Interpretare la natura. Conoscerla e capirla per tradurla in invitanti pietanze. Per trasformarla in cibo. Per declinarla nelle mille forme e negli infiniti sapori di tanti piatti. Anche per la cucina, come per tutte le sfere del sapere umano, bisogna partire dagli elementi base, cioè da quello che ci mette a disposizione la natura. Già gli antichi greci avevano capito che terra, acqua, fuoco e aria erano gli elementi da cui partire per costruire i primi ragionamenti sull’essere umano che avrebbero, poi, portato alla nascita della madre di tutte le filosofie.
Partire dalla semplice costazione di quello che ci circonda è l’inizio di tutto. In tutti i campi. Anche in cucina. Guardarsi attorno e attingere dalla propria terra gli ingredienti, i prodotti, ma anche le idee ed i suggerimenti che madre natura offre è senz’altro il modo migliore per avvicinarsi ai fornelli. Questa lezione l’hanno capita un po tutti gli chef che propongono la cucina del territorio, sia in modo tradizionale che innovativo.
Tra i ristoranti della costiera che hanno impostato il proprio menù su queste basi c’è lo “Scintilla” , il locale del Grand Hotel Cocumella di Sant’Agnello che con il suo chef Carlo Matarese mette in scena piatti usando la “logica delle cose semplici” come dice lo stesso chef che è partito dalla scuola dei grandi guru della cucina mediterranea per approdare alla filosofia dei Kaiseki, gli antichi cuochi giapponesi. Scelta di ingredienti semplici, cotture naturali e preparazione essenziale ma elegante dei piatti sono i principi ispiratori di questa cultura gastronomica.
Allora lo chef, con l’aiuto della brigata composta da Michele Gargiulo, Francesco Donnarumma, Nico Ercolano e Michele Fiorentino, interpreta la natura del posto con alcuni piatti che ben descrivono l’evoluzione della cucina e la bravura dello chef. Il primo è un omaggio alla terra con “Orto e terra del Cocumella”. Il terreno che sta sul fondo del patto è composto da olive nere disidratate che fanno da appoggio ad un vero orto di verdure crude (insalatine varie, radicchio, misticanza, fiori di zucca) e pomodori confit, condite con salsa di mostarda. L’altro piatto è dedicato al mare: “La nostra spiaggia, il nostro mare, colori e sapori”. Una pietanza che vede la sabbia nera, il mare ed i suoi frutti come protagonisti. La sabbia è pane al nero di seppia grattugiato. Il mare è un delizioso brodetto di pesce con tanto di alghe cotte. Poi ci sono il polipetto, i gamberetti e vari frutti di mare sparsi tra l’acqua e la spiaggia.
Ovviamente dalla cucina escono tanti altri piatti che, in modo meno teatrale, si rifanno al gusto autentico del territorio con i primi come “Spaghettoni con alici, finocchio confit, finocchietto selvatico e profumo d’arancio” o “Fettuccie di Gragnano al ragù bianco di cernia e limone”. Secondi come “Ricciola al te con misticanza di erbe e bucce di limone candito” o “Filetto di manzo al tartufo estivo e foglie di barbabietola”. Dolci come “Cioccolato soffiato con spuma al gorgonzola e biscotto sablè” o “ Babà con composta di frutta e crema chantilly alla vaniglia”.
Anche per le serate musicali organizzate nel Cocumella in collaborazione con il centro di musica Antica Pietà dei Turchini, che prevedono per il 16 luglio ore 20.30 la musica araba dei “Dam Sait Duo” lo chef propone cene degustazioni in abbinamento. Per questa serata la cucina sarà etnica con piatti come l’Hummus (crema di ceci) e Tabuleh (verdure). Come dire che la musica come la natura si può interpretare con armonia.