La Fiat e Alcoa, e anche Eutelia, Phonemedia, Ittierre, Eridiana-Sadam, sono solo la punta dell'iceberg della crisi occupazionale, ma la situazione potrebbe registrare un drammatico peggioramento, le vertenze inasprirsi e la lista di quelle già aperte allungarsi ulteriormente, coinvolgendo vari settori e sostanzialmente tutte le regioni. Particolarmente critico il quadro in Sardegna, dove le aziende in difficoltà sono 600 tra le quali si segnala, oltre all'Alcoa, anche Vilnys di Porto Torres. D'altronde lo stesso presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha detto che alle due vertenze di Fiat e Alcoa ne potrebbero seguire altre. "A 15 mesi dall'inizio della crisi non si è risolta una vertenza - sostiene il segretario confederale Cgil, Susanna Camusso -. Finora le imprese hanno privilegiato la cig, adesso hanno deciso di riorganizzarsi, ma questa è una scelta pericolosa: rendi strutturale disoccupazione e licenziamenti, ma anche il declino dell'apparato produttivo". E per il segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini, per far fronte all'anno, "che sarà duro", serviranno politiche di sostegno, perché la domanda è ferma. Si tratta, quindi, di "promuovere investimenti", oltre a politiche attive del lavoro e politiche industriali. Ecco alcune delle vertenze che potrebbero ulteriormente drammatizzarsi nei prossimi mesi.
ANTONIO MERLONI. Lunedì prossimo ci sarà un incontro al ministero dello Sviluppo Economico. Il gruppo di elettrodomestici è da tempo in amministrazione controllata, in Italia ha 3 mila dipendenti e oltre 6-7 mila nell'indotto. Gli stabilimenti si concentrano in Marche, in Umbria e in Emilia.
FINCANTIERI. I sindacati hanno già lanciato l'allarme: senza nuove commesse la situazione occupazionale nel 2010 potrebbe diventare esplosiva. Le commesse ci sono fino al 2012, ma se quest'anno non ce ne saranno di nuove scatterà la cassa integrazione. Dunque una 'bomba sociale', perché se i 1.150 addetti alla Fincantieri hanno la cig, i circa 3 mila lavoratori dell'indotto non hanno ammortizzatori.
PETROLCHIMICO GELA. Sono in pericolo centinaia di posti di lavoro, se non si sbloccano le autorizzazioni al ministero dell'Ambiente agli investimenti programmati dall'Eni per il petrolchimico. Lo dicono i sindacati, rilevando come il 60% dei lavoratori dell'indotto vive da mesi in cassa integrazione e ferie obbligatorie.
CENTRO RICERCHE GLAXO. Il gruppo farmaceutico Glaxo-SmithKline ha annunciato un piano di riorganizzazione per centro di ricerche di Verona; ora il timore, secondo i sindacati, è la chiusura dello stesso centro con le conseguenti ricadute occupazionali.
LUCCHINI. Il colosso russo dell'acciaio Severstal vorrebbe cedere le attività europee concentrate nel gruppo bresciano Lucchini, la cui produzione in Italia interessa per lo più lo stabilimento di Piombino.
SETTORE COSTRUZIONI. I sindacati sono in allarme per la situazione di molte piccole aziende già in forte difficoltà. Da qui la richiesta di sbloccare non solo le grandi infrastrutture, ma anche quelle piccole e medie che consentono di rilasciare 'ossigeno' immediato.