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Dolcezza dall'orto

Alla pasticceria la "Casa del Dolce" di Piano le pere mastantuono e le melanzane al cioccolato

Piano di Sorrento(Napoli) 23/08/2010 -

Dolcezze che arrivano dall’orto. Non è un paradosso; ne stiamo parlando di ortaggi che per la loro bontà vengono definiti “dolcezze”. Ma di veri e propri capolavori di pasticceria che hanno come ingredienti alcuni prodotti degli orti e dei giardini casalinghi. E se questa tradizione arriva direttamente dal cuore della costiera più famosa e blasonata in termini di ristorazione,  non fa altro che confermare che la vera anima della penisola sorrentina è contadina. Come nel caso della storia della pera detta “Mastantuono” protagonista di uno dei dolci più antichi e popolari.  Di forma tondeggiante, con il peduncolo corto, dal colore giallognolo con macchie marroni, la “Mastantuono” ha una polpa soffice e profumata. Ma il suo facile deperimento ha spinto i contadini, che non riuscivano a venderne tutta la produzione, ad usarla in fantasiose alternative. In questo periodo, intorno al 15 agosto, diventava persino ingrediente del ragù dei giorni di festa sostituendo la carne, fino a trasformarsi nel dolce per eccellenza del ferragosto. Così anche le diffusissime e apprezzate melanzane che da regine della cucina salata, basti pensare alle maestose parmigiane, diventavano con l’aiuto del cioccolato il dolce più atteso di fine estate. Una lunga tradizione casalinga, diffusa sia in penisola sorrentina che in costiera amalfitana, ha mantenuto viva questa consuetudine, tanto che è facile trovare nelle pasticcerie della zona le prelibate melanzane al cioccolato. Più raro, invece, imbattersi nelle pere “Mastantuono” al cioccolato che comunque stanno rivivendo un periodo di notorietà grazie agli chef dei ristoranti più attenti alle tradizioni ed agli chef di alcune pasticcerie. Come nel caso della “Casa del Dolce” di piazza Cota a Piano di Sorrento, dove entrambi sono preparati secondo le classiche ricette di casa. Qui la brigata composta dagli eredi di Mattia Aversa, la signora Angela con le figlie Giusi e Cinzia e gli chef Carmine Pollio e Gianfranco Di Martino propongono il gusto antico di queste due bontà dei giardini sorrentini. La pera viene imbottita della sua polpa con  ricotta, cioccolato e frollini macinati e poi ricoperta di cioccolato. Mentre le melanzane, prima fritte, vengono farcite col la loro polpa, la ricotta, il cioccolato a pezzetti, le mandorle e aromi vari.

Del resto la “Casa del Dolce” si ispira continuamente, per le proprie creazioni, agli orti delle colline sorrentine dove la famiglia Aversa, che ha tagliato il traguardo dei 40anni di attività, possiede un giardino dove produce le ciliege amarene, usate nel laboratorio di pasticceria, ed i limoni presenti in molti dolci a partire dalle rinomate “Delizie al Limone” che qui vengono impreziosite di limoncello preparato artigianalmente. Anche la torta “Ricotta e Pera”, presentata in versione mignon, ha il sapore di un dolce artigianale. La produzione della “Casa del Dolce” spazia a 360gradi nel mondo della pasticceria, partendo dai biscotti e dalla pralineria, passando per torte, semifreddi e gelati, per finire con i dolci degli appuntamenti più attesi, quello natalizio con i panettoni artigianali e quello pasquale con le uova di cioccolato artistiche decorate dall’estro di Cinzia che possiede anche una macchina per scannerizzare qualsiasi immagine sulle torte. Mentre Giusi, presidente dell’associazione(Piano Commerciale) che organizza eventi legati al commercio, in tandem con lo chef Carmine Pollio, da 37anni nel laboratorio della famiglia Aversa, impasta deliziose sfogliatelle, sciù ai vari gusti e gli immancabili raffaiuoli (dolce tipico natalizio fatto di pan di Spagna ricoperto di glassa) che qui sono richiesti tutto l’anno per la loro prelibatezza e semplicità. Una semplicità che caratterizza anche tutta la brigata, ma che non gli impedisce di esprimersi. Come quando nel 1996 conquistarono un posto nel “Guinness dei Primati” per il babà più alto del mondo. Un metro e sessantasette centimetri di meravigliosa bontà.                       

SALVATORE TUCCILLO
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