Il fatto che le tre famiglie di armatori avessero raccolto i soldi degli obbligazionisti fino alla vigilia dello scoppio dello scandalo - a dispetto delle condizioni di assoluto dissesto delle casse della Deiulemar compagnia di navigazione - era risaputo già a gennaio. Ma l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giovanni De Angelis rivela che in soli tre giorni gli uffici di traversa Vittorio Veneto raccolsero - solo tra i risparmiatori che poi hanno denunciato tutto alla procura di Torre Annunziata - la bellezza di 400.000 mila euro.
Una cifra da capogiro, rastrellata tra il 3 gennaio 2012 e il 12 gennaio 2012, vale a dire a una settimana dalle prime voci circolate in città sulle difficoltà del colosso economico di via Tironi: un aspetto sottolineato con la «penna rossa» dal giudice per le indagini preliminari, pronto a evidenziare «la spregiudicatezza e la protervia» dei nove indagati che «hanno continuato o hanno, comunque, permesso che si continuasse a raccogliere il risparmio tra il pubblico fino alla vigilia della chiusura della sede di traversa Vittorio Veneto».
Ovvero, gli armatori avrebbero proseguito a incassare i soldi degli ignari obbligazionisti sapendo che non avrebbero mai potuto restituire né il capitale né gli interessi garantiti in calce alle cedole. Secondo le stime della procura di Torre Annunziata, sarebbero circa 80 le querele presentate da investitori «truffati» dai vertici della Deiulemar compagnia di navigazione tra il dicembre del 2011 e il gennaio del 2012: a stupire, in particolare, la maxi-raccolta del risparmio organizzata alla vigilia dell’ufficializzazione del dissesto.
Tredici furono i risparmiatori che in tre giorni versarono nelle casse della sede distaccata della società armatoriale circa 400.000 euro: R.F. il 9 gennaio consegnò 90.000 euro nelle mani dei «fedelissimi» , A.P. verso nelle casse della compagnia di navigazione 70.000 euro e i restanti obbligazionisti contribuirono alla «causa» con depositi tra i 35.000 euro e i 15.000 euro. «Dalle dichiarazioni delle querele raccolte dalla procura di Torre Annunziata - si legge nell’ordinanza di custodia cautelare - si evince che gli indagati hanno agito senza rispetto della vita altrui poiché hanno continuato a raccogliere ingentissime somme di denaro, sottraendolo al patrimonio societario della fallita compagnia di navigazione e facendolo confluire sui conti personali di Michele Iuliano, in un periodo in cui era chiaro che la società versava in uno stato di dissesto finanziario irreversibile».
Insomma, gli armatori che per 40 anni avevano fatto la storia e la fortuna di Torre del Greco si erano trasformati in veri e propri «vampiri» dei risparmiatori, convinti di sottoscrivere cedole della Deiulemar compagnia di navigazione e non le cosiddette obbligazioni irregolari finite nel «mondo di Oz» scoperto attraverso il censimento promosso dall’amministratore unico Roberto Maviglia, subentrato a febbraio del 2012 allo storico capitano Michele Iuliano. «Con riguardo alla personalità degli indagati - conclude il gip Giovanni De Angelis - va tenuto conto che anche dell’inquietante capacità pervasiva che hanno in tutti i settori della società che possono essere loro utili».
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