Cosenza sul caso San Catello: «Occorre una rivoluzione culturale»

25/01/2012 -

Suo padre, Saul, ha scritto alcune delle pagine più belle del Pci stabiese. Lui, Matteo, è direttore del Quotidiano di Calabria. Rappresenta una delle intelligenze e dei talenti che fanno onore a Castellammare lontano dal Faito. Tuttavia, non ha perso mai i contatti con la sua terra. E, chiamato in causa sul caso-San Catello, dimostra di non aver affatto perso la passione per la sua città: “Devo dire che quella che è saltata all’onore delle cronache, la fermata del Santo sotto la casa del boss, non è, purtroppo, una storia nuova, nè con l’esclusivo marchio di Castellammare. Tutt’altro: di processioni e eventi religiosi che vedono protagonisti, in una maniera o nell’altra, uomini e donne appartenenti alla camorra, alla ‘ndrangheta o alla mafia ce ne sono tante in giro per il Sud. Dovrebbe essere la Chiesa a porre un freno a questo stato di cose. Con le scomuniche, non impartendo i sacramenti o, più semplicemente, non coinvolgendo in prima linea persone dalla moralità assai dubbia. Capita, invece, il contrario. Che davanti a questi signori, si facciano anche degli «inchini». Una cosa inaccettabile, a Castellammare come altrove”.
Bobbio, allora, ha fatto bene a sfilarsi in maniera così plateale dal corteo religioso? “Bobbio, chiedendo già prima della processione il casellario giudiziale dei portatori della statua, evidentemente, è andato ben al di là dei compiti che ha un sindaco: sarà stato influenzato dal suo passato di magistrato.

Ma ciò che mi ha colpito di più della vicenda della processione è la reazione della gente. Molti hanno detto che i problemi di Castellammare sono ben altri. Beh: francamente, mi fa rabbrividire questo modo di minimizzare i problemi. Una amministrazione comunale ha il dovere di intervenire su questo e altro. Certo, però: a patto che poi sia coerente. L’ultima volta che sono stato a Castellammare, ho visto dei manifesti di denuncia assai forti nei confronti di Bobbio. A cominciare dalle consulenze e da come utilizza il denaro pubblico, il sindaco va criticato. Ma ciò non toglie il fatto che aveva tutto il diritto di sollevare un problema che oggettivamente esiste. Semplificarlo dicendo che le priorità sono altre mi pare preoccupante. Significa che bisogna fare ancora tantissimo per far prendere coscienza dei problemi della città e sperare in un vero riscatto. E’ qui che bisogna agire per un vero cambiamento: sotto un aspetto prima di tutto culturale. Ad oggi, purtroppo, mi pare che i cittadini si limitino a fare da spettatori di una partita tra Stato e criminalità. Per vincerla, però, dovrebbero scendere anche loro in campo...”

GIOVANNI SANTANIELLO
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La Chiarina - 27/01/2012 21:26:39 Ma anche... Ci mancava il "ma anche" nostrano!
Antoniodarco - 29/01/2012 19:00:52 La mancanza Grande Matteo come sempre centri sempre il problema vero,si nella nostra Castellammare ci vuole una grande "rivoluzione culturale" bisogna cambiare rotta,c'e la necessita di un cambio della classe politica,non per forza generazionale,ma fatta di uomini e donne perbene e che abbiano la passione per la politica quella con la P maiuscola.insomma gente come Matteo e tanti altri che per vari motivi vivono lontano da Castellammare. MATTEO. SINDACOOOO................magari
 
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