Il flop degli investimenti e le mancate assunzioni nell’area industriale di Torre Annunziata arrivano in Consiglio regionale. A chiedere verifiche sull’attuazione dei progetti e sulla distrazione di fondi pubblici rispetto ai programmi della reindustrializzazione è il capogruppo regionale di Sinistra Ecologia e Libertà, Tonino Scala, che ha presentato un’interrogazione consiliare indirizzata al presidente della giunta regionale, Antonio Bassolino, e all’assessore al Lavoro, Corrado Gabriele. L’esponente di SeL ha sottolineato la gravità della situazione di oltre quaranta dipendenti di Officine Torresi, che attendono l’assunzione da parte di altre tre aziende che hanno acquistato suoli e capannoni dalla società preesistente. I nuovi insediamenti, tuttavia, sono nati senza alcun vincolo di assorbimento della manodopera dell’ex Ipd. L’incontro in Prefettura, alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni e dell’amministratore Carmine Carotenuto, tuttavia, non c’è stato. L’appuntamento è slittato a venerdì mattina, quando nel palazzo di piazza Plebiscito saranno presenti anche i dirigenti delle altre realtà del polo nautico, proprio allo scopo di verificare il rispetto degli impegni.
Nell’interrogazione al governatore e al delegato al Lavoro, Scala ha chiesto alla Regione di andare fino in fondo ed accertare eventuali responsabilità. Dopo aver illustrato le cifre dell’emergenza, l’attacco alla fase della deindustrializzazione: “Le Officine Torresi oggi più che mai vedono i lavoratori senza futuro in quanto dopo tutti i costosi passaggi di proprietà dell’area con ipotetiche promesse di riconversione del sito da Ilva Pali Dalmine a polo nautico, vivono dunque una situazione d’incertezza; anche l’ultima società, pur usufruendo d’ingenti finanziamenti finalizzati all’occupazione, non ha provveduto a una sola assunzione perché hanno collocato nell’azienda maestranze provenienti da comuni limitrofi, lasciando a casa i lavoratori torresi, che da oltre 20 anni vivono in una condizione di precarietà; nello specifico - ha aggiunto Scala - si ricorda che nel 2007 fu siglato un protocollo d’intesa con i sopravvenuti imprenditori mirato non solo a garantire i livelli occupazionali attraverso il reintegro dei lavoratori (ex Ilva Pali Dalmine), successivamente confluiti nelle Officine Torresi ma, sopratutto, che garantisse il rilancio di un’area degradata e abbandonata a una sorta di speculazioni industriali. Con l’incalzare della crisi e il successivo fallimento di riconversione a polo nautico, ci fu la vendita di capannoni ad altre società (Nisida Yacht, Peninsula Navis, Alcina Srl) che, a quanto sembra, non hanno intenzione alcuna di farsi carico dei lavoratori”. Il consigliere regionale ha chiesto alla giunta regionale chiarimenti sul ruolo della Tess. “Corrisponde al vero che la Tess ha usufruito di un finanziamento pari a 4,6 milioni di euro per l’acquisto degli ex stabilimenti Dalmine al fine di rilanciare il polo e, in caso affermativo, quali sono le premesse dell’accordo, e qual è la progettualità che interessa l’area?”. La richiesta di convocazione di un tavolo istituzionale, sostenuta anche dai sindacati, è stata accolta dalla Prefettura di Napoli. Due gli interrogativi al centro della prossima riunione: c’è stata speculazione nell’area ex Ilva Pali Dalmine, prima acquistata da Officine Torresi, poi frazionata e rivenduta ad altre tre società; c’è stata una violazione dei patti per l’assunzione dei lavoratori? Domande che saranno formulate ai responsabili delle società.