Scavi di Pompei: lo scandalo dei restauri. La «Caccavo Srl» ha monopolizzato i fondi

dall'archivio storico di Metropolis

Inchiesta sui restauri d'urgenza all'interno degli Scavi, un affare milionario sul quale la procura ha messo le mani travolgendo aziende e professionisti impegnati nelle operazioni di recupero del patrimonio archeologico nel periodo della gestione commissariale. Cinque gli indagati eccellenti, tra questi anche Marcello Fiori, l'ex commissario inviato dal governo Berlusconi per salvare gli scavi di Pompei nei giorni dei crolli.

 

La procura ha ricostruito tutte le «anomale modalità con cui sono stati affidati taluni contratti relativi ai lavori eseguiti nell'area archeologica di Pompei» a partire dal 2008, l’anno in cui, a causa dello stato di emergenza scaturito dalla situazione di grave pericolo del sito archeologico,  il governo decise di nominare un commissario delegato per l'emergenza.


Il compito del "commissario" era quello di dare attuazione alle misure necessarie per la messa in sicurezza e la salvaguardia dell'area archeologica e, quindi, di occuparsi della realizzazione di opere di manutenzione ordinaria e straordinaria occorrenti per impedire il degrado dei beni archeologici e consentire la piena fruizione ai visitatori.


La complessa attività investigativa ha riguardato, in particolare i "lavori di restauro, sistemazione e successivo allestimento scenico del Teatro Grande Odeion e del Quadriportico dei Gladiatori"; intervento che ha comportato una spesa per oltre 8 milioni di euro.


Sono emersi profili di illegittimità in ordine all'utilizzo, da parte della gestione commissariale, «di procedure derogatorie nell'affidamento dei lavori, rispetto alla normativa sull'evidenza pubblica», scrivono gli investigatori. «L'esercizio del potere di deroga, infatti, secondo quanto previsto dalla normativa emergenziale, era ammesso solo in caso di sussistenza di alcuni requisiti quali l'indispensabilità e la pecifica motivazione.


Inoltre, tale regime poteva essere attuato solo in presenza di circostanze impreviste, imprevedibili ed esclusivamente per la realizzazione di opere complementari all'appalto principale, a condizione che le stesse non superassero il 50% dell'importo complessivo dei lavori.



«Ulteriore criterio sancito dalla normativa era rappresentato dall'obbligo di affidamento di tali opere al medesimo operatore economico affidatario dei lavori originari». Dalle indagini sono emerse opere affidate alla Caccavo S.r.l., che non potevano rientrare nel regime "derogatorio" in quanto l'importo originario dell'appalto relativo ai lavori è risultato pari ad 449.882 euro, mentre l'importo delle opere "complementari" è risultato di 4,8 milioni di euro di gran lunga superiore alla predetta soglia del 50%».


Scrivono ancora gli investigatori: «Tali opere "complementari" sono risultate affidate ad soggetto giuridico diverso da quello originario; si è trattato comunque di opere non indispensabili, né tantomeno impreviste o imprevedibili, in quanto non relative alla messa in sicurezza e alla salvaguardia del complesso archeologico, ma relative ad interventi per l'allestimento di strutture e l'acquisto di attrezzature mobili per spettacoli teatrali».


Oltre alla fase di assegnazione dei lavori, anomalie sono state riscontrate nella fase esecutiva in relazione ai prezzi addebitati dalla Caccavo S.r.l. alla struttura commissariale per l'acquisto di materiali e di numerosi beni, utilizzati per l'esecuzione dei suddetti lavori. Si sono, infatti, addebitati alla struttura commissariale somme "artatamente" gonfiate e le opere sono risultate difformi e di qualità inferiore rispetto a quanto documentato e addebitato alla struttura commissariale.

05-02-2013 12:24:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA


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