Un passo in avanti. Due indietro. Il passo del gambero che si vive nell’area stabiese-torrese rischia di inasprire lo scontro e rimettere in discussione accordi, programmi e intese maturati negli ultimi sei mesi, dopo un cammino lungo e tortuoso.
Avis. Ieri mattina tensioni ai cancelli dell’Avis, dove una sessantina di operai hanno chiesto innanzitutto chiarezza sui programmi e - in ultima analisi - il pagamento degli arretrati: “Si tratta di tre, quattrocento euro a testa per continuare a gestire la nostra condizione di precariato - afferma Luca Ruocco, della Fiom - ma al di là di questo chiediamo all’azienda e al Comune di fare chiarezza sul progetto proposto da De Luca. Siamo tenuti all’oscuro sul futuro di quest’area. Chiediamo di essere convocati e informati”. Si tratta di un progetto di riconversione turistico-ricettivo lanciato proprio dal patron di Avis: la cessione del 50% dello spazio occupato dallo stabilimento al Comune stabiese che inserirebbe il nuovo piano industriale nei finanziamenti di Più Europa, destinato proprio per le aree produttive. Ed è proprio su questo punto che i lavoratori Avis chiedono ‘chiarimenti’ (questa mattina una delegazione si sposterà a Palazzo Farnese per chiedere un incontro con Vozza).
Asl. Maretta e tensioni anche in via De Gasperi, quartier generale della triade di commissari che da quasi un anno gestisce le sorti della sanità locale. “Un fallimento annunciato” tuonano i sindacati attraverso un comunicato firmato da Cgil Fp-Cisl-Uil e Fsi. “Sono passati ormai dieci mesi da quando è nata la Napoli 3 (accorpamento di due aziende sanitarie) e sono esattamente dieci mesi che la sanità pubblica è divenuta ormai moribonda”. Duro attacco proprio alla coppia Lamberti-Grimaldi, direttore generale e amministrativo di un carrozzone capace di liquidare in pochissimi anni una montagna di euro in sprechi e azioni legali: “Non vogliono rischiare - recita il comunicato - e intanto sono rimasti i problemi: 1500 posti di lavoro persi, gli ospedali, privi di risorse, ridotti a succursali delle cliniche private, liste di attesa di mesi per visite specialistiche e un personale ormai demotivato”. E i commissari? Cosa c’entrano con i ritardi e i disservizi maturati in anni di deficit? I sindacati ci vanno giù duro: “Licenziano i precari, chiudono e riducono i reparti, negano i soldi (pochi) della produttività e inventano incarichi per il ‘randagismo’”, affermano. Insomma, anche qui si prevedono serrate nei prossimi giorni.
Fincantieri. “La valanga di cassa integrazione che si annuncia in Fincantieri smentisce le assicurazioni del governo. Infatti, per i carichi di lavoro nel gruppo cantieristico si preannuncia un 2010 drammatico”. A dirlo in una nota è il segretario nazionale della Fiom Cgil e responsabile della cantieristica navale, Giorgio Cremaschi.
“I lavoratori in cassa integrazione, attualmente circa 700 - sottolinea Cremaschi -, saliranno a quota 1.200 a metà anno, per arrivare a 1.600 (il 20 per cento degli addetti del gruppo) a fine 2010. Sono coinvolti tutti gli stabilimenti, ma i siti più colpiti sono quelli di Castellammare, che ha già 400 dipendenti in cassa, di Palermo e di Ancona”. Il ministro Scajola deve assumersi la responsabilità di attuare ciò che è stato promesso”.
Proprio la mancanza di garanzie sul finanziamento delle commesse governative è alla base della mobilitazione indetta per lunedì da Fiom, Fim e Uilm.
Mobilitazione ritenuta eccessiva dai sindacati autonomi Ugl e Failms anche alla luce delle rassicurazioni arrivate dall’azienda come spiegano i segretari territoriali Francesco Salvati (Ugl), Luigi Scarica (Failms) e i rappresentanti delle rsu di fabbrica Giuseppe Giovedi (Ugl) e Ivan Santaniello (Failms). “Noi non siamo contrari alle iniziative di lotta - spiegano i segretari e le rsu delle due sigle sindacali - ma non riteniamo la situazione attuale tale da rendere necessaria la proclamazione di 8 ore di sciopero. Noi siamo per gli scioperi giusti. Ci sembra una misura di lotta eccessiva in questa fase, soprattutto alla luce delle rassicurazioni dell’azienda, dell’arrivo del troncone che ci consentirà di ritornare gradualmente a lavoro a partire da marzo. Riteniamo che occorresse iniziare con iniziative di lotta più graduali senza portare subito i lavoratori in piazza come invece si ha intenzione di fare. Confidiamo nel buonsenso delle altre sigle affinchè revochino lo sciopero convocato per lunedì”.