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Precari, protesta a Napoli. Ora i prof dormono in strada
“Sit-in fino a quando il governo non ci garantirà il futuro”
04/09/2010 -
Circa 200 persone, docenti e personale Ata precari della scuola campana, hanno effettuato un presidio di protesta davanti alla sede napoletana dell’Ufficio scolastico regionale.
I precari, molti dei quali hanno dormito tutta la notte in tenda proprio davanti all’ex provveditorato al Ponte della Maddalena, hanno chiesto al ministro Gelmini il ritiro dei tagli al personale della scuola.
Una ventina di autobus - il cui stazionamento è nei pressi della sede dell’Ufficio scolastico - sono rimasti incolonnati per molti minuti, fermi a causa della protesta. Una precaria è salita sul tetto della direzione e ha fissato ai pennoni una bandiera del coordinamento precari della scuola.
Tutte le sigle sindacali, Cgil, Cisl, Uil e Cobas insieme alla Gilda, Snals e Rdb ieri mattina hanno partecipato al presidio che in realtà è il prolungamento della protesta già organizzata giovedì mattina dal coordinamento precari napoletani.
I precari, nella maggiore parte dei casi da molti anni in graduatoria, chiedono più soldi e più cattedre anche alla luce dei nuovi tagli previsti al sostegno comunicati dal ministero alla direzione scolastica regionale solo due giorni fa.
“Il mondo della scuola campana ha subito tagli quasi del 17 per cento - dice Luigi Panacea, della Uil scuola - prima si è parlato di un incremento del sostegno con 1788, confermato dal ministero e poi lo stesso ministero li nega riducendoli a 500. Non si può portare avanti la scuola campana con i soli mille posti assegnati quest’anno e infatti il direttore Pietro Esposito lo aveva capito e ci era venuto incontro. E’ inconcepibile”.
Della stessa opinione anche le altre sigle sindacali. “A noi pare che la situazione sia esplosiva in tutto il Paese - dice Francesco Amodio dei Cobas - forse la Gelmini non sta gradendo le proteste, ma non si annunciano posti di lavoro e poi si ritirano. Sarà solo una mia illazione ma questi tagli mi sanno tanto di punizione”.
Sotto accusa, insomma, i tagli alle cattedre, ma non solo. Anche il ritorno al maestro unico che ha tagliato definitivamente le gambe a migliaia di precari della scuola primaria. Da due anni infatti non si fanno assunzioni in Campania per la scuola primaria, ovvero alle elementari, e con molta probabilità non si faranno neanche nei prossimi anni. “Sui tagli dobbiamo ancora aspettare qualche giorno per avere la definitiva conferma sui numeri - dice il direttore dell’Urs Campania, Pietro Esposito - sono in continuo contatto con Roma. Sul maestro unico entrato in vigore con la riforma, voglio ribadire che sono figlio di questo sistema con un unico insegnante, e concordo in toto con il principio che ha guidato il ministro Gelmini in questa riforma e con l’innovazione in tal senso”. Tuttavia è proprio il ritorno al maestro unico, secondo i precari, a essere il vero problema della Campania. Insieme ai docenti, anche gli Ata: centinaia di loro ha perso il posto, altri non saranno mai assunti. “Eppure è grazie a noi che si aprono le classi - dicono - che le scuole sono pulite e sicure. Ma questo forse alla Gelmini non interessa affatto”.
Quando a Napoli ormai è buio, i manifestanti restano sul piede di guerra. “Non ci muoveremo da qui”, assicurano. Sono una quarantina, tra docenti e personale amministrativo, che hanno allestito anche un gazebo e sono muniti di generi di conforto: annunciano la volontà di continuare a dormire davanti alla sede del Provveditorato fin che non ci sarà uno sbocco alla loro situazione.
C’è una sola nota positiva al termine della giornata di protesta. E la sottolinea la Cisl.
“C’è un passo avanti nella vertenza scuola. Abbiamo chiesto ed ottenuto un incontro in Regione per affrontare i problemi legati all’emergenza. L’assessore all’Istruzione Caterina Miraglia ha convocato un tavolo per lunedì pomeriggio”.
L’obiettivo del sindacato è quello di ottenere risorse regionali sufficienti per aumentare il numero dei posti da destinare ai precari.
Supplenti in vendita su Ebay
Il vento della protesta soffia in ogni città d’Italia e quello dello sciopero della fame è diventato lo strumento di contestazione più forte. Dopo Palermo anche Salerno, e poi molti altri precari hanno deciso di digiunare. Ma c’è chi ha deciso altre provocazioni, come quella del blog messo in piedi sotto il nome di Docentinmutande.
“Laureato in Filosofia - scrive un supplente di Treviso - con il massimo dei voti, abilitato Ssis nelle classi di concorso A036 (Filosofia, psicologia e scienze dell’educazione) e A037 (Storia e filosofia), specializzato su sostegno, con 6 anni di insegnamento alle spalle. Attualmente privo di incarico per le riduzioni orarie legate alla riforma. Disponibile per ruoli di docente in relazione alle discipline di: storia, filosofia, psicologia, sociologia, antropologia, pedagogia e scienze dell’educazione”.
“I precari della scuola - si legge nel blog - mettono in vendita le loro abilità intellettuali su Ebay. Si tratta - ricordano i precari - di professionisti che hanno alle spalle master, specializzazioni, dottorati ed anni di insegnamento”.
Il sogno è che il Governo cambi idea e gli regali una immissione in ruolo, così come “promessa dallo Stato con una legge. E non con il licenziamento”.
Intanto il ministro Gelmini ribadisce le sue precisazioni sui numeri: “non sono 68 mila cattedre tagliate in appena due anni ma, grazie ai pensionamenti, soltanto 12 mila”. Cui occorre sommare altri 16 mila Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) mandati a casa dai tagli del ministro Tremonti. In totale: 28 mila disoccupati in più e 28 mila famiglie disperate per un futuro sempre più incerto.
E il problema diventa anche di reinserimento. Ventuno mila precari hanno già compiuto 50 anni e uno su 200 ha superato i 60. Quasi un precario su 3 ha un’età compresa fra i 40 e i 50 anni. Hanno investito sulla scuola ed ora rischiano di restare fuori da ogni gioco.
Il Governo è stato chiaro: “Non è possibile assumere 200 mila precari”, ha detto giovedì il ministro Gelmini. “la scuola non è ha bisogno”. E da Pordenone a Palermo, passando per Milano e Benevento, i supplenti che hanno deciso di digiunare come forma di protesta estrema aumentano giorno dopo giorno.
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