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Caldoro, sì al nucleare: “La linea del governo è giusta, si va avanti”

Il candidato alla presidenza regionale dice di voler seguire i competenti del settore

NAPOLI - 06/02/2010 -

Il candidato del Pdl alla presidenza della Campania Stefano Caldoro appoggia la linea dell'esecutivo nazionale sul rilancio del nucleare; in Campania, però, aggiunge, da governatore seguirebbe il parere dei tecnici, secondo i quali il territorio non sarebbe idoneo ad ospitare delle centrali. "Se non c'é la possibilità noi difenderemo il fatto che la possibilità non ci sia", ha detto a riguardo, sottolineando che non si tratta però di una presa di posizione ideologica contro il nucleare. Caldoro ne ha parlato a Napoli, a margine della presentazione dei club del Pdl, a Palazzo Alabardieri, rispondendo a una domanda sul tema: "Lo abbiamo detto in maniera molto chiara. Noi teniamo una linea nazionale - ha sostenuto - e il nucleare é parte degli impegni europei, quindi noi siamo in Europa, nel mondo, il nucleare è una scelta strategica per l'Europa, ed è giusto che l'Italia abbia fatto questa scelta". "Poi c'é il tema della sicurezza - ha continuato - è meglio controllare noi le nostre centrali: le abbiamo attorno alle Alpi, le avremo nel Mediterraneo, le abbiamo già praticamente in casa.

Il problema non né dire, quindi, 'non le voglio', perché un eventuale danno ci coinvolgerebbe
direttamente". "La Campania è poi una questione diversa - ha chiarito -: i tecnici dicono che per ragioni di carattere morfologico e rischio sismico, pare che la nostra non sia una delle regioni in possesso delle condizioni per la realizzazione di qualche centrale". Da presidente si batterebbe dunque, Caldoro, per ostacolare l'installazione di un impianto nucleare? "Io rispetto sempre le scelte tecniche, le scelte di chi è competente del settore - ha risposto -. Non è però un problema di tutela generica del territorio, o un fatto ideologico, è solo un problema di natura tecnica. Se non c'é la possibilità noi difenderemo il fatto che la possibilità non ci sia".

