|
Chierchia, il ras massacrato in pasticceria, era nella lista nera dei boss
Svolta investigativa: Rino ‘O Pecorone ucciso per ordine dei D’Alessandro
CASTELLAMMARE (NAPOLI) -
19/03/2010 -
Omicidio Chierchia, svolta investigativa. Secondo gli inquirenti ci sarebbe la mano dei D’Alessandro anche dietro questo delitto. Un’indiscrezione uscita fuori da ambienti giudiziari e che testimonia la solidità del progetto avviato nel 2008 da parte degli scanzanesi. Un’epurazione interna di tutta la vecchia guardia, soprattutto l’eliminazione fisica di personaggi ritenuti di secondo piano decisionale anche se in passato uomini di rispetto, intoccabili dopo una ‘gloriosa’ militanza criminale nelle fila del clan. La lista nera - ritengono gli inquirenti - è ancora lunga e fu stilata proprio dal direttivo scanzanese (Enzo D’Alessandro, Salvatore Belviso, Renato Cavaliere ed altri ancora in libertà) per regolare i conti su antiche ruggini e togliere di mezzo presunti competitor nella gestione dei pochi affari ancora rimasti in tavola. Ed ecco che l’omicidio di Rino ‘o pecorone potrebbe essere iscritto nel filone delle morti ‘eccellenti’, che hanno visto capitolare personaggi del calibro di Antonio Vitiello e Nunzio Mascolo. Anche Chierchia apparteneva dunque a questa schiera di indesiderati. Non si esclude che i D’Alessandro (decimati daglio ultimi arresti di ottobre) abbiano chiesto aiuto logistico alle organizzazioni criminali dei Monti Lattari, ultimamente entrate a far parte della federazione di gruppi satellite controllati da Scanzano. Sul fronte dell’inchiesta avviata dalla Dda napoletana ci sono poi alcuni nodi che sono venuti al pettine. Innanzitutto le testimonianze: a quell’ora di sera (intorno alle 17.00) erano parecchie le persone che sostavano all’esterno della pasticceria Zampino di via Castellammare dov’è avvenuto il delitto. Impossibile che nessuno abbia visto, nè sentito.
I killer, dopo l’omicidio, sarebbero poi fuggiti verso Castellammare, inforcando una delle traverse che conducono a Sigliano, nella zona alta di Gragnano in direzione Pimonte-Agerola. Insomma, l’omicidio Chierchia- secondo gli investigatori - sarebbe collegato a tre precedenti omicidi, come quelli di Carmine D’Antuono, di Antonio Vitiello e di Nunzio Mascolo: non c’è dubbio che il filo conduttore potrebbe essere tanto la gestione del racket alle imprese, tanto il controllo del territorio sul versante dello spaccio della droga. Se passasse la versione dell’epurazione interna ordinata dagli scanzanesi ci si troverebbe di fronte ad una situazione che precede una probabile guerra di camorra: tempo poche settimane e c’è da giurare che chiunque si senta nel mirino del battaglione di fuoco degli scanzanesi possa decidere di eclissarsi o di reagire, generando nuovi morti. Per prevenire nuove esecuzioni bisognerebbe capire chi è ancora iscritto nella lista nera del clan D’Alessandro, chi - in questi anni di oblio - ha strumentalizzato la reputazione criminale degli scanzanesi a scopo personale, intascando denaro destinato alle casse del clan. Questa una prima ipotesi. In seconda battuta i tre omicidi in questione (a cui forse potrebbe essere aggiunto quello di Aldo Vuolo) potrebbero essere iscritti nel bilancio di in una battaglia campale tra gruppi emergenti, che si stanno facendo largo a suon di proiettili cercando di sgombrare il terreno da pericolose ingerenze: Rino Chierchia, nonostante la sua assenza dalle aule giudiziarie da circa dieci anni, era considerato un elemento di spicco della malavita a cavallo tra Castellamamre e i Monti Lattari.
ROCCO TRAISCI
|
Visualizza l'Archivio Cronaca

|
|
|
|


|