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Complotto "anti-Caldoro": Cosentino interrogato dai magistrati
L'ex sottosegretario: "Ho risposto alle domande, mai screditato il presidente"
17/07/2010 -
Nicola Cosentino esce dalla Procura di Roma dopo 4 ore di interrogatorio e viene accerchiato dai giornalisti. Taccuini, microfoni, flash e telecamere sono lì ad attenderlo e lui abbozza un sorriso forzato: “Non ho mai tentato di screditare Stefano Caldoro”. Lo ha detto anche davanti ai magistrati che lo hanno indagato per associazione per delinquere e violazione della legge Anselmi sulle società segrete. “Non ho niente da nascondere, ho risposto a tutte le domande. Ho trovato i magistrati molto gentili e disponibili ad ascoltare. Ritengo di avere chiarito la mia posizione”.
Stefano Caldoro intanto continua a dirsi tranquillo, nonostante la vicenda del complotto stia minando la sua squadra di governo. Ufficialmente non ci sono dichiarazioni di guerra, ma il vero problema è la fiducia che adesso l’ex ministro socialista nutre nei confronti dei vertici campani del suo stesso partito. Ieri ha atteso le notizie legate all’interrogatorio di Cosentino, e alla fine ha rilasciato una breve dichiarazione alle agenzie di stampa.
“Nicola Cosentino dice di non aver mai tentato di screditarmi e che con il dossier non c’entra nulla. E’ anche quello che ha detto al premier Berlusconi ed a me”. Il presidente della Regione Campania non ha voluto aggiungere altro sulla questione, ma è chiaro che ai suo partito chiede che venga fatta chiarezza sull’aspetto politico della vicenda.
Una vicenda che rappresenta una spina nel fianco del Pdl. Niccolò Ghedini, parlamentare del Pdl e avvocato del premier, taglia corto: “Il Cesare che emerge dalle intercettazioni non è Berlusconi”. Anche perché ci sarebbero incongruenze tra le cose dette e gli impegni del premier. “In una intercettazione fra Carboni e Martino (registrata il 16 settembre 2009) si evince che Cesare è a Catania, ma Berlusconi quel fine settimana non è mai stato a Catania. Questo dimostra che sono solo illazioni”.
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