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Municipio, inchiesta sul restyling: acquisiti atti dell’appalto a Torre Annunziata
Sperperi, errori e ritardi per i lavori a Palazzo Criscuolo: fascicolo in Procura
TORRE ANNUNZIATA (NAPOLI) -
19/03/2010 -
La polizia varca il cancello d’ingresso dell’ufficio tecnico, in via Provinciale Schiti. E’ una nuova tappa dell’inchiesta della Procura sul restauro di Palazzo Criscuolo, la sede storica del Municipio di Torre Annunziata, riaperta dopo anni di lavori, ma ancora incompleta. Gli agenti del commissariato oplontino, su delega dei magistrati della Procura della Repubblica, hanno acquisito delibere, determine di liquidazione e fotografie relative all’intervento di ristrutturazione dell’edificio storico di Corso Vittorio Emanuele III, iniziato nel 2003. Gli investigatori sono stati ricevuti dal dirigente dell’ufficio tecnico, l’ingegnere Ciro Cusano, e dall’ingegnere Vincenzo Di Giovanni, in passato a capo dell’Utc del Comune oplontino. Sette anni di lavori, “rattoppi”, ostacoli burocratici e tecnici hanno fatto lievitare i costi dell’appalto iniziale, che si aggirava intorno a un milione e 400mila euro (in parte finanziati mediante i B.O.C., buoni obbligazionali comunali). Finora il Comune di Torre Annunziata ha speso il triplo di quanto programmato all’epoca dell’amministrazione guidata da Francesco Maria Cucolo. E la somma è destinata a crescere ulteriormente, visto che è l’impiantistica risulta incompleta nonostante la sede sia stata riattivata da alcune settimane. Mancano gli allacciamenti alle forniture, alcune stanze sono completamente vuote e, nei giorni più freddi d’inverno, i dipendenti hanno dovuto indossare i cappotti o portare da casa le stufe elettriche perché i locali non disponevano di riscaldamento. Una situazione paradossale, considerata la cifra investita dall’ente municipale. Dietro questo sperpero di denaro pubblico potrebbero configurarsi ipotesi di reato. E’ per questo che la Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha deciso di vederci chiaro ed approfondire la vicenda, aprendo un fascicolo su Palazzo Criscuolo. Le indagini sono affidate al pubblico ministero Mariangela Magariello e coordinate dal procuratore capo Diego Marmo e dall’aggiunto Raffaele Marino. A dare l’input all’inchiesta è stata la stessa amministrazione in carica, in particolare il sindaco Giosuè Starita e l’assessore alla Trasparenza e alla Legalità, Giuseppe Auricchio. Fin dal giorno del suo insediamento all’esecutivo i conti non sono tornati: da una prima verifica degli atti e dai sopralluoghi effettuati all’interno delle stanze dell’edificio, è emersa spropositata la cifra spesa rispetto al risultato ottenuto. L’odissea dell’appalto di Palazzo Criscuolo ha avuto inizio nel 2003, quando fu avviato il cantiere per il restauro e l’adeguamento alle norme antisismiche e di sicurezza dell’edificio storico, costruito poco prima dell’Unità d’Italia. Si aggiudicò l’appalto la ditta Ecores, direttore dei lavori fu designato Stefano Prisco, ex capo dell’Utc. Dopo due anni è arrivato il primo stop. A causarlo è stato il ritrovamento di travi in legno e di affreschi sotto il soffitto di alcune stanze, portati alla luce dopo l’eliminazione di una controsoffittatura.
La presenza di travi e affreschi tutelati dalla Soprintendenza ai beni culturali ha reso necessaria una variante, di un importo pari a quello stanziato nel bando iniziale. La cifra spesa dal Comune ha quindi raggiunto circa due milioni e 700mila euro. Un altro milione di euro, circa, è stato speso negli ultimi due anni. Questo nuovo intervento è servito per sbloccare il cantiere e rendere accessibile il palazzo gentilizio, che, altrimenti, sarebbe rimasto chiuso tuttora.
GIANLUCA DE MARTINO
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