"Si va alla guerra", il linguaggio cifrato dei calciatori per le combine

"Si va alla guerra". E' una delle espressioni utilizzate di frequente dai calciatori indagati nell'inchiesta napoletana sul calcioscommesse, per significare che le squadre che, secondo le presunte informazioni in loro possesso, avrebbero dovuto accordarsi per una combine hanno deciso invece di "giocarsela". L'espressione ricorre in intercettazioni telefoniche, in cui fanno riferimento a scommesse i calciatori Matteo Gianello e Silvio Giusti, per i quali è stato emesso oggi un avviso di conclusione delle indagini preliminari. Quando, ad esempio, parlano di Lecce-Napoli dell'8 maggio 2011 (una delle partite per le quali gli inquirenti hanno escluso la combine) Giusti domanda: "come siamo messi?".

"Male...si va alla guerra", spiega Gianello. Il ricorso a un linguaggio criptico e allusivo nelle conversazioni tra gli indagati è pressoché costante. Per i pm di Napoli il linguaggio "sovente criptico e comunque estremamente ambiguo" - attribuito soprattutto a Gianello, Gisti e Michele Cossato - contribuisce "a rendere difficile il tracciamento di una linea sicura di demarcazione tra meri pronostici espressi da persone appassionate di gioco e in grado di procurarsi informazioni privilegiate e rivelazioni confidenziali allusive a casi di sicura combine".

30/05/2012
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