Dossier e P3, Cosentino si dimette ma resta a capo del Pdl campano

Bufera e pressing: lo sfogo coi fedelissimi, poi la scelta “concordata con Berlusconi”

15/07/2010 -

Napoli. Pronto a lasciare pur di non danneggiare l’immagine del governo e del suo leader. Pronto a farsi da parte, mollando la poltrona di Sottosegretario all’Economia.
Ma non quella di coordinatore regionale del Pdl in Campania. Nicola Cosentino ha rassegnato le dimissioni emulando, in questo modo, il gesto di Claudio Scajola e Aldo Brancher, a loro volta costretti a lasciare palazzo Chigi, una volta finiti sotto la lente d’ingrandimento della magistratura.
“Ho deciso, di concerto con il presidente Berlusconi, di rassegnare le mie dimissioni da Sottosegretario per potermi completamente dedicare alla vita del partito, particolarmente in Campania, anche al fine di contrastare tutte quelle manovre interne ed esterne poste in essere per fermare il cambiamento” ha affermato, a caldo il parlamentare di Casal di Principe.
Per la verità, la notizia del “passo indietro” era filtrata direttamente dai corridoi del Transatlantico, dove il gesto veniva dato praticamente per certo, già ieri mattina “Tranne sorprese dell’ultima ora - aveva garantito una “gola profonda” del Pdl - alla luce della spaccatura tra Fini e Cicchitto, Cosentino non si farà ‘giustiziare’ dall’aula”.
Il presidente della Camera lo aveva detto chiaro e tondo. Nonostante la posizione contraria della maggioranza, la mozione di sfiducia presentata dall’opposizione sarebbe stata votata mercoledì, al massimo giovedì prossimo. Nicola Cosentino, a quel punto, non avrebbe avuto scampo.
Da qui la decisione di anticipare i tempi, giocando in contropiede. E accettando di farsi da parte, prima ancora che arrivasse la sentenza dell’assemblea.
La scelta di abbandonare, secondo i soliti bene informati di turno, sarebbe stata presa già martedì sera quando l’esponente del Partito delle Libertà aveva confidato ai suoi fedelissimi il disagio provato per il coinvolgimento nell’inchiesta della Procura di Roma sulla “spy story a luci rosse” che sta agitando la Regione Campania.
Molto meglio mollare tutto subito, avrà pensato Cosentino, disinnescando sul nascere la mina della mozione di sfiducia posta lungo il suo cammino.
Una mina che, in caso di esplosione, avrebbe potuto rendere definitivamente insostenibile la sua permanenza tra i banchi dell’esecutivo, anche in un lontano futuro.
Discorso a parte, invece, sul versante partito.

Nicola Cosentino, infatti, a mollare le redini del coordinamento di piazza Bovio proprio non ci pensa. Nonostante il parere di Silvio Berlusconi che pure in un primo momento non si era opposto all’ipotesi di un “cambio della guardia”. Non una presa di posizione ufficiale, però, quella del Cavaliere.
Che anche ieri ha incontrato il Sottosegretario - subito dopo il faccia a faccia con Denis Verdini - per discutere con lui del giallo sui “falsi dossier” contro Stefano Caldoro.
Non a caso i nomi trapelati nelle ultime ore, a proposito dei possibili sostituti del deputato di Casal di Principe, corrispondono a quelli di Mara Carfagna e Paolo Russo, ritenuti a loro volta due fedelissimi del premier di Arcore. A bloccare sul nascere ogni eventuale ipotesi di “sostituzione” è stato il braccio di ferro in atto con i Finiani, non solo nelle aule di Montecitorio ma anche e soprattutto in Campania, dove il “nemico” da battere è il leader di “Generazione Italia”, Italo Bocchino, casertano d’origine come Cosentino e principale rivale del deputato di Casal di Principe in “Terra di lavoro”.
“Ho condiviso la decisione di Cosentino di dimettersi da Sottosegretario, ma ho altresì avuto modo di approfondire personalmente e tramite i miei collaboratori la sua totale estraneità alle vicende che gli sono contestate” ha sottolineato il presidente del Consiglio, dichiarandosi “certo che la sua condotta durante la campagna elettorale per la Campania è stata improntata alla massima lealtà e al massimo impegno per ottenere la vittoria di Stefano Caldoro”.
Insomma: “Cosentino - ha concluso Berlusconi - potrà proficuamente continuare a svolgere il suo importante ruolo politico nell’ambito del nostro Movimento per consentirci di conseguire ancora quegli eccellenti risultati di cui è stato artefice come coordinatore Regionale”.
Il risvolto della medaglia: mollare le redini del partito in Campania avrebbe significato un po’ darla vinta all’ex delfino di Tatarella.
E questo Nicola Cosentino non avrebbe mai potuto tollerarlo, né tantomeno Silvio Berlusconi che pure nei giorni scorsi non è apparso così tenero nei confronti del pupillo di Gianfranco Fini. Molto meglio, dunque, rimanere ben saldi in sella. E difendere dal di dentro le ragioni della propria scelta.

GABRIELE SCARPA
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