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Torre del Greco: da braccio armato a pentito, racconta 10 anni di camorra
Silvano Scognamiglio fu arrestato a Natale scorso per tentata estorsione
TORRE DEL GRECO (NAPOLI) -
12/03/2010 -
Quaranta anni, la fama da killer e una lunga militanza tra gli scissionisti del rione Sangennariello, il gruppo di emergenti in guerra con i fedelissimi del clan Falanga per il controllo delle attività criminali a Torre del Greco. E’ il profilo di Silvano Scognamiglio, alias Quattro Jolly, ex punta di diamante degli esattori guidati - secondo gli investigatori - dal ras Ciro Grieco e nuovo collaboratore di giustizia in una piazza notoriamente “avara” di aiuti per gli investigatori. Un pezzo da Novanta della camorra di Torre del Greco che ora potrebbe diventare un’arma micidiale nelle mani dell’Antimafia per smantellare definitivamente la cupola delle due organizzazioni in guerra all’ombra del Vesuvio. Una guerra che in quattro anni ha lasciato undici cadaveri sull’asfalto delle strade cittadine - dall’omicidio di Luciano Loffredo fino al massacro del boss Gaetano Di Gioia, noto come ‘o tappo, massacrato il 31 maggio 2009 a due passi dalla basilica di Santa Croce - e messo in croce commercianti e imprenditori della città del corallo, costretti a fronteggiare un doppio assalto estorsivo. Uno scenario criminale che il fiancheggiatore di Sangennariello - ritenuto il capo degli esattori al soldo degli scissionisti - potrebbe ora svelare alla Dda, ricostruendo così il fitto mosaico di intrecci e di affari gestiti dalla camorra di Torre del Greco. La decisione di Silvano Scognamiglio di chiudere con il passato non è stato ufficializzata, ma le grandi manovre per mettere al riparo i familiari del quarantenne da eventuali ritorsioni sono già scattate: la moglie e la figlia di Quattro Jolly - insieme ai genitori e ai parenti stretti - sono già stati prelevati dal rione-bunker degli scissionisti e trasferiti in una località segreta. Lo stesso Silvano Scognamiglio poi è stato “separato” dai soci con cui condivideva il braccio del carcere di Poggioreale.
Dopo avere scontato una condanna per tentata estorsione, il pregiudicato era in libertà da circa 10 anni. Dieci anni in cui, secondo gli investigatori, avrebbe scalato diverse posizioni all’interno dell’organigramma camorristico fino a diventare il fiancheggiatore di fiducia di Cirotto ‘a marchesa, il colonnello di via Teatro. Una tesi confermata alla vigilia di Natale, quando scattò il blitz che portò all’arresto di 8 (presunti) affiliati alle due cosche: in cella finirono non sono Isidoro Di Gioia e Ciro Grieco - ritenuti rispettivamente a capo dei fedelissimi del clan Falanga e del gruppo di emergenti - ma pure gli esattori incaricati di portare ai commercianti l’imbasciata del boss. “Cirotto ti vuole vedere, vieni dietro la piazzetta”, il messaggio recapitato agli imprenditori da taglieggiare da Silvano Scognamiglio & co. “Da oggi a Torre del Greco ci siamo noi, Torre del Greco siamo noi”, la minaccia per piegare tutti al volere degli scissionisti. Un gruppo a cui, adesso, Silvano Scognamiglio sembra intenzionato a voltare definitivamente le spalle.
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