Boss ucciso a Scisciano, le armi del massacro ritrovate a Somma Vesuviana

Le pistole erano state bruciate assieme all’auto utilizzata dai killer

SOMMA VESUVIANA (NAPOLI) - 11/03/2010 -

A Somma Vesuviana è stata ritrovata l’auto usata dai killer per raggiungere Umberto Palumbo ucciderlo e poi darsi alla fuga. In via Bianchetto a Somma Vesuviana i carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna che stanno seguendo le indagini (coordinate dal capitano Orazio Ianniello) hanno rinvenuto una Lancia Libra distrutta dalle fiamme (e risultata rubata a Roma il 3 marzo scorso), all’interno del veicolo sono state ritrovate tre pistole, due semiautomatiche ed una a tamburo, molto probabilmente utilizzate proprio per uccidere Palumbo, commerciante di San Vitaliano che aveva diversi precedenti penali, colpito a morte nel bar “Lurò Cafè” in via Spartimento a Scisciano martedì sera poco dopo le 19. L’uomo, che avrebbe compiuto 49 anni ad aprile, era considerato dagli inquirenti il reggente del clan Sarno nei comuni di San Vitaliano e Scisciano, era indagato in diversi procedimenti della Dda di Napoli e nonostante la cosca del Rione De Gasperi  avesse avuto colpi notevoli l’uomo continuava ad agire per conto dei boss di Ponticelli. Palumbo si trovava all’interno del bar quando è stato raggiunto da almeno tre killer che gli hanno esploso contro diversi colpi di pistola, almeno 20 i bossoli rinvenuti sul luogo dell’agguato e repertati dalla sezione rilievi del nucleo investigativo di Castello di Cisterna, una decina quelli che avrebbero colpito il 48enne.

I tre poi si sono dati alla fuga ed hanno abbandonato l’auto non troppo
distante, in via Bianchetto a Rione Trieste, in un’area confinante proprio con la fraqione di Spartimento di Scisciano, lì hanno bruciato le prove e si sono allontanati. Palumbo nel febbraio del 2009 fu uno dei 46 arrestati all’operazione “Hot Wheels” che aveva scoperto a Pescara un’organizzazione dedita a truffe, ad assicurazioni e finanziarie, mirate all’acquisto fraudolento di auto di grossa cilindrata. In quell’occasione i militari scoprirono  che le persone coinvolte gestivano sia le truffe alle assicurazioni , alle quali venivano denunciati falsi incidenti stradali,  sia alla spedizione all’estero di mezzi di grossa cilindrata di cui si simulava il furto in Italia, ma producevano anche documenti falsi per ottenere finanziamenti  per acquistare  dei veicoli. Adesso sull’omicidio continuano le indagini dei militari dell’Arma, difficile basarsi sulle testimonianze di chi era presente all’agguato. Il bar, che si trova a pochi passi dalla chiesa principale della frazione, a quell’ora non era molto frequentato.

GABRIELLA BELLINI
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