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Usura, operazione della Dia. Su un conto scoperti 14 milioni di euro
La Direzione investigativa antimafia di Napoli ha notificato un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip su richiesta della Dda, nei confronti di sei persone mentre una è risultata irreperibile. Tra i destinatari ci sono Assunta Potenza - figlia del defunto Mario accusato dagli inquirenti di essere un usuraio del rione Santa Lucia - il nipote omonimo, Mario, e la nuora, Nunzio Aragione. Dalle indagini è emerso in particolare che quest'ultima aveva la disponibilità di 14 milioni di euro depositati su vari conti correnti. Gran parte di questo denaro è stato trasportato in Svizzera con la mediazione dell'imprenditore Francesco Rossi, a sua volta arrestato oggi. Nell'ordinanza sono contenute numerose intercettazioni telefoniche ed ambientali che, secondo l'accusa, confermano l'investimento di denaro del boss, oggi pentito, Salvatore Lo Russo, in numerosi ristoranti gestiti dall'imprenditore Marco Iorio, al centro di una precedente inchiesta su riciclaggio e usura, e dai suoi familiari. Cinque dei destinatari del provvedimento sono finiti in carcere, una, Assunta Potenza, è ai domiciliari mentre un altro indagato è irreperibile. Il materiale investigativo che ha portato all'emissione di sette ordinanze di custodia cautelare - secondo quanto riferisce il procuratore della Repubblica facente funzioni, Alessandro Pennasilico - costituisce lo sviluppo del filone che ha condotto alla precedente ordinanza cautelare eseguita il 30 giugno dell'anno scorso e che ha avuto ad oggetto l'individuazione dei canali di riciclaggio della criminalità organizzata nelle attività di ristorazione riconducibili al gruppo Potenza-Iorio, con conseguente sequestro di numerose attività di ristorazione in Napoli ed altre località, allo stato in regime di amministrazione giudiziaria. E' stato dunque già accertato in fase cautelare ed è attualmente al vaglio dibattimentale, sostiene Pennasilico, il reimpiego di capitali illeciti riferibili a Salvatore Lo Russo, al vertice dell'omonimo sodalizio camorristico di Miano ed oggi collaboratore di giustizia, ed alla famiglia Potenza, in particolare a Mario Potenza (soprannominato ò chiacchierone) e Bruno Potenza, esponenti storici fino a tutti gli anni '90 del contrabbando di sigarette, e poi stabilmente dediti all'usura nel cui ambito investono gli stessi proventi così accumulati negli anni. Tra i destinatari della precedente ordinanza vi era il capostipite della famiglia Potenza, Mario, sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, e poi morto per cause naturali lo scorso 15 gennaio Grazie ad attività di intercettazione ambientale eseguita all'interno della sua abitazione (luogo in cui lo scorso 2 maggio è stata scoperta la somma di circa otto milioni di euro nascosta nelle pareti domestiche) "si è avuta conferma degli stretti legami tra la famiglia Potenza ed il clan Lo Russo, ed in particolare delle cointeressenze economiche del capoclan nella attività di ristorazione, oltre che dei legami attuali con Antonio Lo Russo, latitante". Altro filone di indagine ha, invece, rivelato come non tutti i proventi delle illecite attività della famiglia Potenza sono state raggiunte dal provvedimento di sequestro nella prima fase investigativa, in quanto una parte consistente delle ricchezze illecite accumulate sono state trasferite all'estero e depositate presso conti svizzeri intestati a membri della famiglia. Le indagini si sono quindi concentrate, in particolare, su altre persone che potevano fare da prestanome ai Potenza per la salvaguardia del loro patrimonio ed hanno evidenziato come la stessa famiglia Potenza, grazie anche alla complicità di un prestanome, Franco Russo, fosse riuscita a trasferire su conti svizzeri ingenti somme di denaro. In collaborazione con la polizia svizzera ed a seguito di un' attività transfrontaliera condotta con la collaborazione del centro operativo DIA di Milano, è stato accertato che tale soggetto, in seguito ai sequestri ed agli arresti, si era attivato per far rientrare in Italia parte dei capitali. La cooperazione avviata con la Procura Federale di Lugano, ha consentito, poi, di accertare l'esistenza di conti accesi presso istituti bancari elvetici riferibili alla famiglia Potenza e di sequestrare oltre l milione di euro in contanti che erano stati prelevati dai conti svizzeri per essere utilizzati in Italia.
03/02/2012
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