“Prostituzione, ma non soltanto. Anche droga e usura”. L’arcivescovo di Pompei, monsignor Carlo Liberati, è a dir poco adirato per quanto accade nella città mariana. Prostituzione e degrado sotto gli occhi di tutti, ma nessuno fa niente per debellare il fenomeno.
E lei?
“Sono sei anni che denuncio questo stato di abbandono e degrado, anche morale. Da quando il 20 gennaio del 2004 fui trasferito al Santuario di Pompei. Continue denunce sul fenomeno della prostituzione, controlli per qualche giorno, promesse di interventi a riguardo ma, ad oggi, non è cambiato nulla. Anzi”.
Ci spieghi meglio.
“Da alcune settimana a questa parte, il fenomeno della prostituzione si è addirittura incrementato. All’ingresso della città antica, così come denunciato nei giorni scorsi da Metropolis e poi ripreso sabato sera dal Tg Uno, c’è un via vai continuo di prostitute e clienti. Quanto accade a Pompei, quella famosa per il Santuario e gli Scavi, è qualcosa di scandaloso. Negli ultimi tempi, infatti, c’è un incremento notevole di prostitute e questo non va bene. E’ assurdo permettere tutto ciò. Permettere, cioè, che la prostituzione dilaghi in una città religiosa che conta l’arrivo in città di 4 milioni di pellegrini ogni anno”.
A questi si aggiungono poi migliaia di turisti?
“Ebbene sì. Turisti da ogni parte del mondo che arrivano a Pompei per visitare il sito archeologico tra i più famosi al mondo e finisce per ritrovarsi davanti uno spettacolo indecoroso: prostituzione a tutte le ore. Basta, non ne possiamo più. Non riesco a capire perché in altre città religiose, quali Assisi, Orvieto, San Giovanni Rotondo è tutto sotto controllo mentre qui a Pompei permettono questo scempio. E’ ovvio che turisti e pellegrini, una volta visitata la città mariana, preferiscono poi altre mete più sicure”.
Cosa bisognerebbe fare?
“Ci sarebbe bisogno di interventi mirati, volti a contrastare con caparbietà e forza tale fenomeno. Ma, a quanto pare, non c’è volontà. E cosa fanno amministratori e forze dell’ordine? Non credo si risolverà mai questo problema. Sabato sera, dopo la denuncia di Metropolis e poi del Tg Uno, ho subito telefonato al Prefetto di Napoli Alessandro Pansa per denunciare appunto, per l’ennesima volta, questo stato di degrado in cui versa Pompei, sempre più abbandonata a sé stessa. Il Prefetto sembra intenzionato a prendere provvedimenti a riguardo. Sarà la volta buona? Certo, da solo non posso andare lontano. All’inizio che arriva qui, denunciai subito questo stato di abbandono della città e subito mi arrivarono minacce di ogni tipo, ma non possiamo arrenderci, dobbiamo lottare tutti insieme per raggiungere l’obiettivo”.
Lei ha parlato anche di usura e droga...
“Qui a Pompei c’è tanta droga. Si spaccia anche sotto la mia finestra, l’ho già denunciato in altre occasioni, non è affatto una novità. Vogliono farla passare per una città tranquilla, ma tanto sicura non è. E, di questo passo, si finisce per allontanare pellegrini e turisti. Non mi stupisce, ovviamente, se nel 2008 Pompei ha perso il primato mondiale per numero di visitatori all’anno. Ma questo stato di degrado denunciato sabato sera, mi ha gettato nello sconforto totale, tanto che ho digiunato. Ma, adesso, credo che si sia toccato davvero il fondo e i pompeiani devono svegliarsi e riprendersi la città”.