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IL COMMENTO - La giunta Frankenstein fatta coi cocci dei partiti
Effetto Starita: Distrutto il patrimonio di centrosinistra
TORRE ANNUNZIATA (NAPOLI) -
16/07/2010 -
Un mese di studio matto e disperatissimo, da passero solitario «d’in su la vetta della torre antica», intento a ricercare l’improbabile soluzione che potesse salvare capra e cavoli: la stabilità di governo, la coalizione di centrosinistra, il patto pre-elettorale con l’Api (allora Psdi) e la riconoscenza nei confronti di Noi Sud. Non c’è riuscito Giosué Starita, nonostante le sue “ventiquattro ore quotidiane di lavoro”. Ha puntato tutto sulle sue «non decisioni», mentre i partiti si sbriciolavano tra beghe, personalismi e tatticismi esasperati. Alla fine ha tirato le somme ed è venuta fuori una giunta-Picasso, o meglio una maggioranza-Frankenstein, perché un Picasso, per quanto incomprensibile possa sembrare a prima vista, ha comunque un suo significato, un suo stile, un suo messaggio. Cose delle quali non c’è traccia nel nuovo esecutivo costruito con pezzi di partiti di centrosinitra inchiodati ad ex civiche di opposizione e a movimenti patriarcali più che politici. Ciò che conta è che ci sia la scossa dei 16 voti in consiglio comunale per animare la nuova creatura. Una creatura che non ha un programma politico-amministrativo, perché finora, nonostante l’attesa speranzosa, nessuno l’ha fornito; che sembra avere come collante la ferma volontà di conservare posizioni di potere e poltrone, e che, soprattutto, è figlia di una strategia amministrativa che in pochi anni ha mandato in fumo il project financing del Santa Lucia (3 milioni di euro), la riqualificazione del Molo di Ponente (oltre 2 milioni di euro) e il prolungamento di via dei Mille (12 milioni di euro). E che è finita nell’uragano delle polemiche per la nomina di Bruno Orrico a capo dell’ufficio tecnico comunale (l’ingegnere chimico coinvolto nell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti, tirato in ballo da due imprenditori pentiti accusati di collusione con la camorra).
Ci sono due cose che appaiono evidenti analizzando le scelte (ovviamente legittime) del sindaco. La prima è che Giosué Starita ha tradito il patto con i suoi elettori, regalando una maggioranza di centrodestra a quel 70% di cittadini che invece aveva scelto una coalizione di centrosinistra poggiata sui pilastri Pd e Idv che adesso sono all’opposizione. La seconda è che pur di tener fede ai patti pre-elettorali che lo hanno portato ad indossare la fascia tricolore, il sindaco si è spinto dove nessuna tornata elettorale era riuscita a fare nell’ultimo mezzo secolo di storia, cioè far implodere il centrosinistra e ridurre in macerie i partiti che lo componevano. Un sacrificio compiuto sull’altare dell’Api e di Noi Sud. In particolar modo, Starita ha ridotto in macerie il Pd, che a Torre Annunziata, anche nei momenti più critici, ha messo insieme il 23% delle preferenze. Una responsabilità gravissima, che ovviamente dovrà spartire con i consiglieri autosospesi e che dovrà essere spiegata ai vertici napoletani che avevano dato tutt’altre indicazioni. Resterà il fatto che Starita sarà ricordato come il sindaco che ha smantellato definitivamente quel patrimonio di cultura politica che aveva iniziato a vacillare già da anni. Un declinio che paradossalmente si tocca agli estremi, visto che Starita ha firmato la morte di quel progetto politico che faticosamente aveva iniziato a costruire il suo padre politico e professionale, Francesco Maria Cucolo.
RAFFAELE SCHETTINO
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