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Cresce la disoccupazione, in Campania supera il 15%
Istat: media nazionale al 9%. In 2 anni perderemo altri 246mila posti
25/06/2010 -
‘’L’economia italiana è fuori dalla recessione’’, il verdetto del Centro Studi di Confindustria cozza con i dati Istat legati alla disoccupazione. Nel primo trimestre del 2010, infatti, i senza lavoro sono saliti al 9,1% (dato non destagionalizzato), una percentuale ancora più allarmante se la si confronta con quella dello stesso periodo del 2009, che era al 7,9%.
Si tratta del livello più alto dal primo trimestre del 2005, sostiene l’Istat, sottolineando che il tasso destagionalizzato è, invece, pari all’8,4%, il livello più alto rispetto ad uno stesso dato destagionalizzato dal terzo trimestre del 2003.
La situazione resta gravissima al Sud e in Campania in particolare. Qui, nei primi tre mesi del 2010 sono stati bruciati 35 mila posti di lavoro. Secondo l’istituto di statistica, il numero di persone che lavorano in regione nei primi tre mesi dell’anno sono 1,573 milioni; nello stesso periodo dello scorso anno erano 1,608 unità. Il tasso di disoccupazione in Campania è pari al 15,3 per cento, rispetto a una media italiana del 9,1 per cento (al Sud è 14,3 per cento).
In realtà, leggendo tra le righe dello studio di Confindustria si riscontrano le prove dei dati allarmanti dell’Istat. Anzi, tra quest’anno ed il prossimo l’onda lunga della crisi economica potrebbe portare ad una ulteriore riduzione di 246mila posti di lavoro. Gli economisti ipotizzando la domanda di alvoro attesa ed il possibile processo di riassorbimento dalla cassa integrazione (solo al 50% per la cig straordinaria, quasi completo per l’ordinaria). Così “il numero di persone occupate calerà di 144mila unità dal quarto trimestre 2009 al quarto del 2010, e di altre 102mila nel corso del 2011”. Nonostante una forza lavoro prevista in crescita nel 2011 (+0,2%), il tasso di disoccupazione è atteso in aumento all’8,7% a fine 2010 ed al 9,4% a fine 2011.
Insomma, sebbene qualche spiraglio di luce c’è, la situazione italiana resta drammatica.
Tornando all’occupazione: nel primo trimestre del 2010 è diminuita di 208 mila unità rispetto allo stesso periodo del 2009. L’Istat precisando che “c’é ancora il segno meno ma la caduta è meno intesa”. Nello stesso periodo - fa notare sempre l’Istituto - erano al lavoro 22 milioni e 758 mila persone.
Quindi, il calo degli occupati rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente è pari allo 0,9%.
In ogni caso, “l’economia italiana è fuori dalla recessione’’ secondo il Centro Studi di Confindustria che oggi prevede una ripresa “più solida rispetto alle stime rilasciate a dicembre”.
Nonostante un impatto restrittivo della manovra economica 2011-2012, che il CsC stima in un “-0,4% l’anno”, gli economisti di via dell’Astronomia hanno rivisto al rialzo le stime sulla crescita al +1,6% del Pil per il 2011 (dal +1,3%). +1,2% nel 2010 (da +1,1%). La disoccupazione è invece attesa in aumento, dopo 528mila i posti di lavoro già persi a fine 2009 in 2 anni di crisi.
Valutazione dell’euro (rivista a 1,2 dollari) ed esportazioni trainate dalla ripresa del commercio mondiale sono tra i driver che piùsecondo gli economisti di Confindustria permetteranno all’economia italiana una ripresa migliore delle precedenti stime nonostante un impatto restrittivo della manovra economica. La sola svalutazione del cambio potrà dare una spinta alla crescita pari a circa un punto di Pil. Mentre tra i fattori che frenano c’é anche l’impatto sui consumi della sfiducia dei consumatori. “La ripresa annunciata un anno fa in forma di germogli ha acquistato impeto”, rileva il CsC. Sul fronte del lavoro il CsC prevede una “partenza ritardata”, con un parziale e lento recupero solo nel 2011 (+0,5%).
Mentre il cuscinetto della cassa integrazione “ha dimezzato il calo di occupati”: i 528mila posti di lavoro persi dal primo trimestre 2008 al quarto 2009 rappresentano “una contrazione del numero di occupatì pari alla meta della modalità di calcolo statistica delle Ula (unità lavorative equivalenti a tempo pieno), che sale a un milione e 91mila in meno. Mentre sul fronte dei conti pubblici “se completamente effettuata e confidando nella miglior crescita, la manovra messa a punto dal Governo e all’esame del Parlamento piegherà il deficit pubblico al 4,1% nel 2011, dal 5,1% di quest’anno, ma il debito pubblico arriverà al 118,9% del Pil”. Quanto alla manovra, le misure per 2011 e 2012 “hanno nell’immediato un impatto frenante stimabile in uno 0,4% di Pil in meno per ciascuno dei prossimi due anni”.
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