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Claudio Pipitone - 11/11/2010 16:50:27 Sì al nucleare, ma ad una condizione SI’ AL NUCLEARE, MA AD UNA CONDIZIONE! Sono personalmente convinto che da parte delle popolazioni non sia più ulteriormente accettabile il criterio di costruire le centrali nucleari “a cielo aperto” così come si è fatto un po’ dovunque fino ad oggi, mentre la costruzione di nuove centrali potrebbe essere agevolmente accettata dalla generalità delle popolazioni e prescindere dalle speculazioni politiche sull’imponderabile loro pericolosità sociale, qualora esse fossero costruite in “bunkers sotterranei” dove, già fin nella fase iniziale di progetto e costruzione, fosse previsto un protocollo di procedure atte all’ermetico sigillamento della centrale in un “sarcofago” impermeabile alle radiazioni (entombment decommissioning), al fine di contenere la radioattività al suo interno a fine ciclo vita della centrale oppure nel deprecato caso, impossibile da escludere a priori, di un atto ostile di tipo terroristico, di guerra asimmetrica o sabotaggio posto in essere dall’interno della centrale stessa, volutamente mirato a ricercare l’obiettivo di provocare deliberatamente una fuoriuscita di radioattività nell’ambiente esterno. Esiste inoltre anche un rilevante aspetto economico da considerare: costruendo le centrali in bunkers sotterranei già predisposti per l’ermetico sigillamento, emergono anche costi certi per la futura dismissione della centrale a fine ciclo vita, consentendo fin dall’inizio di stabilire in modo onnicomprensivo il costo finale del kilowatt/ora prodotto, evitando di scaricare sulle generazioni future (la vita media di una moderna centrale è di circa 60 anni) gli esorbitanti costi che oggi tutti indicano per lo smantellamento finale delle centrali attualmente già costruite a cielo aperto. I tempi ed i costi iniziali della costruzione di un apposito “bunker-sarcofago” sotterraneo al posto dell’attuale guscio a cielo aperto, più quelli finali relativi all’ermetico e veloce sigillamento di un sito già perfettamente predisposto per tale operazione, sarebbero sicuramente di gran lunga inferiori ai costi ed ai tempi oggi necessari per l’entombment decommissioning di fine ciclo vita realizzato con lo smantellamento e la decontaminazione pezzo per pezzo degli impianti a cielo aperto (anche oltre 500$/kWe e decenni di lavoro): la Word Nuclear Association calcola in diverse centinaia di bilioni di dollari (anno 2001) la sola operazione di dismissione finale del parco di centrali nucleari a cielo aperto già costruite negli U.S.A., cifra che appare enorme rispetto ai costi di un apposito bunker-sarcofago sotterraneo, dei relativi apparati per il sigillamento e della sua attuazione finale. La proposta di eliminare le centrali a cielo aperto costruendole in bunker sotterranei non è nuova ed ha anzi dei padri illustri: il Premio Nobel Sacharov ed in Italia il Prof. Mario Silvestri che nel suo libro “Il futuro dell’Energia” (edizioni Bollati-Boringhieri) già nel 1988 ne sottolinea la validità. Da quegli anni ad oggi le tecniche costruttive hanno fatto passi da gigante e la complessità ingegneristica della gestione sotterranea di un impianto nucleare è assai simile a quella già ottimamente risolta nei sottomarini nucleari che gestiscono un reattore nucleare nella profondità degli abissi marini e quindi le odierne tecnologie sono ormai pienamente in grado di supportare la gestione sotterranea di una centrale nucleare. La ragione per cui a mio modesto parere le centrali nucleari non debbono più essere costruite a cielo aperto, non è da ricercarsi in un timore derivante da un eventuale guasto tecnico al reattore, poiché oggigiorno questi impianti hanno raggiunto una tolleranza ai guasti ed una sicurezza intrinseca talmente elevata da indurre ad una ragionevole esclusione delle probabilità di una fuoriuscita radioattiva all’esterno della centrale esclusivamente per causa di un guasto od un malfunzionamento tecnico. La ragione grave, invece, risiede nella necessità di garantire la sicurezza proprio nel deprecato caso di un disastro fatale ed irreparabile voluto e deliberatamente provocato alla centrale, ad esempio, da un commando suicida di terroristi che riesca in qualche modo ad infiltrarsi all’interno della centrale con esplosivo ad alto potenziale posizionandolo ed esplodendolo con modalità idonee a determinare la fuoriuscita di radioattività all’esterno della centrale, oppure per effetto di una deliberata azione esterna di guerriglia che nei prossimi decenni (la vita di una centrale è di circa 60 anni) sarà sempre più guerra atipica ed asimmetrica, assumendo quindi in futuro forme, modalità, armamenti oggi del tutto impensabili. Tutte le nazioni già oggi si vedono esposte al pericolo di azioni di guerra atipica e lo saranno ancor più nel corso dei prossimi decenni, al punto che anche l’Italia mantiene proprie forze militari all’estero nel tentativo di eradicare questi fenomeni fintantoché essi si generano ancora lontano da noi, nella speranza di riuscirvi prima che possano arrivare a colpire anche in Italia, ma il caso di un attacco portato con successo alle centrali nucleari è ben più temibile di quello tradizionale portato alle risorse energetiche di un paese, come ad esempio una