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Torre Annunziata: ribaltone politico. Il sindaco rinnega il suo partito e vira a destra
Fuori dalla maggioranza Pd, Idv, Sinistra e Libertà e Federazione di Sinistra
TORRE ANNUNZIATA (NAPOLI) -
15/07/2010 -
Torre Annunziata. Le trattative non sono servite a nulla, i richiami al senso di responsabilità politica nemmeno, le aperture di Pd, Sinistra e Libertà e Italia dei Valori sono rimaste tutte sul tavolo dell’interpartitico, e persino i vertici provinciali e regionali del centrosinistra hanno dovuto alzare bandiera bianca. Alla fine, la conta dei numeri in consiglio comunale ha prevalso su ogni logica politica e l’amministrazione comunale di Torre Annunziata vira clamorosamente a destra. Lo Starita-bis è un terremoto in piena regola, un ribaltone che trasforma la maggioranza eletta dai cittadini in opposizione e viceversa. Un papocchio che, a meno di clamorosi colpi di scena, nascerà ufficialmente con le firme sui decreti di nomina previsti per questa mattina. Dopo l’azzeramento deciso a metà giugno, Giosué Starita chiude la crisi sbattendo le porte in faccia al suo partito, aprendole invece agli “autosospesi” del Pd (che non hanno nemmeno partecipato al congresso), a Noi Sud, all’Api, all’Udc, all’Udeur, a una civica e a una parte di Sel, ormai fuori dal partito perché in netta contrapposizione con le indicazioni dettate del segretario regionale, Peppe De Cistofaro (“Mai in una giunta con dentro partiti di centrodestra”).
Fuori dal governo cittadino i simboli del Partito democratico, di Italia dei Valori, della Federazione di Sinistra e di Sel.
Il tira-e-molla è durato un mese: da una parte la coalizione di centrosinistra, con un progetto di rilancio politico-programmatico, con la convinzione di tenere fuori dall’esecutivo i simboli di centrodestra e la consapevolezza di ricostruire il rapporto con gli elettori nel prossimo biennio di consiliatura; dall’altra una coalizione alternativa, spuria, di centro-destra, senza collante politico ma con il sostegno di 16 consiglieri comunali. Da una parte il Pd del nuovo corso, con un nuovo segretario, con una base meno consistente (si sono persi oltre 700 tesserati in un anno), ma più solida e più trasparente (rispetto alle ombre di infiltrazioni malavitose spuntate all’indomani delle primarie del 2008); dall’altra l’asse Api-Noi Sud che ha dettato legge fino alla fine, riuscendo persino a spaccare il gruppo consiliare del Pd in due fronti, con gli “autosospesi” in guerra con la segreteria cittadina.
Giosué Starita s’è seduto ad entrambi i tavoli, ha firmato due documenti, l’uno in contrapposizione dell’altro.
Ha dato garanzie ad ognuno, pur sapendo di non poter rispettare gli accordi almeno con una parte. Ha temporeggiando finché ha potuto. E alla fine ha firmato un “capolavoro” strategico che di fatto segna il crollo di un’altra roccaforte rossa della cinta Vesuviana. Stavolta, però, senza passare dalle urne, in maniera ancora meno nobile di quella che ha rivoluzionato le amministrazioni comunali di Pomigliano d’Arco e Castellammare di Stabia.
Prima delle nomine ufficiali degli assessori (previste per questa mattina) non ci saranno commenti da parte delle segreterie dei partiti di centrosinistra, eppure c’è da scommettere che da oggi pomeriggio in poi, Starita si ritroverà di fronte un’estate rovente ed un autunno ancora più caldo. Sul piede di guerra ci sono soprattutto Pd e Italia dei Valori, che fino all’ultimo hanno sperato in una scelta di responsabilità da parte del sindaco, ma anche i vertici provinciali e regionali del Partito democratico pretenderanno spiegazioni, preoccupati seriamente di aver perso quella che era una leadership scontata in vista delle amministrative del 2012.
Starita continuerà a trincerarsi dietro la “scelta obbligata per garantire la stabilità di governo in una città con mille emergenze sociali”, ma dovrà spiegare le sue alchimie politiche e quei comportamenti attendisti che hanno portato al tracollo del centrosinistra.
Prima però, dovrà firmare i decreti di nomina degli assessori, e dovrà sciogliere l’ultimo nodo legato alla delega da affidare all’Udc. Scontate le riconferme di Ciro Alfieri (Api), Francesco Cacace (Noi Sud), Francesco Colletto, Michele Cuomo (in rappresentanza dei dissidenti del Pd) e Giuseppe Auricchio (indipendente), il sindaco ha accettato la candidatura di Filomena Iapicca, avanzata dall’Udc (che punta alla carica di vicesindaco), e ha garantito di soddisfare le ambizioni del consigliere comunale Andrea Fiorillo (Sel), che ha proposto una rosa di tre nomi nella quale compaiono Massimo Manna (ex assessore), Luigi Colucci e addirittura Tonino Scala (ex consigliere regionale). Soddisfatta anche la terza richiesta del gruppo dei dissidenti del Pd che ha premuto per la nomina dell’ex assessore Vincenzo Ascione alla carica di presidente della società partecipata Oplonti Multiservizi.
RAFFAELE SCHETTINO
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