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Il presidente della Campania attacca il suo partito: "Il Pdl è da rinnovare"
Dopo lo scandalo del complotto: “Bisogna cambiare il gruppo dirigente”
20/07/2010 -
“Nel partito non ci sono rendite di posizione. Le vicende che riguardano il partito non vanno personalizzate ed i problemi politici non si risolvono con l’arroccamento”. Così il presidente della Giunta regionale della Campania, Stefano Caldoro, aveva aperto la giornata caldo del consiglio regionale più atteso. Al centro del dibattito, le ripercussioni politiche e amministrative dopo la scoperta di un complotto ai suoi danni. Un dossier pericoloso con dentro scandali, illazioni e persino vicende a luci rosse che lo avrebbero riguardato da vicino, molte delle quali costruite su presunti incontri con trans. Lui sorride e ci scherza su: “Eviterei la santificazione. Sono un peccatore come tanti, ma non per i peccati che mi attribuiscono...”.
Quanto alle dimissioni dell’assessore Sica, accusato di essere tra quelli che lavoravano per screditarlo, Caldoro ha detto: “Ho mantenuto un’impostazione garantista e non giacobina, non ho pensato di rimuoverlo perché oggetto di un avviso di garanzia, ma ci sono momenti in cui oggettivamente certi problemi di inagibilità politica vanno risolti in tempi rapidi ed è stato un bene che sia stato lo stesso Sica a dimettersi anche se - ha concluso -io ero pronto a revocare le sue deleghe”. Sulla sua nomimna, non ci sono dubbi di condizionamenti: “La responsabilità di nomina dell’assessore è solo del presidente - ha detto Caldoro - dopo di che è normale che si discuta con le forze politiche, ma nella fattispecie rivendico sia la responsabilità della nomina sia quella delle dimissioni di Sica sulla cui attività da amministratore in questi mesi, peraltro, non ho nulla da dire. Aver risolto subito, nel giro di 48 ore, il problema della sostituzione di Sica è stato un fatto positivo”. Più seriamente, però, “la politica è una sfida continua, bisogna mettersi in gioco e rilanciare, guardare avanti e lavorare per la gente”. Poi, alla fine del consiglio regionale, il Governatore ha tentato di dribblare ogni riferimento personale al coordinatore campano del Pdl, Nicola Cosentino, anche se non ha perso l’occasione per ribadire la richiesta di un rinnovamento della classe dirigente locale del partito.
Stefano Caldoro ha ribadito cioè la sussistenza di un problema politico “che per me non è eludibile”, e cioé di voltare pagina nel Pdl. “Un problema - ha detto - che vale per tutta la classe dirigente e che non va personalizzato con Cosentino. E’ il momento di voltare pagina, di chiudere un ciclo e di aprirne un altro in cui tutti si devono mettere in discussione, vale pure per me. Rinnovamento - ha spiegato Caldoro - deve essere la parola d’ordine dei prossimi mesi”.
“Il ciclo che si chiude - ha proseguito Caldoro - ha avuto i suoi successi elettorali, però non è più sufficiente. Bisogna aprire con forza una fase nuova, e tutte le posizioni che pensano di arroccarsi non dureranno un minuto. Ma ripeto, è una questione che riguarda l’intero gruppo dirigente, non una sola persona. Cambiare gruppo dirigente è una discussione che nei partiti si fa, non ci devono essere rendite posizione, io poi penso che il Pdl vada allargato”. Quanto all’inchiesta che lo riguarda come parte lesa, il Governatore Stefano Caldoro ha precisato di non avere una visione giacobina e di attendere con fiducia il lavoro dei magistrati.
“Non ho mai avuto percezione di trame contro di me, né prima, né durante la campagna elettorale, e sono portato a pensare che la regia sia esterna al partito e che abbia trovato poi degli appoggi all’interno con responsabilità oggettive già ammesse e altre che andranno accertate. Questo perché - ha osservato il presidente della giunta regionale della Campania - da ciò che leggo, mi pare di capire che chi lavorava ai dossier era indifferente alla collocazione politica dei candidati. Da dove nasce questa storia è la domanda che mi faccio anch’io”. “Ma forse - ha concluso Stefano Caldoro - siamo a una lettura ancora superficiale e aspetto con fiducia nella magistratura la conclusione delle indagini”.
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