Il boss pentito di Torre del Greco svela i segreti della faida di Ercolano

di ANTONIO MARRONE TORRE DEL GRECO -

Un nuovo pentito svela i retroscena dell’omicidio di Vincenzo Polese. Conosce i killer e la verità del massacro che segnava l’inizio della faida di camorra all’ombra del Vesuvio. Un omicidio plateale, portato a termine mentre la vittima si rade la barba. E’ seduto e non si aspetta che i killer erano pronti a colpire proprio all’interno del salone.
Il nuovo collaboratore Isidoro Di Gioia - figlio di Gaetano Di Gioia, alias ‘o tappo - è l’asso nella manica della procura perché porta con sé le confessioni di Massimo Conciliano, arrestato 14 anni dopo l’eccidio di un pusher al soldo di Giovanni Durantini. Il boss-pentito ha raccontato nei suoi primi verbali dell’irruzione armata nel salone di un barbiere di Ercolano e ha messo nero su bianco cosa accadde nel settembre del 1999 a Pugliano.

(Il testo continua dopo l'immagine.)
Tutti dettagli impressi nella mente di chi conosceva il killer e le ragioni che avrebbero spinto i Durantini a trucidare il pusher che aveva voltato le spalle a Pugliano per passare al servizio del clan Ascione. Un «voltafaccia» che spinse Giovanni Durantini noto come Boninsegna a ordinare dal carcere di uccidere il pusher «traditore» che aveva aperto una piazza di spaccio nel cuore di Pugliano. Non solo faceva concorrenza ai Durantini, ma  rappresentava un pericolo perché poteva attentare alla vita del fratello Francesco Durantini ‘o presidente, all’epoca libero. Il pentito di Torre del Greco può aggiungere nuovi particolari che faranno parte del dibattimento nel processo con rito ordinario che vede alla sbarra non solo Massimo Conciliano ma anche il complice Raffaele Di Matteo e come mandanti Giovanni Durantini e Francesco Durantini. L’altro fratello pentito Marco Durantini, invece, ha scelto l’abbreviato incassando una condanna a 8 anni di carcere, dopo avere confessato che il fratello aveva ordinato di uccidere Vincenzo Polese. Nell’ultima udienza sull’omicidio è stato ascoltato il collaboratore di giustizia Costantino Iacomino, numero uno del clan della Cuparella» che in carcere, dove era detenuto insieme a Giovanni Durantini ordinò di uccidere chi si era «montato la testa». Il pentito fu messo a conoscenza dell’omicidio anche dal fratello del boss della «Moquette» e dall’astro nascente del clan rivale - poi ucciso in un agguato di camorra - che era stato Durantini a uccidere Polese. La madre della vittima si rivolse a loro per vendicare la morte del figlio. Erano strettissimi i rapporti tra Giovanni «Boninsegna» e Iacomino che nel carcere di Agrigento dove erano detenuti insieme si scambiavano informazioni sugli anni della faida. Era il 2009 e il superboss gridava vendetta dopo i tentati omicidi del figlio «Zamorano» e del fratello Francesco. Pretendeva che Iacomino, che nel frattempo, era stato scarcerato la risposta del clan. Che doveva essere esemplare. Voleva che fossero uccise anche le donne. La camorra alzava il tiro. Non sapeva, però, che Iacomino nel frattempo, aveva firmato la pax con vico Moscardino. A Lanciano si incontrò con Michele De Crescenzo per stipulare un patto di non belligeranza con il clan rivale. E per questo Giovanni che non era a conoscenza che Iacomino avesse deposto le armi contro i Papale, non avrebbe mai rotto la «pax» con i rivali. Dopo l’antimafia, la parola è passata alla difesa che ha puntato tutto sui fragili rapporti tra Durantini e Iacomino che più volte si sarebbero scontrati.  Al punto che il pentito era sul punto di punire con un’irruzione armata i fratelli di «Boninsegna» che in carcere non aveva ormai più il polso di cosa accadeva nei santuari della camorra di Ercolano.

25/09/2013 Visualizza l'Archivio Cronaca

random - 25/09/2013 21:15:54 omicidio plateale ... c.v.d. in tutti gli ominidi + o - meditati" :/
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