Scandalo tesseramento, le parole che il Pdl non dice

di GIOVANNI SANTANIELLO NAPOLI -

A oltre una settimana dalla scoperta che tra i tesserati del Pdl ci sono mogli, figlie, parenti e affini di personaggi più o meno legati alla camorra e, più in generale, al malaffare di Napoli e provincia, sono assordanti le parole che il partito di Alfano non dice. Innanzitutto, la cosa più semplice che ci si sarebbe aspettato, il minimo sindacale: vale a dire che quelle persone verranno cacciate dal partito «degli onesti». Non foss’altro perchè, sebbene incensurate, non risulta che abbiano mai preso le distanze dal mondo delinquenziale con cui per un motivo o l’altro sono a contatto.

Nessuno, dal commissario regionale Nitto Palma al sindaco di Castellammare Luigi Bobbio, si è sentito di dirlo e, soprattutto, di farlo. Tant’è che lunedì scorso, nella città delle acque, il dirigente del partito che sovrintendeva al voto congressuale ha avuto modo di dichiarare candidamente che la moglie del boss, se avesse voluto, avrebbe potuto tranquillamente votare. Come qualsiasi altro militante del Pdl. Da Cosentino a Cesaro, nessuno ha avuto l’onestà intellettuale di dire che quel voto non era gradito. Anzi, attorno a quel voto, a parte qualche frase di circostanza (“Inutile nasconderci, il problema c’è. Dobbiamo fare dieci volte più attenzione rispetto agli altri, anche se questo limiterà qualcuno sui territori”, dixit Cesaro facendo calare il gelo nella platea dei dirigenti Pdl) si è finito di sputare parole in libertà, in maniera quantomeno goffa, come ha fatto il sindaco di Castellammare capace in 4 giorni di arrampicarsi a 4 scivolosissimi specchi. Il primo: il boss marito della neo militante azzurra, in quanto pentito, non è più da considerare camorrista. Il secondo: la signora si è iscritta on line, senza che nessuno la controllasse. Il terzo: la sua presenza è una polpetta avvelenata. Il quarto: è un sabotaggio alle indagini su clan e camorra che interessano Castellammare. Tutt’altro, insomma, che la reazione che ci si poteva e doveva aspettare da dirigenti politici come Bobbio e Palma che si vantano di aver condotto da magistrati battaglie in prima linea contro la camorra. Tant’è che col passare dei giorni, il dibattito si è spostato su una polemica (quella del partito «anti-giudici» dopo le dichiarazioni del procuratore Pennasilico secondo le quali nei partiti non esistono ‘anime candide’) che si è capito dove andava a parare solamente giovedì sera, quando il Pdl campano è uscito da un summit chiedendo a gran voce al ‘dissidente’ Governatore Caldoro di azzerare la giunta, pena la crisi di governo a Palazzo Santa Lucia. Ecco: la polemica non è terminata con la scelta che sarebbe stata obbligatoria per un partito che voglia riacquistare un minimo di credibilità e trasparenza, rendere pubblici gli elenchi degli iscritti (tanto più che era in ballo ancora il congresso cittadino di Napoli). Ma con un ulteriore, arrogante, pericolosissimo arroccamento. Tipico di chi si aggrappa solo alle parole che gli conviene pronunciare per rimanere a galla.

18/03/2012 Visualizza l'Archivio Cronaca


pino sansone - 18/03/2012 12:46:37 ... Il Pdl è il partito della camorra...lo sanno anche i bambini.
Niccolò - 21/03/2012 07:26:58 Partito A torre del greco ci sono persone ex detenute
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