Trenta avvisi di garanzia, un terremoto sulla politica stabiese a pochi giorni dal voto. La Procura di Torre Annunziata ha formulato accuse pesanti agli indagati (27 consiglieri e 3 dipendenti) dopo una lunga attività di indagine, basata anche sul materiale acquisito circa le attività delle commissioni consiliari. I magistrati, guidati dal pm Marino, sono certi che i consiglieri stabiesi indagati, sia di maggioranza che di opposizione, si sono appropriati di circa due milioni di euro, sottraendoli alle casse del Comune di Castellammare di Stabia.
Gli arresti a Sorrento e l’inzio delle indagini
Le indagini scattarono nel giugno scorso, ebbero “input” durante le indagini condotte presso l’Istituto Scolastico d’Arte di Sorrento che portarono poi all’arresto del Direttore Amministrativo, Catello Coda e del figlio Gennaro, alla denuncia dei vari dirigenti scolastici, nonché all’interdizione a contrattare con la pubblica amministrazione per diversi titolari di aziende colluse in un sistema di gare d’appalto truccate.
I militari di Massa Lubrense, sempre coordinati dall’Autorità Giudiziaria oplontina, insospettiti dalle continue assenze, per circa quattro anni, di una delle docenti di italiano, Ida Scarpato, consigliere comunale del Comune di Castellammare di Stabia, decisero di approfondire le motivazioni addotte dalla stessa per giustificare una sua così prolungata assenza. Negli atti personali della docente furono così ritrovati dei certificati comunali rilasciati dal Presidente della II Commissione del Comune di Castellammare di Stabia di cui Scarpato faceva parte, attestanti una sua permanente partecipazione, dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 14 alle attività politiche istituzionali che impossibilitavano quindi la stessa a svolgere la sua attività didattica.
Le indagini sulle commissioni a Palazzo Farnese
Decisi a verificare la partecipazione della docente alle Commissioni consiliari e la loro effettiva durata, i finanzieri iniziarono quindi una serie di indagini che permisero di scoprire un vero e proprio sistema truffaldino messo in atto da quasi tutti i consiglieri comunali del Comune di Castellammare di Stabia ai danni dell’istituzione stessa. Le investigazioni compiute dai militari attraverso pedinamenti dei consiglieri ed incessanti appostamenti dinanzi al Palazzo Farnese, permettevano infatti di accertare che, non solo la Scarpato ma quasi tutti i consiglieri comunali, non partecipavano ad alcun lavoro di Commissione percependo lo stesso l’indennità economica spettante. Un sistema avvolgente che, ad eccezione di Francesco Faella, Domenico Cioffi e Nicola Cuomo ha interessato trasversalmente tutta la platea dei consiglieri comunali.
La falsificazione dei verbali delle presenze
Il meccanismo illecito consisteva nel falsificare i verbali quotidianamente redatti delle cinque Commissioni Consiliari Permanenti, di cui ogni consigliere comunale faceva istituzionalmente parte, attestando una loro partecipazione ai lavori di commissione per discutere sui più diversi problemi che attanagliano il territorio stabiese. Oltre ad attestare falsamente un dibattito politico mai esistito, la presenza a verbale di ogni singolo consigliere comunale permetteva loro di maturare quotidianamente l’indennità economica del “gettone di presenza” dell’importo di circa cinquanta euro, il cui cumulo permetteva di raggiungere compensi mensili intorno ai 1.200 euro. Le indagini hanno permesso di accertare i diversi comportamenti dei consiglieri; alcuni erano soliti “affacciarsi” al Palazzo Farnese per pochi minuti ed in momenti della giornata distinti tra loro, solo se gli impegni personali e professionali glielo permettevano. Altri invece preferivano non disturbarsi affatto a raggiungere il Municipio percependo lo stesso l’indennità del gettone. I verbali delle cinque Commissioni, acquisiti successivamente, falsamente attestavano invece ogni giorno la presenza per alcune ore di quasi tutti i commissari che, come riportano gli stessi verbali, “dopo ampie ed approfondite discussioni” deliberavano e decidevano sui più disparati ordini del giorno. I finanzieri invece, alla stessa ora, accertavano la loro presenza altrove, impegnati nei rispettivi posti di lavoro, a passeggio tra le vie del centro a fare shopping o comodamente seduti al bar a chiacchierare con amici.
La truffa anche sui posti di lavoro
L’attività d’indagine permetteva inoltre di scoprire che la truffa dei consiglieri ai danni delle casse pubbliche non si limitava alla sola percezione del gettone di presenza ma si ripercuoteva anche sui rispettivi posti di lavoro. Infatti dai cartellini “marca tempo” dei lavoratori dipendenti di aziende pubbliche (Asl, Ente d’Ambito Sarnese, istituti scolastici) e private, è emerso che questi, utilizzando false attestazioni di partecipazione alle attività istituzionali, evitavano di recarsi al lavoro o diminuivano indiscriminatamente il loro orario d’obbligo a discapito dell’azienda di appartenenza e, in alcuni casi, anche delle stesse casse comunali visto che queste annualmente erano costrette a pagare le aziende private che chiedevano il risarcimento per la mancata prestazione lavorativa dei loro lavoratori dipendenti impegnati ad assolvere gli incarichi politici. Viceversa, per altri consiglieri, capitava di accertare una loro contemporanea presenza sia al lavoro che in commissione.
Una truffa da 2 milioni di euro
La truffa ai danni dello Stato scoperta e ricostruita dalle fiamme gialle, se rapportata a tutto il periodo di governo dell’attuale forza politica stabiese, ammonta a circa 2 milioni di euro. Questo l’importo speso dal Comune di Castellammare di Stabia durante gli anni del mandato dell’attuale Consiglio Comunale per il pagamento dei gettoni di presenza ed il risarcimento alle varie aziende private ed enti datori di lavoro dei consiglieri. Ulteriori conferme all’impianto accusatorio sono pervenute dagli esiti degli interrogatori di alcuni consiglieri comunali che hanno ammesso gli addebiti. Altri consiglieri, invece, hanno tentato di modificare il quadro probatorio a loro carico chiedendo che venissero rettificati i verbali delle commissioni all’indomani del primo intervento della Finanza
Nessuna esigenza di custodia cautelare
Le vicende per l’entità delle somme illecitamente percepite, per la reiterazione dei comportamenti che hanno riguardato ben 27 consiglieri comunali su 30 assume connotazioni di estrema gravità, valutazione questa condivisa anche dal GIP presso il tribunale di Torre Annunziata che ha ritenuto la sussistenza a carico di tutti gli indagati di gravi indizi di colpevolezza, escludendo però la sussistenza di immediate esigenze cautelari solo perché le imminenti elezioni hanno determinato lo scioglimento del consiglio comunale stesso. Resta però il dato che ben 9 consiglieri comunali oggi inquisiti risultano nelle liste dei candidati alle elezioni per il prossimo consiglio comunali; tre di questi sono addirittura candidati sindaco.