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Gettonopoli a Castellammare: inchiesta sui consiglieri, in arrivo pioggia di «avvisi»
Firme sui verbali, ma commissioni deserte a Palazzo Farnese, chiuse le indagini
CASTELLAMMARE (NAPOLI) -
03/03/2010 -
Guai a fare insinuazioni. Innocenti fino a prova contraria, dicono. Giustamente. Ma se solo alcuni di loro avessero avuto il buon gusto di non candidarsi alle elezioni avrebbero rispedito al mittente i dubbi fin qui avanzati circa la loro buona fede. Annunciano querele, parlano di montatura mediatica e mettono mano alla fondina quando qualcuno prova ad ipotizzare una soluzione: dare in beneficenza i soldi intascati nonostante avessero ‘marinato’ commissioni consiliari come scolaretti delle Medie. Ora, chiuse le indagini, fioccano contestualmente gli avvisi di garanzia e tutti gli indagati potrebbero rischiare una misura cautelare come l’interdizione. Quella che si profilerà in un probabile processo penale è una storia molto meridionale. Talmente meridionale che rischiava l’insabbiamento. Una pratica tollerata, provano a giustificarsi, “così fan tutti, lo abbiamo fatto pure noi”. Il dito nella piaga, insomma. Di scusarsi con la città, nemmeno per sogno. Le accuse non sono bacchettate: i consiglieri uscenti hanno scelto di rientrare dalla porta principale, candidandosi anche alle prossime elezioni. Quasi tutti rispettando la regola (anche questa tutta meridionale, tollerata?) di cambiare casacca, schieramento e colore politico come fatto per cinque anni. Così fan tutti, lo facciamo pure noi. La verità è differente da come si prova a dipingerla. Salvo restando le responsabilità individuali (chi più, chi meno coinvolto, chi sapeva, chi non sapeva, chi giura, chi nega e chi querela) la novità fresca di giornata è che la procura di Torre Annunziata ha chiuso le indagini a Palazzo Farnese a carico di alcuni consiglieri comunali, indagati a vario titolo di falso ideologico e truffa ai danni dello stato. Uno scandalo bipartisan, che ha coinvolto i politici degli opposti schieramenti: secondo quanto emerso dall’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza i consiglieri sono accusati di essersi assentati ripetutamente dalle riunioni delle commissioni consiliari per dedicarsi a faccende personali. Ad incastrarli l’utilizzo della carta di credito o del telepass negli orari in cui, invece, risultavano presenti in commissione. Per alcuni gli inquirenti hanno dovuto effettuare anche dei pedinamenti personali.
Un vergognoso caso di opportunismo dal quale si sarebbero ‘salvati’ solo in tre: il dottor Franco Faella, l’avvocato Nicola Cuomo e il dottor Mimmo Cioffi, che avendo rinunciato all’indennità consiliare, non risultano perciò perseguibili penalmente. Caso strano: tutti e tre non si sono ricandidati. Una contraddizione raggelante, ma che rispecchia il livello della politica cittadina. Il caso è stato rubricato dai mass media come Gettonopoli, ovvero la città del ‘gettone’: 700 e passa euro al mese per esercitare il mandato di consiglieri comunali conferito dagli elettori. E chissà che alle urne di fine marzo qualcuno - preso da un raptus di legalità - rifletta bene sul nome da barrare sulle liste. Poi, è chiaro, tutti innocenti fino a prova contraria. A patto che invece della prova contraria non si scopra altro: come ad esempio lo svolgimento stesso dei consigli comunali. Due in particolare: il primo sul caso spiagge, dove - ad occhio nudo - la tensione faceva da cornice ad un pressing ‘esterno’ mai visto prima in un’aula consiliare. Per non parlare del voto su Più Europa e Piano Casa: spiegamento di forze dell’ordine da derby calcistico e il pressing ‘interno’ (nel senso che è avvenuto direttamente nei banchi dei consigli comunali) di alcuni soggetti già identificati, arbitri di una partita che ha chiuso in bellezza (si fa per dire) l’esperienza di questo consiglio comunale. Vozza bocciato e mandato - sinistramente (visto il ruolo giocato da alcuni consigliere del Pd che il commissario cittadino Paolo Persico, chissà perchè, non ha voluto espellere) - a casa. Come se un omicidio, la commissione d’accesso e gettonopoli non avessero già infangato abbastanza la classe politica stabiese. Certo, un pressing politico, nessun condizionamento, ci mancherebbe. Non la pensa così Salvatore Vozza - subito dopo quel consiglio - scrisse due esposti alla procura di Torre Annunziata. Che cosa c’è scritto in quegli atti lo sanno solo il sindaco e il magistrato competente.
ROCCO TRAISCI
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