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Fiat, l’ultima scommessa «anti-crisi»: costruire 300mila auto a Pomigliano
La speranza è quella di guadagnare terreno sul mercato italiano, dove la quota Fiat è ferma al 30%
POMIGLIANO D'ARCO (NAPOLI) -
01/03/2010 -
Trecentomila vetture all’anno. E’ la sfida più complicata del Lingotto, ma è l’ultima strada percorribile per salvare lo stabilimento «Vico». Su Pomigliano la Fiat concentra le sue forze per capire se il mercato interno dell’automobile dovrà essere ancora considerato il piatto forte della casa torinese. E così, parte il piano-scommessa che coinvolge 5.200 operai campani, da mesi legati alle incertezze, alle proteste e alla cassa integrazione. La questione è semplice. Finora, Pomigliano ha prodotto 78mila vetture nel 2008, 36mila nel 2009, con un utilizzo della manodopera di poco superiore al 30%. Una produzione lenta, perché i modelli prodotti in Campania non avevano la spinta degli incentivi. Ora, però, il progetto punta a invertire la tendenza. E così come pè successo a Melfi il Lingotto studia come portare l’utilizzo della manodopera al 93% minimo con una produzione che arrivi a sfornare 300mila vetture all’anno. L’unico modo per rimettere a regime operai e macchinari al Vico è spostarci dentro la lavorazione di un modello “da grandi numeri” come la Panda.
Se dovesse funzionare il piano “anti-crisi” di Marchionne per Pomigliano a beneficiarne sarebbe il marchio Fiat su tutto il territorio nazionale. E allora, la produzione salirebbe a 900mila auto, 200mila in più rispetto alla media degli ultimi due o tre anni. A quel punto, bisognerà capire come risponde il mercato italiano, al quale il Lingotto non vuole legarsi più di tanto, visto che gli affari migliori si fanno sempre più altrove. In Brasile, per esempio, dove le Fiat si vendono senza affanni e dove la casa torinese è l’azienda-pilota. In Italia, invece, la quota del mercato per Fiat si attesta sul 30%, troppo poco per giustificare un aumento della produzione, secondo gli esperti. Marchionne, però, vuole provarci. Magari per un biennio, nella speranza che gli italiani scelgano il “made in Italy” e di conseguenza il sostegno ai piani industriali e di sviluppo negli stabilimenti nazionali del Lingotto.
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