“Salvatore Ferraro sta male. Ha bisogno di cure, che in carcere non può ricevere”: l’appello è lanciato dai familiari del pregiudicato, soprannominato ‘o capitano, detenuto nella casa circondariale di Poggioreale dall’ottobre del 2007, quando fu arrestato per un tentativo di estorsione ad un’impresa. Attraverso i propri avvocati, Ferraro ha presentato più di una istanza di scarcerazione nel corso degli ultimi due anni, ricevendo sempre un diniego alla revoca della misura cautelare. Ci sono perizie mediche, però, che confermano le sue patologie e prescrivono il trasferimento in una struttura idonea al trattamento delle sue malattie.
L’uomo, affetto da una grave obesità, soffre anche di bronchite cronica riacutizzata, insufficienza respiratoria e cardiomiopatia dilatativa post ischemica. Il suo peso eccessivo, inoltre, gli provoca ipertensione ed altri problemi all’apparato digerente.
Pochi giorni fa, tuttavia, è arrivata l’ultima ordinanza di rigetto dell’istanza, firmata dal giudice per le indagini preliminari Vincenzo Caputo del Tribunale di Napoli. Lo stesso gup che lo sta giudicando con rito abbreviato nell’ambito del procedimento “Alta Marea” a carico del clan Gionta.
Secondo il giudice le condizioni di salute di Salvatore Ferraro non sono del tutto incompatibili con il regime carcerario, ma lo stesso detenuto ha bisogno di un continuo monitoraggio dell’attività cardio-respiratoria, con accertamenti clinici che soltanto in un Centro diagnostico terapeutico possono essergli garantiti. Quindi, da parte del giudice è arrivato un “no” alla scarcerazione, ma la disposizione che il detenuto venga trasferito presso un Cdt dell’amministrazione penitenziaria.
Nel corso degli anni, questa misura cautelare è stata richiesta da altri consulenti tecnici, ma il centro diagnostico terapeutico di riferimento del carcere di Poggioreale, ossia l’ospedale San Paolo, non potrebbe garantire tutte le cure a Salvatore Ferraro.
In particolare, la struttura sanitaria non sarebbe in grado di sottoporre il detenuto ad una dieta per la perdita di peso, che attenuerebbe i rischi per la sua salute derivanti dalle numerose patologie di cui è soffre.
In realtà un trasferimento presso una struttura esterna era già stato disposto dai giudici. Fu lo stesso Caputo, nel 2008, ad accogliere una perizia del Ctu Buonocore e indicare la detenzione in un centro diagnostico terapeutico e non più a Poggioreale. Fu individuato anche il luogo di ricovero, il Campolongo Hospital, in provincia di Salerno, dove sarebbe stato piantonato in vista di un miglioramento del quadro clinico.
A quel punto, però, Salvatore Ferraro fu raggiunto da un’altra ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Era il 4 novembre del 2008 e il pregiudicato di Torre Annunziata fu uno degli oltre ottanta presunti affiliati al clan Gionta coinvolti nell’inchiesta Alta Marea di polizia e Dda. Da allora si sono susseguite altre perizie: il consulente tecnico Crisci ha affermato che il detenuto è in gravi condizioni, ma non assolutamente incompatibile con il regime carcerario.
Non è bastata nemmeno una accurata relazione specialistica cardiochirurgica e medico legale, redatta dal dottor Piermario Oliviero, per far cambiare idea al tribunale. Lo specialista, vista la gravità delle malattie, consigliava l’impianto di un pacemaker a Ferraro (che ha superato i 150 chili di peso) e ribadiva la necessità di trasferirlo da Poggioreale in un centro di riabilitazione.
Il giudice Caputo ha accolto solo in parte queste indicazioni.
Nemmeno un tentativo di trasferimento al penitenziario di Melfi è andato a buon fine: il carcere in provincia di Potenza ha rifiutato un detenuto con quelle patologie. Il detenuto, intanto, ha presentato un esposto al direttore del carcere di Poggioreale, chiedendo anche spiegazioni sulla sospensione della somministrazione di farmaci (circa 15 pillole al giorno per le varie patologie).