Usura a Portici, condannato Gioacchino Ranavolo, affiliato al clan Formicola

Condannato Ranavolo ad otto anni e mezzo di carcere oltre ad una provvisionale di 50mila euro

PORTICI (NAPOLI) - 10/03/2010 -

Succhiava il sangue ad un imprenditore di Portici. Applicava un tasso del 100% per un prestito accordato diversi anni fa. Una storia di disperazione e di minacce che si è conclusa con l’arresto in flagranza di reato dell’aguzzino, fermato mentre riscuoteva gli interessi dalla vittima. Nella rete dei carabinieri finì Gioacchino Ranavolo, 57enne di Portici, volto noto alle forze dell’ordine, con una lunga carriera criminale alle spalle e ritenuto affiliato al clan Formicola di San Giovanni a Teduccio. Gli inquirenti gli contestarono i reati di tentata estorsione ed usura.  Ieri, per quei fatti, il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Napoli ha condannato Ranavolo ad otto anni e mezzo di carcere oltre ad una provvisionale di 50mila euro. Un lungo lavoro d’indagine quello dei carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna guidati dal tenente colonnello Fabio Cagnazzo, che hanno accertato che Ranavolo, approfittando dello stato di necessità della sua vittima, aveva prestato più volte somme di denaro all’imprenditore porticese praticando interessi a tassi usurari fino al 100% annuo. I reati sono aggravati dall’articolo 7 avendo i carabinieri accertato che l’attività del 57enne era finalizzata a favorire il clan di appartenenza. L’uomo fu arrestato il 13 marzo del 2009 grazie alla collaborazione della vittima che dopo anni di vessazioni e minacce, trovò la forza di denunciare l’aguzzino.

La vita dell’imprenditore  
era diventata un inferno. Il prestito cresceva di mese in mese e l’uomo non riusciva più a saldare le rate e alla fine, si decise a fare il passo più difficile: presentarsi dai carabinieri per raccontare il suo dramma, fatto di interessi che moltiplicavano il suo prestito. Scattarono le indagini e dopo un periodo di attività tecniche, i carabinieri di Castello di Cisterna tesero una trappola al 57enne del clan Formicola. Organizzarono un appuntamento tra la vittima e l’aguzzino e mentre l’imprenditore saldò la rata, intervennero i militari che fermarono Ranavolo. L’aguzzino non aveva messo in conto la reazione della vittima e fu bloccato mentre aveva appena messo nella tasca dei pantaloni il denaro.  L’imprenditore finalmente libero, tirò un sospiro di sollievo. Era uscito da un vortice dal quale non riusciva più a vedere una via d’uscita. Nel frattempo, il 57enne fu portato in carcere e a quasi un anno dall’arresto, il pregiudicato di Portici è stato processato e condannato.  Inoltre, il 57enne del clan Formicala è stato giudicato anche per evasione in quanto, sottoposto al regime degli arresti domiciliari dal Tribunale di Firenze per reati di usura ed estorsione, era stato sorpreso dai militari fuori dal luogo di detenzione. Un’altra grana per Ranavolo, che ha reso più pesante la condanna.  

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