|
Terremoti in Campania, ecco la mappa del rischio: criticità in 129 Comuni, solo 62 città «fuori pericolo»
di RAFFAELE SCHETTINO
Scarica la mappa del rischio in Campania. La classificazione «prima» e «dopo» il 2002
L’ultima classificazione sismica in Campania risale al 2002, quando la Regione adottò la nuova mappa del rischio in una delibera del 7 novembre (la numero 5447). E’ quella la data in cui le istituzioni fissarono la linea di confine tra il «prima» e il «dopo», ovvero tra gli studi del passato, condotti a partire dal sisma dell’Irpinia, e quelli che si sono basati sulle tecnologie ultramoderne legate anche allo studio dei fenomeni del sottosuolo.
I livelli di sismicità, in base alla revisione del rischio, sono passati da 4 a 3, e si è cancellata la voce «aree non classificate», nella quale erano compresi oltre 80 Comuni, parte dei quali nella zona vesuviana, in Costiera amalfitana e nel Cilento. Oggi, invece, la cartina del rischio della Campania è divisa in tre zone.
Quella ad «elevata sismicità» comprende 129 Comuni, quella a «media sismicità» ne comprende 360, quelli a «bassa sismicità», infine, solo 62. Sostanzialmente i rischi maggiori sarebbero legati al beneventano, all’avellinese e al salernitano, soprattutto in quei Comuni al confine con il Molise, la Puglia e la Basilicata.
Inseriti nella fascia del «basso rischio», invece, ci sono i Comuni che ricadono nell’area ai piedi dei Monti Lattari, ovvero l’area che va da Castellammare di Stabia a Positano, passando per la penisola sorrentina, e nella zona del Cilento, da Paestum fino a Sapri, lungo la fascia di costa.
Tutti gli altri Comuni sono considerati in una classificazione del rischio «medio». E in quest’area ricadono anche i Comuni della zona Rossa ai piedi del Vesuvio, dove oltre ai fenomeni sismici vanno calcolati quelli legati all’attività del vulcano. Ovviamente anche la città di Napoli fa parte dell’area colorata in «azzurro», così come l’area metropolitana di Salerno.
04/06/2012
|