C’è già una rosa di sospettati per il masacro di piazza Imbriani, almeno 4 uomini. Potrebbero essere coinvolti nell’omicidio di Antonio Iapicca, crivellato da una pioggia di piombo tra i tavolini del bar Paolillo. Non ci sono ancora nomi nel registro degli indagati, ma l’impressione è che potrebbero finircene presto. Quelli sospettati o altri.
Le indagini si concentrano a Torre Annunziata e in particolare nelle roccaforti del clan Gallo-Cavalieri. In 24 ore, infatti, gli agenti del commissariato di Torre Annunziata ritengono di avere tra le mani elementi concreti per depennare due piste dagli appunti.
Di sicuro non è stata una vendetta trasversale e quasi certamente non è stato il guanto di sfida lanciato da un’organizzazione criminale proveniente dai Comuni limitrofi.
Il massacro del fratello di Giovanni Iapicca, killer del clan Gionta ed ergastolano per la mattanza dei pusher di via Murat, sarebbe decisamente l’inizio della nuova faida di camorra. Una guerra che i Cavalieri avrebbero deciso di combattere per capovolgere gli equilibri sul territorio e per dare una spallata decisiva alla cosca di Palazzo Fienga, minata da mesi dagli arresti e dalle condanne.
La fotografia è chiara agli investigatori, anche perché, spulciando l’agenda dei fatti di cronaca nera degli ultimi mesi, hanno ben chiaro che il clan Gionta è finito sotto assedio, alle corde, incalzato dagli stessi avversari che nell’estate del 2007 aveva messo in ginocchio con la logica del piombo e del sangue. La logica di Pasquale Gionta, il secondogenito di don Valentino, anche lui all’ergastolo per la strage di via Murat, nella quale morirono due rampolli dei Cavalieri.
Tutto nascerebbe dal tentato omicidio di Giuseppe Maresca, alias «‘o saccaro», uomo dei Cavalieri ferito davanti alla cassa della pizzeria Stella Verde nella zona nord di Corso Umberto I. Era marzo di quest’anno e fu il raid che ruppe un equilibrio instabile. Quell’agguato fu ordinato da Palazzo Fienga, che nel frattempo aveva riposto il suo destino, assieme a tutte le strategie criminali e a tutti gli affari illeciti, nelle mani dei rampolli della cosca. Da Salvatore Paduano, nipote di donna Gemma Donnarumma e primula rossa nonostante la sua giovanissima età (22 anni), a Michele Papa, uomo al quale era stato affidato il business delle estorsioni.
La certezza della regia di quel raid, come è già emerso all’indomani dell’ultimo blitz contro i baby-boss dei Gionta, starebbe tutta nelle intercettazioni telefoniche e ambientali, durante le quali Catello Raia (arrestato per estorsioni) sussurra a Michele Papa: «Non lo riuscirono ad ammazzare il mese scorso» a quel «pezzo di m...», riferendosi proprio a Giuseppe Maresca che, evidentemente, era diventato un ostacolo sul cammino dei «valentini».
Già all’epoca, infatti, l’agguato (nel quale rischiò di rimanere ferito un bambino che era in pizzeria in comnpagnia del nonno) fu catalogato come «messaggio» ai Gallo-Cavalieri sullo sfondo del business del racket.
Le intercettazioni e gli ultimi 4 arresti in seno ai Gionta, poi, proveranno che Palazzo Fienga aveva deciso di rilanciare il business delle tangenti, puntando a tappeto su commercianti e imprenditori, anche a costo di compromettere gli equilibrio instabili creatosi alla fine della faida del 2007. A far capire che la tensione era tornata alta, un’altra intercettazione durante una lite personale tra giontiani. «Ora per salvarti devi buttarti solo con i Cavalieri», dice uno all’ex amico. Lasciando intendere che i Gallo restavano gli avversari di sempre, da combattere. Quel raid in pizzeria, in ogni caso, fu un affronto che i Cavalieri non hanno mai digerito, tanto che, dopo due avrebbero deciso di reagire. La tesi degli investigatori si fonda su due episodi. O meglio su due agguati falliti nel giro di 3 settimane.
Il primo organizzato il 2 giugno contro Michele Papa, il principe delle estorsioni di Palazzo Fienga finito in carcere. Papa finì nel mirino dei killer mentre era davanti alla porta della sua abitazione in piazza Giovanni XXIII, nei pressi della Basilica della Madonna della Neve. «Hanno sparato i fuochi di artificio nella porta», dicono i fedelissimi di Papa a telefono. «E’ un casino».
Papa scampa alla pioggia di 5 proiettili. Si salva per miracolo, così come si salva per miracolo un altro boss di Palazzo Fienga, nel mirino dei sicari la sera del 28 giugno. E’ la sera dei caroselli per la qualificazione dell’Italia alla finale dell’Europeo, in piazza si festeggiano i due gol di Balotelli alla Germania e due killer in moto fecero fuoco nel regno dei Gionta senza centrare il bersaglio. Anche, secondo gli 007 i Cavalieri lanciarono un messaggio. Poi l’affondo. Plateale. E la morte di Antonio Iapicca, autista di multi-taxi, apparentemente fuori dagli affari illeciti dei Gionta. Per gli investigatori non ci sono dubbi: è la prima vendetta, la pioggia di fuoco che riapre la faida.