Complotto, è scontro in Consiglio. Caldoro in silenzio, Pd fuori dall’aula

Le accuse di Sel: “Non sappiamo quanti Sica ci siano in Giunta”

20/07/2010 -

Muro contro muro tra maggioranza e opposizione nel Consiglio regionale della Campania sul caso Sica: il Pd ha abbandonato l’aula, così come già accaduto nelle ultime sedute di Consiglio. Non senza, però, aver prima salutato il leader dell’opposizione, Vincenzo De Luca, che ha preferito la fascia tricolore di sindaco di Salerno al seggio in Regione (il consigliere del Pd è stato surrogato con l’esponente dell’Api, Giuseppe Maisto). I consiglieri del partito di Bersani hanno sgomberato la sede del parlamentino per sottolineare quello che, a loro dire, è stato “il silenzio del governatore” Stefano Caldoro sulla “spy story” che sta infiammando l’ente di via Santa Lucia.
Il braccio di ferro tra Pd e Pdl è iniziato subito, quando il capogruppo del Pdl, Fulvio Martusciello, ha spiegato la linea della maggioranza, invitando l’opposizione ad aprire il dibattito e a spiegare i motivi alla base di una seduta chiesta e promossa dalla stessa minoranza.
Un appello respinto al mittente dal Pd, secondo cui toccava a Stefano Caldoro intervenire per primo per spiegare al Consiglio regionale i motivi politici per i quali nei giorni scorsi ha silurato l’assessore Ernesto Sica (considerato, assieme a Nicola Cosentino, il regista del complotto che avrebbe dovuto produrre il dossier contro il futuro Governatore) avvicendandolo in giunta con l’assessore all’Agricoltura Vito Amendolara.
Sul braccio di ferro in aula, Stefano Caldoro è intervenuto, spiegando che al di là delle comunicazioni istituzionali, non “esiste” il carattere dell’urgenza per intervenire come richiesto dall’opposizione cui ha chiesto di fare il primo passo assumendosi la responsabilità del dibattito.
“Non intendo sottrarmi al confronto - ha detto il Governatore Caldoro - ma questo modo di procedere è irrituale. Al di là delle comunicazioni istituzionli ci sono questioni prevalentemente di rilievo politico in ordine alle quali è giusto che l’opposizione chieda conto attraverso una mozione o un dibattito, ma reputo opportuno il rispetto dei ruoli. Posso intervenire in qualunque momento, prima o dopo, ma non tocca a me iniziare. Se si vuole rendere pieno il dibattito - ha precisato il governatore - ho bisogno che ci sia chi si assume politicamente la responsabilità di questo passo. Una roba del genere - ha sottolineato - non è rituale. Non c’é alcuna volontà da parte mia di sottrarmi - ha ribadito - ma non vedo il carattere politico dell’urgenza e ho qualche difficoltà, data la mia esperienza parlamentare e di governo, ad andare fuori dal rito”.
Di qui è seguita la scelta polemica del Pd di lasciare l’aula. Prima, però, il capogruppo del Pd, Peppe Russo, al termine delle schermaglie procedurali, ha giustificato il gesto politico del suo partito: “non vogliamo partecipare a una farsa messa in piedi per evitare il dibattito”.

“Caldoro - ha detto Peppe Russo, dopo che il governatore aveva chiesto che fosse l’opposizione a fare la prima mossa - poteva dimostrare di essere un uomo libero, ma debbo ritenere dopo questo pomeriggio che ha di nuovo subito i veti e i condizionamenti della sua maggioranza che vuole il silenziatore su queste vicende”. Con un atteggiamento diverso, protestano anche i consiglieri di Sinistra e Libertà e dell’Italia dei Valori (che in un comunicato stampa ha criticato la mossa del Pd), i cui esponenti hanno preferito rimanere ai loro posti, puntando il dito, in maniera anche abbastanza violenta, contro il coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino. Ma esprimendo, al contempo, la propria “solidarietà” a Caldoro per la vicenda del falso dossier di cui il presidente è rimasto vittima. “Dopo scandali di tali proporzioni - ha commentato l’ex assessore al Lavoro della giunta Bassolino, Corrado Gabriele - il presidente Caldoro non ha relazionato al Consiglio. Non sappiamo, al momento, quanti altri Ernesto Sica e Nicola Cosentino siedano tra i banchi della Giunta e del Consiglio regionale e di cui il presidente continua a fidarsi”. E’ stato lo stesso Gabriele, consigliere di opposizione, col suo gesto, a dare impulso all’uscita dall’aula del gruppo guidato da Peppe Russo.
“Caldoro - ha incalzato Gabriele - ha trasformato il Consiglio regionale in un Consiglio di amministrazione, che si limita ad affrontare solo questioni istituzionali. Ed è grave che parte dell’opposizione sia rimasta in aula di fronte al silenzio del presidente. Il governo della Campania deve ora mostrare di avere l’autorevolezza per poter affrontare le emergenze sociali e lavorative della regione, smettendo di continuare a calpestare le regole democratiche”.
Tirato in ballo, il governatore ha preferito ancora una volta tenere i toni bassi sul caso giudiziario. Salvo poi lasciarsi andare, una volta finiti i lavori.
“Se pensate che ne sappia più di voi, mi spiace deludervi” ha spiegato, rivolto, ai consiglieri. “Carte in mano non ne ho. Le cose che ho appreso? Le ho lette sui giornali e non me le aspettavo” ha detto e ripetuto. Probabilmente, ha aggiunto, “se non fosse esplosa l’inchiesta sull’eolico non avremmo mai saputo niente”. Caldoro ha trovato anche il tempo di ironizzare sulla storia dei manifesti pro Cosentino apparsi sui muri del Centro storico il giorno dopo le dimissioni del parlamentare di Casal di Principe dalla carica di Sottosegretario: “Non è mai bello imbrattare la città con manifesti”. Poi la stilettata, rifilata proprio sui titoli di coda. Parlando a margine con i cronisti, pur senza citare mai Cosentino, il presidente della giunta ha ribadito la sussistenza di un problema politico: “C’è bisogno di rinnovamento nel Pdl”, e questa è una questione nella quale il Governatore ha garantito di voler andare fino in fondo.

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