Gli armatori della Deiulemar erano pronti a tutto per ottenere il rinvio dell’udienza fallimentare davanti al giudice Massimo Palescandolo del tribunale di Torre Annunziata. Pure a staccare un assegno da 30.000 euro per incassare il sì degli avvocati che puntavano al crac della compagnia di navigazione fondata nel 1969. è l’inquietante retroscena - finito in una regolare denuncia presentata dall’avvocato Ciro Falanga - ricostruito nelle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare costata l’arresto ai vertici delle tre famiglie a capo del colosso economico di via Tironi. Armatori che il 18 aprile, il giorno della verità per la Deiulemar compagnia di navigazioni, erano sull’orlo di una crisi di nervi.
Al punto da coinvolgere nel proprio disperato tentativo di recupero in extremis il «re dei farmacisti» Nazario Matachione e il presidente dell’ordine degli avvocati Gennaro Torrese nonché (inutilmente) l’ex sindaco di Torre del Greco, Ciro Borriello. Le frenetiche ore precedenti l’udienza fallimentare sono caratterizzate da una lunga serie di telefonate da parte di Pasquale Della Gatta a tutti coloro che - secondo l’armatore - avrebbero potuto convincere i legali che avevano trascinato la Deiulemar compagnia di navigazione davanti al giudice fallimentare a concedere ulteriore tempo per la presentazione di un concordato con gli obbligazionisti. Il primo a essere contattato è proprio Nazario Matachione, ex marito della nuova compagna di Angelo Della Gatta e cliente dell’ex city manager del Comune della città del corallo: «Dalla telefonata - scrive il gip Giovanni De Angelis - si comprende che Nazario Matachione ha già ricevuto una chiamata dall’avvocato Gennaro Torrese, presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati di Torre Annunziata. Quest’ultimo ha evidentemente chiesto a Nazario Matachione di contattare al più presto l’avvocato Ciro Falanga che doveva prestare il proprio consenso al rinvio dell’udienza».
E davanti al secco «no» del legale - a bordo di un treno Frecciarossa diretto a Milano - il primogenito di Giovanni Battista Della Gatta si sfoga platealmente: «Ma se gli facciamo un assegno... una cosa... perché... a questo di 30.000 euro... a un solo avvocato 30.000 euro», la sconcertante proposta indecente intercettata in ambientale dagli investigatori. Un assegno per ottenere il sì all’agognato rinvio dell’udienza da parte di Ciro Falanga che, tuttavia, non cede di un millimetro davanti ai due fratelli che «hanno - osserva il gip Giovanni De Angelis - una insolita e singolare pervasità all’interno degli uffici giudiziari, come dimostra la capacità di ottenere il supporto di una persona di assoluto rilievo come il presidente del locale consiglio dell’ordine degli avvocati che, non avendo interesse nella procedura fallimentare, si è speso per ottenere il consenso di un collega al rinvio dell’udienza».
Nessuna risposta a Pasquale Della Gatta, invece, arrivò dall’ex sindaco Ciro Borriello: lo storico amico degli armatori, in piena campagna elettorale, preferì evitare coinvolgimenti diretti nella vicenda. Una vicenda che si concluse con il regolare svolgimento dell’udienza, facendo saltare i fragili nervi di Angelo Della Gatta che - secondo l’esposto-querela presentato in procura - tornò a telefonare all’avvocato Ciro Falanga e dicendo al legale con toni duri e sostanzialmente equivoci: «Non ti preoccupare, se fallisce la Deiulemar non è colpa tua: stai sereno». Espressioni evidentemente allusive che, nei giorni caldi di una vicenda che rischia di mandare gambe all’aria un’intera città, convinse il legale che gli armatori volevano comprare con 30.000 euro a raccontare tutto agli investigatori.
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