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Scandalo a Lettere: viaggio nel cuore di Villa San Vincenzo, il lager dei malati
E’ un viaggio all’inferno quello che si fa all’interno di Villa San Vincenzo, la struttura di Lettere colpita da un provvedimento di chiusura dopo un blitz dei Nas. Un percorso tra degrado, sporcizia, solitudine e condizioni indegne in cui vivono anziani allettati e malati psichici. Alla faccia della legge Basaglia che oltre trent’anni fa chiuse i manicomi per dettare nuove regole nell’assistenza di chi presenta disturbi mentali. Ma qui quella legge, che nel 1978 rivoluzionò l’assistenza ai pazienti psichici in Italia, sembra non essere mai arrivata. Perché qui non ci sono solo anziani bisognosi di cure e che nella stragrande maggioranza dei casi sono allettati. Moltissimi di loro sono stati spediti qui dal Comune di Napoli, nelle cui casse sono bloccati 14 milioni di euro per la struttura visto che la società che la gestisce non ha i Durc (documento unico regolarità contributiva) apposto. Ma altri non sono anziani. Nelle foto che Metropolis pubblica in esclusiva si capisce bene. Non avrà più di trent’anni il ragazzo disteso su un materasso nudo (neanche un lenzuolo, figurarsi una coperta per combattere il gelo di questi giorni): si copre il volto con le mani, con un gesto di disperazione. Anche se è difficile comprendere l’età di una persona sul cui viso hanno lasciato i loro segni giorni, mesi, anni di sofferenza, si capisce che non è un anziano. Perché è ricoverato lì? Da quanto tempo?
Villa San Vincenzo è sotto sequestro giudiziario da anni su disposizione della Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Ma i sigilli sono stati virtuali: la struttura, ora gestita dalla Di.Pa., ha continuato ad operare pur non avendo le necessarie autorizzazioni per prestare cure sanitarie. Il blitz dei Nas, scattato nelle scorse settimane, è solo un altro tassello in una storia che grida giustizia. Giustizia è dovuta a chi vive in letti senza coperte calde e servizi igienici sporchi e insicuri. Termosifoni arrugginiti, interruttori tenuti su con il nastro adesivo, bagni sporchi, pareti imbrattate addirittura con escrementi, mattonelle saltate, cavi elettrici scoperti, sporcizia ovunque. Letti senza coperte, cibo lasciato sui comodini, in alcuni casi serviti su pezzi di carta. Un inferno.
Giustizia la chiedono anche i dipendenti della struttura che da ben 13 mesi sono rimasti senza stipendio e che in più di un’occasione hanno manifestato per ottenere loro quanto dovuto, sottolineando che hanno continuato la loro opera di assistenza nei confronti dei pazienti.
Le loro proteste, però, non hanno mai aperto le porte della struttura ad occhi estranei. Metropolis è riuscito ad ottenere le immagini che pubblichiamo in questa pagina. Un inferno. Che grida giustizia.
07/02/2012
ALESSANDRA STAIANO
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