All'ombra del Vesuvio

La crescita gastronomica della zona nei piatti dello chef Carmine Mazza del ristorante “Il Poeta Vesuviano” di Torre del Greco

di SALVATORE TUCCILLO Torre del Greco-

Come per “la ginestra” del Leopardi. Un “fiore del deserto” che simboleggia la natura che si adatta, resiste e riprende il suo ciclo vitale dopo le violenti eruzioni. Una speranza che supera il pessimismo per proiettarsi verso un avvenire migliore, dove uomini e natura riprendono insieme il cammino. All’ombra del Vesuvio la vita è scandita da sempre da questo dualismo. A cui negli ultimi decenni si è aggiunto un grave degrado socio economico. Ma all’ombra del Vesuvio le ginestre continuano a fiorire. E c’è chi ha il coraggio di partire da zero per riprendere il cammino, per contribuire allo sviluppo economico e sociale, della zona, con nuove attività.

Anche un ristorante può fare la sua parte. Come la sta facendo lo chef Carmine Mazza con il suo “Il Poeta Vesuviano”, non a caso ispirato al grande Giacomo Leopardi che abitò proprio a Torre del Greco, nella “Villa Ferrigni” (poi ribattezzata Le Ginestre), a pochi metri dal viale Europa dove ha sede il locale. Nel 2007, a soli 23anni, Mazza insieme alla compagna Amalia Guida (addetta alla sala), decide che è venuta l’ora di impegnarsi in prima persona nella conduzione di un ristorante che riesca a raccontare, anche qui, l’importante evoluzione della cucina regionale.

E’ ovvio che lo chef è partito ben preparato, scuola alberghiera a Vico, stage in ristoranti stellati come “L’Olivo” di Anacapri e una bella esperienza umana e professionale al “Don Alfonso” di Sant’Agata sui due Golfi. Un esperienza che lo stesso Mazza definisce a 360gradi, dalla preparazione di sott’oli o conserve come le bottiglie di pomodori, fino alla creazione di piatti gourmet. Soprattutto, da Alfonso Iaccarino ha appreso l’importanza del rapporto con la materia prima, che i prodotti vanno scelti con cura possibilmente dal proprio orto, l’amore per la propria terra, il rispetto della stagionalità e l’ispirazione alla tradizione mediterranea. Oggi, a 27anni, ha convertito quella lezione di vita nella propria filosofia a tavola, riuscendo a trasformare i piatti in messaggi chiari e decisi. Messaggi che parlano di tradizione, creatività, tecniche di cottura, abbinamenti e che rappresentano appieno la crescita gastronomica della zona.

Spesa giornaliera di pescato fresco ai porti di Torre del Greco o Torre Annunziata, pani aromatizzati fatti in casa, cioccolatini preparati giornaliermente, ortaggi coltivati in proprio con l’aiuto del padre,  formaggi e olio del Cilento(terra natia di Amalia), mozzarella di bufala del casertano e pomodorini vesuviani sono gli ingredienti di una cucina di successo che si rivela in piatti come: “Arancino di riso di mare con cassè di San Marzano a salsa allo zafferano”; “Pesce bandiera marinato con patate all’erba cipollina, insalatina di campo e salsa all’arancio”; “Risotto alla rana pescatrice con alghe di mare, pepe bianco e scorretta di limone”; “Cappellacci ripieni di finocchio e spigola su vongole e broccoli vesuviani”; “Gnocchetti al limone”; “Calamaro fritto su spuma di patate alla liquirizia, scarola riccia e noci”, “Semifreddo con cioccolato e nocciole, salsa strega e mandarino” e “Tortino di mela annurca con gelato alla vaniglia e salsa di frutti di bosco.

Insomma, una cucina che sa parlare al palato ed al cuore per ricordare che all’ombra del Vesuvio le idee come le ginestre continuano a fiorire.   

22/01/2012
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