Fnsi a testa bassa: "Siamo come nel '23"

Roma. Decreto sulle intercettazione, lo scontro fra Governo e giornalisti si inasprisce. Berlusconi ribadisce: “Niente modifiche né al Senato, né alla Camera”; e attacca la Rai: “niente rinnovo del contatto perché è faziosa”. Parole che nella sala Montecitorio, a pochi passi dalla Parlamento, risuonano e alimentano le polemiche durante l’assemblea generale dei comitati e dei fiduciari di redazione delle testate italiane. Ormai è chiaro, e lo ribadiscono la maggioranza dei rappresentanti sindacali, non si può più pensare ad alcuna mediazione. “Sui principi non si tratta”. Lo scontro è inevitabile. E le forme di protesta sono tante, tantissime. Dallo sciopero, alla mobilitazione di piazza. Passando per quella che in questo momento sembra la più eclatante forma di protesta: oscurare i Mondiali di calcio e la Nazionale Italiana. Scioperare nei giorni in cui si tengono i match degli azzurri per far capire, ai pochi che ancora non lo hanno capito, l’importanza dell’informazione. Soprattutto durante un evento mediatico che coinvolge milioni di italiani.
Ma Berlusconi insiste: "La legge è stata ostacolata da toghe e giornalisti, ma adesso basta. Il testo che arriva alla Camera non sarà modificato. E questa è una decisione vincolante per il Pdl". Anche perché il premier precisa: “E' stato trovato un punto di equilibrio", c'è stato "un lungo lavoro di mediazione, non dobbiamo perdere più tempo e bisogna votarlo senza ulteriori modifiche".
Dura la risposta a distanza del segretario generale della Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana): "Siamo come nel '23, quando qualcuno - che ancora non aveva instaurato un regime - voleva introdurre una legge per limitare la libertà di stampa.

Ci sarebbe riuscito nel giro di due anni ma, anche se il Paese vive una fase molto delicata, oggi abbiamo molti più strumenti di allora per opporci". Davanti alla Conferenza nazionale dei Cdr, Franco Siddi torna ad attaccare il ddl sulle intercettazioni, "una legge liberticida", di "arretramento democratico", "che va assolutamente fermata".
"La tutela della privacy non c'entra - spiega Siddi - è il grande inganno, la grande mistificazione in nome della quale si vuole cancellare la cronaca giudiziaria: impedire ai cronisti di dare conto di inchieste giudiziarie fino all'udienza preliminare, in un Paese come il nostro dove i tempi della giustizia sono lunghissimi, significa che per anni non si potrà parlare di fatti e, soprattutto, misfatti importanti. Se il testo ora all'esame del Senato verrà approvato e il conseguente divieto di informare i cittadini sarà sancito per legge, noi giornalisti dovremo pensare a come realizzare una grande resistenza civile".
Tra le iniziative allo studio, oltre ad uno sciopero e ad una grande manifestazione che coinvolga l'opinione pubblica, anche l'apertura di un sito Internet all'estero, dove pubblicare notizie poi riprese dai media nazionali, la realizzazione di un 'libro verde' che spieghi alla categoria "come resistere civilmente rispettando la legge e dando le informazioni". Tra le proposte dei giornalisti di testate nazionali e locali c’è anche quella di lasciare le pagine in bianco o listare i giornali a lutto, per sottolineare che senza la possibilità di tutelare il diritto dei cittadini ad essere informati e il diritto-dovere dei cronisti, muore buona parte delle libertà tutelate dalla Costituzione.
 

09/06/2010
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