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Gragnano: ucciso il boss Gennaro Chierchia
GRAGNANO -
13/03/2010 -
Gragnano. Ore 17.45: le armi dei killer tornano a far fuoco, l’ombra dei clan terrorizza di nuovo la città. A un anno e mezzo esatto dall’ultimo tragico fatto di sangue, Gragnano si riscopre suo malgrado città di camorra. A cadere sotto i colpi dei sicari, sei o sette, di cui tre a segno, al volto e alla testa, è Gennaro Chierchia, pluripregiudicato di 54 anni, da tutti conosciuto come Rino “o’ pecorone”, legato storicamente al clan D’Alessandro. Allora, il 28 ottobre 2008, in via Castellammare, erano stati trucidati Carmine D’Antuono, detto o’ lione, ras legato agli Imparato, e una vittima innocente, Federico Donnarumma, “colpevole” solamente di trovarsi in compagnia del vero obiettivo. Ieri pomeriggio invece sempre a via Castellammare, trecento metri più avanti rispetto al luogo di quel duplice omicidio, il teatro dell’esecuzione è stato un negozio, la rinomata pasticceria Zampino, una delle più antiche e conosciute di Gragnano, attive dal 1977. Gennaro Chierchia è stato raggiunto dai suoi killer all’interno del negozio e colpito senza pietà, al volto: una, due, tre volte, fino a quando gli spietati esecutori non hanno avuto la certezza che il loro scopo era stato raggiunto. Al momento dell’agguato, all’interno della pasticceria non vi erano altri clienti: i titolari, marito e moglie, erano nel retro del negozio, nella zona riservata al laboratorio, intenti a preparare i dolci e le torte per la consueta vendita domenicale. Al momento non è ancora chiaro se Rino Chierchia fosse entrato nella pasticceria proprio per ordinare i dolci in vista del pranzo festivo, o piuttosto per cercare rifugio dai suoi attentatori avendone intuito le intenzioni. Certo è che pochi minuti prima il 54enne era stato visto pochi metri più avanti, nei pressi di una pizzeria sull’altro lato della strada. E ancora prima, in molti lo avevano notato mentre passeggiava a piedi per Gragnano, da solo. Circostanze insolite queste ultime due, per lui che di solito viaggiava sempre a bordo di auto o moto di grossa cilindrata, e quasi sempre in compagnia.
Ieri pomeriggio, invece, come se avesse voluto approfittare della giornata di bel tempo, dopo la pioggia insistente dei giorni scorsi, Rino Chierchia era da solo e a piedi. E forse questa circostanza gli è stata fatale. Qualcuno evidentemente deve averlo notato, ed immediatamente, forse sull’impulso del momento, il raid di morte è stato organizzato e messo a segno, con rapidità fulminea. Da parte di chi? E’ questo l’interrogativo principale che gli inquirenti dovranno sciogliere per dare un volto agli esecutori dell’agguato. Affiliato storico al clan D’Alessandro, Chierchia, almeno a Gragnano, non aveva nemici. Anche perchè, dopo aver scontato diversi anni, prima in prigione e poi ai domiciliari, da quando era tornato a piede libero aveva sempre rigato dritto. Tuttavia non erano mancati episodi che, anche se non in prima persona, avevano visto il suo entourage al centro di screzi con esponenti della malavita della zona dei monti Lattari, a loro volta imparentati con esponenti storici legati al clan Imparato. A distanza di tanti anni dalla tremenda faida tra D’Alessandro e Imparato che insanguinò a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 anche le strade di Gragnano, è comunque a dir poco azzardato collegare la spietata esecuzione di Rino Chierchia con episodi così lontani nel tempo. Forse, più probabilmente, con i clan tradizionali della camorra stabiese ormai in netto declino è più verosimile ipotizzare che i pochi esponenti di spicco rimasti mirino a riorganizzarsi, magari ad espandersi. E in quest’ottica Rino Chierchia poteva rappresentare un ostacolo da rimuovere con feroce determinazione. Anche a costo di un agguato per certi versi anomalo, portato a termine in pieno giorno, sfidando il caos del sabato pomeriggio, e sparando all’interno di un negozio. Dove solo per una fortuita coincidenza in quel momento non si trovavano altri avventori.
GAETANO ANGELLOTTI
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