Si finge camorrista per il raid al ristorante. Pregiudicato di San Giorgio a Cremano finisce in cella per 30 euro

di CIRO FORMISANO SAN GIORGIO A CREMANO -

Dalla provincia alla città per mettere a segno rapine all’interno dei ristoranti di Napoli:  Domenico Valentino - 34 anni, già noto alle forze dell’ordine che operano sul territorio - è stato arrestato dagli agenti del commissariato Decumani di Napoli con l’accusa di rapina aggravata.
Il pregiudicato - residente in via Salvatore Di Giacomo a San Giorgio a Cremano - si sarebbe, infatti, reso protagonista del raid messo a segno lo scorso 10 novembre  ai danni di un ristorante del capoluogo. Il pregiudicato - secondo la ricostruzione fornita dal titolare dell’esercizio commerciale di corso Vittorio Emanuele a Napoli - dopo essere entrato nel negozio si sarebbe spacciato per un camorrista appartenente a un clan locale, rivolgendosi con toni arroganti nei confronti di clienti e personale.

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Con spavalderia, dinanzi alle persone presenti all’esterno dell’esercizi commerciale, l’uomo avrebbe così mostrato al titolare del negozio la pistola custodita nella cintola dei pantaloni, obbligando di fatto l’esercente a consegnargli l’incasso della serata: soli 30 euro. Un magro bottino per il ladro in trasferta che - sabato mattina, intorno alle 12 - si è ritrovato sul pianerottolo di casa, mandato alla mano, gli agenti del commissariato di polizia.
Gli uomini in divisa - giunti in via Salvatore Di Giacomo per effettuare un controllo all’interno dell’abitazione del sospettato - sono stati costretti a un breve inseguimento tra le scale e l’androne del palazzo. L’uomo, infatti, dopo aver aperto la porta fingendo collaborazione, si è dato alla fuga all’interno dello stabile. Una corsa durata poco, giusto il tempo di essere raggiunto e bloccato nei pressi del portone principale dai poliziotti. Gli agenti del commissariato Decumani hanno così sottoposto Domenico Valentino a fermo di indiziato di delitto per rapina aggravata. L’uomo è stato già condotto al carcere di Poggioreale.

18/11/2012 Visualizza l'Archivio Cronaca

gennaro massa - 19/11/2012 12:56:55 prima ladri di galline e dopo ladri di elefanti Purtroppo, probabilmente, questo bananone con la sua azione ha inteso iniziare una formazione per il raggiunmgimento dello status di cammorrista, ovvero procurarsi un breve periodo di carcerazione che, all'uscita, lo autorizza con referenze di fatto, ad essere delinquente riporto all'uopo due righi che sarebbe oppoprtuna leggessa la ministra Severino Messaggio per la Onorevole SEVERINO c/o CAMERA DEI DEPUTATI ROMA gentilissima Onorevole, in occasione delle sue visite presso le carceri italiane abbiamo avuto modo di apprezzare la sua alta umanità che le provocano profonde emozioni scaturite dalla situazione dei deteniti in italia ( a causa delle carenze di strutture). Gentilissima onorevole, a proposito di ciò, però, volevo fare appello alla sua grande umanità nel valutare anche il disagio di tutti coloro che dai carcerati sono stati vessati, feriti e sfruttati e che non troverebbero alcun sollievo nell’assistere a cotanta umanità che li pone nuovamente alla mercè dei loro aguzzini. In altre parole il rilascio per il mafioso che chiede il pizzo, e taglia e vende la droga, è certamente una panacea, che lo mette in condizione di continuare la sua illecita attività. Gentilissima onorevole credo che sia opportuno sottoporle alcune proposte e osservazioni sull’argomento, forse per qualcuno improponibili, ma che ritengo accorrano in soccorso di una serie di problematiche insormontabili se affrontate con le tradizionali metodologie. La mia proposta intende porre in posizione di privilegio e rilievo il soggetto detenuto che per il quale dovranno essere garantite le indispensabili misure di privacy, rispetto, comfort e quanto altro, così come da Lei evidenziato. Il detenuto, gentilissima onorevole non potrà essere ospitato in stanzoni multipli, ma, bensì in stanzette singole, laddove con l’ausilio dei comfort stabiliti, trascorrerà la propria detenzione. Tali stanzette, per ovvi motivi, dovranno essere di dimensioni piuttosto ridotte (ma certamente più spaziose della minima misura riservata all’impiegato dalla legge e dalla medicina del lavoro, ovvero di mq 2,00) Il detenuto, purtroppo, in tale situazione si troverà in un isolamento assistito, per il quale studieremo una sorta di vita sociale che apporterà grande contributo alla formazione e alla istruzione del singolo soggetto. Il detenuto, non potrà pretendere di essere “mantenuto” dalla comunità, ma uscirà (comunque interverrà in un ambiente di lavoro comunitario, per un arco orario lavorativo giornaliero) ovviamente questa attività produrrà una serie di benefici per sé e per la comunità, così riassumibili: produzione di manufatti di largo consumo (anche normalmente di basso contenuto) o, comunque proporzionale alle capacità e volontà del soggetto, o attività di tipo sociale che normalmente non vengono svolte per dispendiosità (manutenzione strade, stoccaggio e trattamento rifiuti, manutenzione aree abbandonate e loro ristrutturazione, ristrutturazione di manufatti in abbandono e quanto altro). L’attività lavorativa, pertanto, oltre che ripagare stato e comunità del costo del singolo detenuto, costituirà un percorso educativo alla socialità ed alla produttività, col fine di trasformare il delinquente in capomastro, e non in capomafia come al momento avviene, in quanto la carcerazione viene intesa dalla società criminale come scuola di vita e referenza per il camorrista. Il singolo soggetto, una volta rientrato in cella, potrà vivere nel completo rispetto e il suo isolamento lo porrà in sicurezza rispetto alle vessazioni che scaturiscono dal vivere in comunità tra personaggi di diversa estrazione. Proprio tale isolamento,. però, oltre che tutelare i soggetti più esposti e propensi alla redenzione, non potrà che avere affetto educativo presso i facinorosi e prepotenti, che si troverebbero in una posizione di nette restrizione, nel caso di rifiuto del lavoro e della vita comune. Ovviamete, in tal caso,. vista la mancanza di introiti, verrebbero drasticamente ridotti tutti i benefit possibili, che solo un perìcorso di redenzione potrebbe restituire. Purtroppo, i soggetti particolarmente resistenti, ovvero i personaggi completamente asociali, non godranno alcun beneficio dal percorso, ma del resto per coloro che non potranno mai essere considerati innocui per la società, il percorso può essere solo di trattenimento definitivo senza rilascio. Alla luce di quanto su, una realizzazione di edilizia carceraria potrà essere intesa non più come peso sociale, ma bensì di attività imprenditoriale pubblica. Gennaro Massa
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