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Furto e riciclaggio di auto e moto: 36 arresti in provincia di Napoli
Le vetture venivano riciclate e clonate attraverso autofficine clandestine e concessionarie compiacenti, situate tra Pompei, S. Gennaro Vesuviano, Striano, Palma Campania e Meta di Sorrento.
NAPOLI -
12/03/2010 -
Scacco matto alla gang specializzata nei furti di auto e moto: trentasei arresti tra l’area flegrea e quella vesuviana, 55 indagati, oltre 150 gli episodi registrati dai carabinieri del comando provinciale di Napoli e della Compagnia di Giugliano. Questi i numeri dell’operazione Golden car. L’inchiesta partita nel 2006 da una denuncia di furto e estorsione per un cosidetto ‘cavallo di ritorno’ ha portato i carabinieri a scoprire una rete articolata e organizzata che - grazie anche a raffinatissime tecniche - riusciva a rubare auto di grossa cilindrata e moto che, in parte venivano restituite in cambio di somme di danaro, e in parte invece venivano riciclate e clonate attraverso autofficine clandestine e concessionarie compiacenti, situate tra Pompei, S. Gennaro Vesuviano, Striano, Palma Campania e Meta di Sorrento. La procura di Napoli ha emesso ordinanze cautelari a carico di 36 persone: 14 sono finite in carcere e 22 ai domiciliari. Nel corso dell’inchiesta, curata dai carabinieri di Giugliano, sono stati scoperti 180 furti. Secondo quanto è emerso dalle indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura di Napoli, la banda avrebbe chiesto tra gli 800 e i 1500 euro per la restituzione di auto e moto rubate.
In un caso, i malviventi presero di mira una imbarcazione da diporto ormeggiata a Mergellina. La base operativa della banda, capeggiata da Vincenzo Di Napoli, un 44enne di Napoli, aveva diramazioni per quanto riguarda il riciclaggio delle auto nell’area vesuviana dove Francesco Alterio, 43 anni di S. Giuseppe Vesuviano, Andrea Caliendo, 38 anni di S. Gennaro Vesuviano, e Sergio Di Palma, 34 anni di Terzigno, organizzavano la clonazione delle auto e la successiva vendita presso concessionarie compiacenti. Le auto rubate, in particolare, nei paesi a nord di Napoli, oppure in estate nel Cilento e nei paesi di vacanza della Calabria se non venivano restituiti ai proprietari con la tecnica del cavallo di ritorno, venivano portate nell’area vesuviana dove esisteva una vera e proprio centrale del riciclaggio. Tra i 55 indagati vi sono anche titolari di autorivendite di auto.
ROSARIA FEDERICO
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