diga, un deposito petrolifero, un rigassificatore, una superpetroliera, perché nel caso di obiettivi convenzionali si deve combattere contro acqua, fuoco, inquinamento petrolifero e/o chimico, elementi che storicamente conosciamo meglio e con i quali siamo meglio addestrati ed attrezzati a confrontarci rispetto alla contaminazione radioattiva. Nessuno è in grado di escludere che la buona dose di fantasia e di fortuna che hanno caratterizzato il pieno successo dell’azione terroristica dell’11 settembre 2001, non possano nuovamente replicarsi con pari successo verso le centrali nucleari attraverso strumenti e modalità le più diverse ed impensate, difficilmente prevedibili oggi nel momento in cui ci accingiamo a costruire le nostre centrali, ma che però in un futuro potrebbero in qualche modo riuscire a vanificare e superare le barriere di sicurezza attiva e passiva attualmente disposte. A questo proposito occorre considerare che poiché una centrale costruita oggi proietta il suo ciclo di vita lungo l’arco temporale dei prossimi 50/60anni, in quell’epoca futura il naturale evolversi del progresso tecnologico potrebbe aver messo a disposizione di eventuali mani ostili strumenti bellici offensivi di gran lunga più efficaci di quelli oggi ipotizzabili e verso i quali sono oggi previste e dimensionate le barriere di difesa dei reattori nucleari. Con questo non si chiede di cercare di rendere le centrali nucleari inespugnabili od anche solo altamente resistenti ad eventuali attacchi per tentare in qualche modo di vanificarli e di renderli inoffensivi qualora essi si verificassero: lo scopo è invece quello opposto e cioè di limitare al minimo possibile i danni nell’infausto caso in cui, a prescindere dalle difese adottate, ciononostante una mano ostile riesca ugualmente a realizzare un attacco con pieno successo provocando all’esterno della centrale costruita a cielo aperto, quella fuoriuscita di radioattività sul territorio e sulle popolazioni circostanti che oggi tutti incautamente paiono tranquillamente escludere a priori che possa mai più accadere nei decenni futuri. Si tratta dunque di accettare il criterio per cui, ad esempio, pur ritenendo che una nave sia sicura ed “inaffondabile”, si prevede ugualmente una sufficiente dotazione di scialuppe di salvataggio qualora un imprevedibile infausto evento provocasse ugualmente l’affondamento della nave. Nel caso delle centrali nucleari il criterio analogo è di munire gli impianti non tanto di superbe barriere di difesa e di un’imponente e costosissima sorveglianza militare, quanto d’installare apparati disponibili in ogni momento e predisposti a garantire la rapida, sicura, efficace ed efficiente applicazione di prefissati protocolli di sigillamento della centrale in un impermeabile sarcofago all’interno del bunker sotterraneo in cui essa già si trova collocata. Da un punto di vista politico mi pare inoltre un’imperdonabile imprudenza da parte dei Governi escludere che in un futuro vicino o lontano non si verificheranno mai degli attacchi terroristici, di guerra asimmetrica o di sabotaggio, contro delle centrali nucleari e soprattutto che qualcuno di questi non possa essere portato con pieno successo raggiungendo l’obiettivo della fuoriuscita di radioattività dal guscio esterno di contenimento di una centrale a cielo aperto, contaminando aria, acqua, territorio, popolazioni, animali e coltivazioni alimentari. Le centrali nucleari, specialmente quelle a cielo aperto, nel lungo periodo saranno inevitabilmente obiettivi terroristici e/o militari estremamente ambiti per il fatto che offrono la possibilità di causare, in un sol colpo, un duplice ingentissimo danno: il primo, nell’immediatezza dell’evento, costituito dal venir meno sull’intero territorio irrorato dalla centrale, dell’energia elettrica che rappresenta l’elemento essenziale per il funzionamento dei sistemi di comunicazione, di produzione e di organizzazione sociale e, nello stesso tempo, possono infliggere un secondo ingentissimo danno di lungo periodo, certamente assai superiore al primo per gravità, nel riuscire ad ottenere la fuoriuscita di radioattività nell’ambiente, contaminando popolazioni, aria, acqua, terreno e cibo, con le ben note conseguenze che si protraggono per molti decenni dopo il compimento dell’atto ostile. Ora vedendo riproporsi da parte del Governo l’intenzione di costruire centrali nucleari in Italia, vorrei riuscire a richiamare l’attenzione su questo particolare aspetto del problema della sicurezza e rendere note a chi di dovere le ragioni che dovrebbero imporre la messa al bando delle attuali centrali nucleari “a cielo aperto” e la costruzione delle future nuove centrali in speciali “sarcofaghi-bunker” sotterranei già perfettamente predisposti per essere rapidamente ed ermeticamente sigillati non solo a fine ciclo vita, ma in qualsiasi momento questa operazione si rendesse precocemente inevitabile. Su Internet alla pagina web http://www.claudiopipitone.it/ipotesi_nucleare.htm si trovano le principali motivazioni, fra cui quelle sopra riportate, che a mio avviso conducono alla scelta obbligata di costruire le nuove centrali nucleari in bunkers sotterranei pronti in qualsiasi momento per il loro sigillamento in un ermetico sarcofago.
 
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