Alleanza di Popolo non ci sta. E parte al contrattacco, rimandando al mittente le accuse contro la decisione di candidare Roberto Conte alle elezioni regionali campane. Il candidato governatore del Pdl, Stefano Caldoro non arretra di un passo. E ribadisce la sua contrarietà alla nomination dell’ex consigliere di Verdi e Margherita, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione camorristica.
“Io quei voti non li voglio” la replica dell’ex ministro. Il quale minaccia di dimettersi nel caso in cui le preferenze di Conte dovessero risultare decisive ai fini della vittoria elettorale.
A nulla sono valse le rassicurazioni fornite dallo stesso consigliere, che pure ha annunciato che non si presenterà nell’aula del parlamentino campano, anche in caso di elezione: “Caldoro può stare tranquillo - ha detto Conte - non entrerò in Consiglio fino a quando non avrò dimostrato la mia innocenza. Sinceramente non pensavo di scatenare tutto questo pandemonio, ma se questo serve a dare una scossa, a risvegliare le coscienze, allora ben vengano le polemiche”.
“La candidatura di Roberto Conte è stata inserita nottetempo, in maniera sleale, a tradimento” ha ribadito l’aspirante presidente del Popolo delle Libertà, in un faccia a faccia con Lorenzo Fuccaro sulla videochat del Corriere della Sera. “Da parte mia - ha continuato - non c’è stata nessuna firma alla lista nella quale si presenta. Io ho firmato solo i contrassegni elettorali”.
“Quello di Conte era un nome che girava - ha spiegato Caldoro -. Noi abbiamo detto che non l’avremmo accettato mai. Poi, abbiamo purtroppo un problema di controlli. All’ultimo secondo i candidati presidenti hanno solo la responsabilità di firmare dei moduli di accettazione che riguarda i contrassegni elettorali”. “La lista è stata modificata all’ultima ora - la denuncia del segretario nazionale del Nuovo Psi - con l’inserimento di un nome che noi avevamo bocciato. Era stata anche studiata la possibilità di ritirare l’apparentamento, ma questo la legge non lo prevede”.
Sull’argomento è intervenuto direttamente da Roma anche il presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Giuseppe Pisanu. “Le verifiche sul rispetto da parte dei partiti del codice di autoregolamentazione si faranno dopo le elezioni regionali e amministrative” ha sottolineato l’esponente del partito di Berlusconi, rispondendo a chi, nel corso di una seduta della stessa Commissione, lo sollecitava a commentare il caso della candidatura dell’ex politico del Centrosinistra. “Non possiamo che prenderne atto - ha ammesso Pisanu - ma sarà oggetto di verifiche che faremo subito dopo le elezioni”.
Intanto i vertici dell’Alleanza di Popolo hanno fatto quadrato, difendendo a spada tratta la loro decisione. Ieri mattina, i vertici del movimento capitanato dall’avvocato Alfonso Luigi Marra hanno convocato un incontro per difendersi dalla pioggia d’accuse piovuta un po’ da tutte le parti sulla scelta di schierare l’ex consigliere dei Verdi nella loro lista. “Roberto Conte non è l’unico candidato coinvolto in guai giudiziari - ha tuonato il segretario dell’Alleanza, Nicola Turco -. Ecco perché siamo anche pronti ad estrometterlo dalla competizione, ma ad una condizione che il Pdl rinunci a candidare Ciro Borriello, Pietro Diodato, Luciano Passariello, Alberico Gambino, Pasquale Giacobbe e Massimo Ianniciello; il Pd ritiri Corrado Gabriele, Rosetta D’Amelio, Giuseppe Russo, Ugo Carpinelli e il candidato presidente Vincenzo De Luca e l’Udeur faccia a meno di Sandra Lonardo-Mastella e Pietro Mastranzo”. “Nelle varie altre liste collegate di questa competizione elettorale - ha continuato Turco - si segnala la presenza di almeno venti candidati condannati. Chiediamo che vengano ritirate tutte”. Secondo Turco: “nessun magistrato può dire che un Conte è un delinquente mentre gli altri non lo sono. Le liste pulite valgono per tutti e non solo per qualcuno. Noi siamo qui per garantire tutti. Ecco perché dico: o tutti o nessuno. Perché se la legge è uguale per tutti allora tutti devono essere coerenti fino all’ultimo”.
Nel mirino dell’avvocato Marra, portavoce del movimento che ha, di fatto, notificato la candidatura di Conte, sono finiti i vertici dell’Udc Lorenzo Cesa e Pieferdinando Casini. “Conte mi è stato mandato dalla direzione nazionale dell’Udc durante le europee - rivela il penalista - perché lo utilizzassimo ai fini della campagna elettorale. Mi risulta strano, dopo tante manifestazioni, anche davanti a centinaia e centinaia di persone presenti a casa mia, con rappresentanti di livello locale e regionali dell’Udc, fare finta di non sapere. Veramente non so più cosa pensare. La mia guerra di riforma della giustizia è la stessa che pure sostiene il Pdl. Per una volta sono perfettamente in linea con le posizioni del partito di Berlusconi che pure sostengo. Mi stupisco del loro stupore. Credetemi: il caso Conte è solo fumo negli occhi che serve a distogliere dai veri crimini delle banche”. Infine una battuta sul coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino: “Francamente non lo conosco. Ci saremo visti sì e no una sola volta. E comunque non ho mai detto che Cosentino fosse al corrente della candidatura di Conte”.