“Quaquaraquà”, uomini di camorra di Tonino Scala

di MARINA INDULGENZA

Il concetto di onore è strettamente legato alla dignità e al valore morale di una persona ed è commisurato alla sua capacità di dare rispetto e, di conseguenza, riceverne da parte degli altri. Il modello originario dell’uomo che considera l’onore come vera e propria regola comportamentale e che lo difende a spada tratta ha subito, nel corso degli anni, una deviazione tipica delle culture criminali, in cui la difesa dell’onore sfocia nella prevaricazione assoluta a rischio di surclassare la giustizia ordinaria e istituzionale. Una volta che questa cultura dell'onore consolida le sue radici, diventa difficile per i suoi membri cambiare per un cultura della legge che diventa addirittura un ostacolo per ottenere i propri scopi.

Gli “Uomini d’onore”, nell’accezione contemporanea del termine, altro non sono che lo specchio di questa degenerazione che ribalta completamente il significato della parola: sono quelli che valgono meno di niente, uomini da quattro soldi ben lontani dall’essere esempi da emulare. Sono i fetidi quaquaraquà, come li definisce Leonardo Sciascia, definizione che dà il titolo al nuovo libro di Tonino Scala, ex Consigliere Regionale della Campania e Presidente della Commissione Speciale regionale “Osservatorio Contro la Camorra e la Criminalità organizzata”.

Quindici racconti di cronaca nera, editi dalla Satura Editrice, ambientati tutti in terra di camorra, dove gli “uomini d’onore”, pur non avendo nessun alone di eroismo, diventano miti perseguibili, sono venerati dal popolo che li eleva al rango di filantropi, celebrati nelle canzoni dei neomelodici, emulati dai ragazzi dei quartieri periferici che sfrecciano sui motorini per spaventare “quelli bravi”.

Ma l’effetto reale che questi criminali hanno sulla popolazione perbene si esprime, purtroppo, in termini di vittime. Tante, troppe sono le esistenze sconvolte dalla malavita: dal consigliere comunale di Castellammare di Stabia, Gino Tommasino, ucciso nel 2009 sotto gli occhi del figlio adolescente ad Annalisa Durante, la ragazza di quattordici anni uccisa il 27 marzo 2004 a Forcella.

E ancora Giancarlo Siani, giornalista del Mattino assassinato nel 1985; don Peppe Diana, sacerdote coraggioso trucidato per il suo impegno antimafia; Alberto Ogaristi, perseguitato dal pregiudizio; Gelsomina Verde, la vittima numero 114 del 2004, “colpevole” di aver amato un uomo sbagliato; Vittorio Maglione, suicida a soli dodici anni che con il suo gesto estremo ha urlato il suo no ad una camorra che si era insinuata nella sua famiglia. Sono storie intrise di violenza, di dolore e degrado, ma è necessario leggerle e ricordarle perché siano monito per le nuove generazioni che hanno il compito di risollevare le sorti di una regione in cui è necessario ripristinare la netta linea di demarcazione tra lecito e l’illecito, tra camorristi e uomini delle istituzioni.

22/01/2011
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