva l’8 giugno del 2006, quando una delibera di giunta prende atto della nota regionale del 13 febbraio è ordina la redazione del piano portuale che consentirà la rinascita del Santa Lucia. Sul frontespizio della delibera c’è anche il nome di Giosuè Starita, allora assessore ai lavori pubblici, ed oggi sindaco. Con lui, Antonio Gagliardi (in giunta anche oggi), Vincenzo Ascione, Ciro Di Paola, Dario De Falco, Pasquale Di Francesco, Raffaele Ricciardi e Pierpaolo Telese. Il Centro sportivo del Mare, insomma, non è più solo il sogno di una città e l’interesse della Icos ma è anche, e soprattutto, una volontà politica. Che 4 anni dopo, il sindaco Starita sconfessa perché da allora “è passato troppo tempo”. In fondo ha ragione, ma dimentica di dire che le colpe sono anche sue.
I ritardi
In 4 anni si costruiscono ponti, città, autostrade. Eppure il progetto Santa Lucia è fermo, ancorato a quel maledetto piano portuale. Che non dipende né dall’imprenditore, né dalle congiunture sfavorevoli dell’economia mondiale, né dalla Regione. Ma semplicemente dall’efficienza della macchina organizzativa comunale e dalla volontà della giunta. Torniamo allora al 2006. Il 4 agosto, viene conferito all’ingegnere Raffaele Raiola (10mila euro la spesa), l’incarico di collaborare con gli uffici comunali per la redazione della pianificazione dell’area portuale, nella quale calare i progetti del mercato ittico e del Santa Lucia. Ma quando si è in dirittura d’arrivo la questione diventa secondaria di fronte al terremoto politico che scuote il Palazzo. A gennaio del 2007, infatti, 16 consiglieri sfiduciano Monaco, alla fine di una guerra politica alimentata più sulle ambizioni personali che dalle motivazioni programmatiche. Anche Starita, ovviamente, si schiera per lo scioglimento. In ogni caso, l’attività amministrativa è paralizzata, e quando i tecnici comunali presentano il piano portuale al commissario Palmieri sono costretti a temporeggiare, in attesa dell’insediamento del nuovo sindaco. Di conseguenza anche la Icos non può avviare il progetto definitivo dell’investimento.
I ritardi di Starita sindaco
Starita viene eletto a maggio, viene proclamato primo cittadino il 2 luglio 2007, e già allora ha il potere di far approvare il piano portuale, e quindi sciogliere gli ultimi lacci al piano di riqualificazione del Santa Lucia. Non lo fa, e non lo farà mai nei tre anni successivi, durante i quali il nuovo piano portuale non arriva mai in consiglio per l’approvazione. Il progetto Santa Lucia si arena, o meglio, viene messo in soffitta. La città lo dimentica fino alla scorsa settimana, quando il sindaco dispone una determina che revoca senza motivazioni la concessione del project financing alla Icos. Di fatto, Starita rinnega un chiaro indirizzo politico e la sua stessa volontà espressa nel 2006, cestina un progetto in dirittura d’arrivo e apre la strada ad un inevitabile contenzioso legale con la Icos.
Restano due domande: perché non si è approvato il piano regolatore? E ancora: chi pagherà l’ennesimo fallimento politico?