Aggiornato 02/09/2010 21:09:01

Castellammare, buio su otto omicidi: indagini verso l'archiviazione

Resta fitto il mistero sulla faida di camorra del 2004. Troppe le contraddizioni dei pentiti

CASTELLAMMARE (NAPOLI) - 18/02/2010 -

Otto omicidi senza un movente. E senza mandanti, killer e fiancheggiatori. La sentenza in Corte d’Assise d’Appello pronunciata lunedì mattina apre la stura a diverse chiavi di lettura. Una cosa è evidente: se il gruppo di fuoco che assassinò i due boss scanzanesi Giuseppe Verdoliva e Antonio Martone non fu mosso da propositi camorristici è chiaro che tutto il contesto della faida del 2004 viene a cadere. E allora non sapremo mai se gli omicidi di Giuseppe Zingone e di Massimo Del Gaudio furono una risposta dei D’Alessandro, se Guglielmo Scelzo pagò con la vita la sua scelta di affiliarsi al clan di Moscarella, se Carmine Paolino fu giustiziato per logiche criminali interne determinate da quella stagione di sangue. E ancora: c’è un collegamento tra l’omicidio di Vincenzo De Maria e del boss dei cantieri metallurgici Ciro Fasolino? Proprio sulla figura di Fasolino si è acceso un contenzioso in Corte d’Appello tra la difesa e il pentito Fontana: “Il collaboratore disse che le riunione si tenevano a casa di Fasolino - ha sostenuto il penalista Alberto De Simone - ma ho fatto depositare presso la Corte d’Appello alcuni certificati che dicono il contrario e cioè che Fasolino era in carcere”. Errori spazio-temporali? Oppure una vera e propria ‘balla’ di Fontana, creata ad arte per aggravare le posizioni dei suoi ex capi? Si tratta - più verosimilmente - di un’amnesia relativa alle date precise in cui avvennero quegli incontri. Dettagli. La vera partita si giocherà ancora in Appello e successivamente in Cassazione. In Appello si attende la sentenza del processo gemello, quello - guarda caso - che riguarda proprio l’accusa di associazione camorristica. Come si comporteranno i giudici di secondo grado dopo che la Corte d’Assise d’Appello ha ridimensionato (si fa per dire, vista la conferma dei due ergastoli) il ruolo di Massimo Scarpa e di Michele Omobono come capi promotori di un clan di camorra? Intanto la difesa annuncia ricorsi in Cassazione: ma non tutti i casi sono ritenuti sullo stesso piano. La difesa di Massimo Scarpa tenta il tutto per tutto: se la Cassazione dovesse accogliere il ricorso, il processo tornerebbe in Appello con l’obiettivo di evitare l’ergastolo. Discorso inverso per Raffaele Carolei: la nuova sentenza dice che pur senza l’aggravante camorristica partecipò all’omicidio di Verdoliva. La difesa - sostenuta dal penalista Francesco Schettino - annuncia il ricorso in Cassazione sulla scorta della parziale ‘assoluzione’ di Carolei nel processo per associazione (8 anni la condanna, con tre episodi estorsivi da cui Carolei esce pulito) e sulla riduzione di pena (da 25 a 18 anni, meno 3 di indulto) nel processo per gli omicidi. La difesa punta ad un’ulteriore sconto: anche qui, però, c’è il rischio inverso, e cioè che la riformulazione del processo confermi per Carolei la condanna di primo grado per omicidio, ristabilendo per tutti l’aggravante del vincolo mafioso. Insomma. La verità e che al di là dei dispositivi, delle condanne e delle reali responsabilità di ognuno degli imputati, si teme un generale insabbiamento di quella guerra di camorra. Perchè di camorra di trattò.

Sulle dichiarazioni di Fontana bisogna puntualizzare alcune cose: è vero che per larghi tratti le sue deposizioni appaiono fumose e poco concordanti con i tempi in cui avvennero gli episodi che racconta ma è pur vero che Fontana ammise pubblicamente - nel corso di un’udienza - di essere una ‘frana’ sulle date: ecco che anche la questione Fasolino assumerebbe nuovi connotati. In parole povere, può anche darsi che le riunioni a casa di Fasolino avvennero in una fase successiva o precedente alla sua carcerazione. Ma su questi punti - come sostiene la difesa - non si può soprassedere: se un pentito ammette di essere impreciso non può pretendere di essere attendibile. In realtà Fontana è stato considerato un grimaldello utile alla Dda per scoperchiare il pentolone sotto cui covavano i fuochi della nuova malavita stabiese. Il ragionamento degli inquirenti è del tipo: se pure Fontana è attendibile al 30% quel 30% basta per ristabilire i fatti - o una parte sostanziale  dei fatti - che accaddero nel 2004.

ROCCO TRAISCI
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