Intrappolato nella neve, l'odissea di un medico stabiese

Sergio Buonopane in auto sulla statale abruzzese per sedici ore

Il figlio lo aspettava a casa, ma Sergio Buonopane a Castellammare non è mai arrivato. E’ anche lui tra gli italiani che possono raccontare l’increbile esperienza di una notte trascorsa intrappolato in un’auto, circondato solo dalla neve.
“Attorno a me c’era uno spettacolo lunare. Per sedici ore non ho avuto nessun aiuto. Solo gelo”.
In servizio all’ospedale di Teramo, il medico stabiese voleva tornare in città per trascorrere il fine settimana con la sua famiglia. “Prima di mettermi in viaggio mi sono informato”. Una prudenza che non è servita a nulla.
Cosa le hanno detto? Non c’era nessun allarme rispetto al peggioramento del tempo?
“Al contrario. Non era stato segnalato alcun disagio. La polizia al casello autostradale mi ha pure detto che potevo procedere tranquillamente”.
E poi quando sono cominciati i problemi?
“Una fitta nevicata è arrivata sulla statale per Cassino. Non è stato un evento eccezionale, ma non c’era nessun mezzo di soccorso, o per spargere il sale, e le conseguenze erano inevitabili. Eravamo pur sempre in Abbruzzo, ad otto chilometri da Sora”.
Qual è stato il momento peggiore?
“Le ore non passavano mai. Dall’auto non potevo scendere, era completamente circondata dalla neve.

Ho tentato di riscaldarmi accendendo l’impianto di condizionamento, ma è stato tutto inutile. Senza alcun aiuto e al gelo, un’esperienza allucinante”.
Ha chiamato i soccorsi?
“Ho continuato a chiamare il 112 e il 113 tutta la notte, ma  era impossibile contattare qualcuno. Quando finalmente prendevo la linea, non mi rispondeva nessuno”.
Era solo?
“Io si, ma in colonna c’erano una trentina di auto. La maggior parte erano famiglie, c’erano anche bimbi molto piccoli. Qualcuno aveva la febbre. Eppure dalle 15 di venerdì pomeriggio alle 6 e 30 di ieri non è arrivato nessuno. Non avevamo nè acqua, nè cibo e soprattutto ci mancavano coperte. Qualcosa per scaldarci.”
La salvezza come è arrivata?
“All’alba è arrivato un ufficiale dell’esercito che ci ha chiesto come stavamo. Intorno alle sette di mattina i carabinieri ci hanno fatto andare a piedi fino agli autobus che ci attendevano. Poi siamo stati alloggiati in un albergo a Civitella Rovito, sono stato a lungo senza avere più notizie dell’auto e soprattutto senza sapere quando questa terribile esperienza sarà finita”.    Mariella Parmendola



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04/02/2012 MARIELLA PARMENDOLA
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