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Il valore dell’impero Deiulemar è crollato del 70%. Navi e Sakura, incubo licenziamento
di RAFFAELE SCHETTINO
In tre settimane il valore della Deiulemar è crollato. Della metà, anzi peggio. «Vorrei sostenere che si è ridotto del 70%, ma credo di azzardare una stima ottimistica». Il superconsulente legale Astolfo di Amato allarga le braccia e introduce l’altra faccia del crac. Un baratro economico dentro il quale sono sprofondati i conti dell’impero più imponente di tutto il Mediterraneo. «Questo è ciò che avrebbe evitato con il concordato», dice di Amato. «Molti hanno intravisto il rischio di un colpo di spugna su reati e responsabilità degli armatori, qualcosa che nulla al mondo avrebbe potuto cancellare. Però con il concordato staremmo qui a parlare di una galassia all’angolo ma non al tappeto». Invece, da un mese, sulle 11 navi che solcano i mari di mezzo mondo trascinandosi dietro il peso dei sigilli voluti dalla procura di Torre Annunziata, si vive con l’incubo di perdere il lavoro e con lo spettro della disoccupazione, che è più forte della salsedine, del vento e dell’odore di vernice che si respira nel ventre delle “porta-containers”. «E’ crollato il fatturato, sono state cancellate le prospettive di ripresa economica e il tutto ha aggravato uno scenario già negativo, scandito dalla crisi dei noli e dalla instabilità dell’economia mercantile». Per Astolfo di Amato, la strada è «inevitabilmente segnata».
Sulle navi rossonere ci sono tanti marittimi di Torre del Greco e molti sono uomini beffati due volte: «In questa storia ci sono i carnefici e centinaia di vittime», dicono. «E poi ci siamo noi: i disperati». Si definiscono così, infatti, i dipendenti dell’universo Deiulemar. Qualcuno ha bruciato nel crac non solo capitali e interessi ma soprattutto il futuro. Sono quelli che rischiano tutto, compreso il posto di lavoro. Sparsi ovunque, disseminati nella costellazione di società costruite dal 2005: una galassia di sigle, trust, controllate e partecipate che è servita per far sparire 800milioni di euro. Ieri si sono fatti sentire anche i dipendenti che «mandano avanti» l’hotel Sakura, l’albergo di via De Nicola controllato al 100% dalla Deiulemar Holding, cioè, per dirla con le parole della procura di Torre Annunziata, «l’impero dei grandi vecchi spolpato dai rampolli». Una delegazione dei 22 lavoratori ha chiesto un summit con il primo cittadino, Gennaro Malinconico. «Perché bisogna mettere al centro del confronto il destino della struttura alberghiera», uno dei beni che la Procura ha posto sotto sequestro, assieme alle undici navi della Shipping, perché «tassello del tesoro immobiliare riconducibile al gruppo della Deiulemar compagnia di navigazione». I dipendenti del Sakura vogliono continuare a lavorare, perché la struttura funziona. Il problema è che «i conti correnti dell’albergo sono bloccati» e si attende ancora la nomina dell’amministratore giudiziario. In più «il tam tam della cattiva pubblicità lascia intendere che l’albergo è chiuso, cosa non vera», dicono i dipendenti. Anzi, «Malinconico ci aiuti a sensibilizzi l’opinione pubblica sulla vicenda».
In realtà, gli armatori avevano pensato di chiudere tutto il 31 agosto, ma l’amministrazione controllata potrebbe cambiare le cose ed è per questo che «tra mille difficoltà organizzative noi dipendenti continuiamo a lavorare». E ancora: «Alcuni mesi fa alcuni lavoratori erano stati spostati presso un altro albergo, il nuovo Mercure di via Cesare Battisti, ultimato ma mai inaugurato». Era stata la base operativa del censimento dei titoli obbligazionari non regolari, la conta dei carati del mare che aveva stimato in oltre 680 milioni di euro il passivo della Deiulemar nei confronti degli investitori.
24/07/2012
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